Salone del libro di Torino, riflessioni sull’influenza e la forza della Chiesa in Italia

da www.strill.it
Venerdì 14 Maggio 2010 19:41
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di Josephine Condemi – Qual è il peso della Chiesa oggi in Italia? Ne hanno discusso Riccardo Chiaberge, Massimo Introvigne, Giulio Giorello. Il primo, laico convinto, ha pubblicato lo scorso novembre “Lo scisma”, saggio che tratta di un fenomeno particolarmente evidente nella Chiesa Cattolica odierna:  il cosiddetto “scisma silenzioso” di coloro i quali si dicono cattolici praticanti ma vivono la loro fede con parecchio “arbitrio” rispetto alla dottrina ufficiale, soprattutto riguardo le questioni bioetiche, la pratica sessuale, il giudizio sugli omosessuali.  Cattolici che però non vogliono una rivoluzione né mettono in dubbio il primato papale, anzi si dicono promotori di una minoranza di pensiero che giocoforza porterà ad una riforma dall’interno della chiesa stessa.
Il secondo è uno storico e sociologo, esperto in popular culture, che si è autodefinito “controrelatore” del saggio di Chiaberge, in quanto “cattolico papalino”.
Il terzo è invece un filosofo della scienza, ateo dichiarato, che ha sottolineato comunque le sue simpatie “verso Ginevra piuttosto che Roma, anche se anche lì in Svizzera c’è un po’ di bruciato”.
Introvigne (il cattolico papalino) ha iniziato il suo intervento definendo “Lo scisma” un “reportage splendido, che una nostra indagine condotta in Sicilia sembrerebbe supportare, dato che tra quelli che dichiarano di andare a messa e quelli che realmente ci vanno c’è una forbice quasi del 9%…Il problema però a mio avviso è un altro: gli scismi sono due. Uno è quello dei cosiddetti cattolici adulti, individuato da Chiaberge, l’altro è quello da ‘religione vicaria’ così come l’ha teorizzata Grace Davie, cioè di persone che si dicono cattoliche pur non seguendo i precetti né il culto ma non vogliono riformare nulla, anzi, hanno un’opinione positiva rispetto a chi pratica secondo la dottrina. E questi, dalle nostre indagini, sono la maggioranza. Quindi in realtà Chiaberge ha fotografato un’eccezione che esiste ma rimane tale.”
Giorello è invece intervenuto a rincarare la dose rispetto al saggio di Chiaberge: “Che ci sia un’insofferenza sul destino della chiesa è chiaro ed evidente. Il Corriere riportava tempo fa che un quarto dei cattolici sarebbe disposto a cambiare religione. In più siamo passati da un pontificato di grande peso civile come è stato quello di Woityla alla ‘pastorale della paura’, un tema che riprendo da ‘Lo scisma’. Ma paura di che cosa? Per me, la paura più grande è quella della scienza, una scienza laica che renda i cittadini liberi di decidere”
E’ stata quindi la volta dell’autore: “Il mio è stato un punto di osservazione esterno, da laico, ma mi è sembrato di aver affondato il coltello nella piaga. Infatti, quando è uscito questo libro mi hanno attaccato tutti, cattolici e non. Questo credo dipenda dalla freddezza del mondo laico, che trova comodo rappresentare il mondo cattolico come realtà cupa, monolitica, priva di fermenti, che poi è il modo con cui sempre si cerca di tratteggiare l’avversario. Perché ho scelto quei soggetti, anche se minoranza? Proprio per smentire questa visione dei laici, per sottolinearne anche la crisi. Siamo in un Paese dove il liberismo economico e quello etico vanno a braccetto, ed è questo il sintomo che dovrebbe preoccupare di più la chiesa oggi… cosa c’è di più lontano dal Vangelo di uno stile di vita che accetta successo, arricchimento senza scrupoli, corruzione, uso del corpo della donna per fini di scalata sociale? Siamo passati dal sogno del Paese civile alla realtà del Paese del Grande Fratello. Perché anche i laici hanno paura. Hanno paura di porre dei limiti, forse non sono proprio in grado di farlo, per questo lo Stato laico è in pericolo”.
La questione è ben più complessa della semplificazione riduttiva sopra riportata. Questi i punti di vista esposti. A ciascuno il suo. Se poi chi si definisce ateo si troverà d’accordo con Introvigne, questo non farà altro che supportare la necessità di un dialogo tra le parti, per sentirsi meno diversi e un po’ più vicini.
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