Memoria e oblio: 150 anni di unità d’Italia

da www.strill.it
Domenica 16 Maggio 2010 10:20

di Josephine Condemi  –  Intenso, a tratti infuocato il dibattito sull’unità d’Italia al Salone del Libro di Torino. Protagonisti Ernesto Galli della Loggia, Roberto Righetto (direttore di “Avvenire”) e Francesco Traniello (Storia Contemporanea- Università di Torino).

La prima parte dell’incontro ha riguardato proprio la presunta “colonizzazione” del Sud da parte del Nord, una delle questioni ancora più “controverse e dibattute” secondo Righetto, che ha chiesto quindi ai due storici:  “Una via federale sarebbe stata possibile?”

Per Ernesto Galli Della Loggia “nel 1848-49 l’ipotesi neoguelfa era ancora abbastanza forte anche se comunque si poneva la necessità di sconfiggere l’Austria prima di formare la confederazione, visto che l’Italia era all’epoca protettorato austriaco. I moti del ’48 nacquero proprio per la spinta del progetto neoguelfo, che prevedeva rivolte in tutti gli stati italiani contro lo straniero.  La monarchia trionfò perché solo lo Stato piemontese aveva le forze militari e diplomatiche per poter sconfiggere l’Austria.”

Il prof. Traniello, ordinario di “Storia contemporanea” all’Università di Torino, ha precisato che “il federalismo non è stato certo estraneo alla civiltà politica italiana, ma ne esistevano di due tipi: oltre a quello neoguelfo tratteggiato da Galli, era presente anche quello liberal-democratico alla Cattaneo, che si fondava sulla storia dei comuni e delle città”. “Il problema” ha aggiunto “ è che non si può pensare che la storia del Risorgimento sia il frutto di un disegno prestabilito, predeterminato. Il risorgimento è stato il risultato di variabili internazionali largamente imprevedibili. Per fare un esempio: ancora nel 1857, dopo i trattati di Plombier,  era fortissima l’ipotesi di un’Italia federalista con tre Stati, al Nord, al Centro e al Sud. Non si può prescindere dalla complessità del fenomeno risorgimento, basato su rapporti di forza in continua evoluzione”.

Righetto ha incalzato: “Ma c’è stato davvero un impoverimento del Meridione dopo l’Unità?”

Per Galli della Loggia “il pre-capitalismo del Sud è una leggenda. Una leggenda che è nata grazie al comunismo, al fascismo e al cattolicesimo politico, ovvero le tre più grandi culture politiche del ‘900 che devono la propria nascita proprio da una visione del Risorgimento incompiuto, senza partecipazione popolare, a spese del mezzogiorno. In realtà, al Sud c’era  l’80% di analfabetismo contro il 40-50% del Nord, non esisteva la scolarità elementare esistente invece nel Lombardo-Veneto. Inoltre il Nord aveva l’85% della produzione industriale di seta. Tutte le unificazioni sono state imposte da un centro ad una periferia, con violenza militare e religiosa. Il caso italiano non è un caso unico nel panorama europeo. Se si vuole contestare questa modalità, liberissimi di farlo, ma si contesterebbe la nascita di tutti gli Stati nazionali europei”.

Per Traniello, “le possibilità di fare il risorgimento erano due: quella ‘dall’alto’ propugnata da Cavour e quella ‘dal basso’, mazziniana. E’ vero che nell’800 gli stati nazionali sono stati prodotti da un nucleo centrale politicamente organizzato, eche se si vuole mettere in discussione questo modello, è comunque un modello che non ha riguardato solo l’Italia. Questa immagine del Sud oppresso e sfruttato non è da attribuire alle grandi culture politiche quanto alla formulazione meridionalista di Nitti e Fortunato su tutti, ed è servito strumentalmente a giustificare certe politiche anziché altre”.

Galli ha rincarato: “Proprio questo ‘squilibrio colpevolizzante’ è stata un’arma potentissima per la nascita dello statalismo moderno”

E qui mi fermo, ricordando però (su tutto) che se il Nord aveva la produzione della seta, noi coltivavamo il baco…

Questo non per fare provincialismo, ma per completezza storica. Il dibattito è aperto.

Un dibattito che al Lingotto si è acceso quando Roberto Righetto ha domandato a Ernesto Galli della Loggia e al prof. Francesco Traniello se “la corruzione è nel DNA italiano”…

Galli della Loggia: “credo sia un discorso troppo difficile da affrontare. Io sono sempre portato a pensare che l’assenza per secoli di una forte statalità,(a parte Venezia e il Piemonte) abbia influito sulla percezione della legalità, della forza della legge. Poi, fin dall’inizio ci sono sempre stati contrasti interni, una forte contiguità tra politica ed economia, declinabile più o meno positivamente. Anche perché c’era una certa ristrettezza  della classe dirigente. C’è anche da aggiungere che la deriva dell’affarismo progredisce con l’allargarsi del suffragio elettorale”

Traniello: “Io non credo ci sia un DNA dei popoli, credo che la storia sia fatta di variabili e di fasi. La corruzione non so se sia mai stata misurata in altri paesi, sicuramente in Italia gioca politicamente in direzioni diverse ed è politicamente utilizzata per indebolire lo Stato. Cioè, paradossalmente si pensa che la corruzione sia un male intrinseco allo Stato, non un fenomeno che proprio l’affermazione di uno Stato civile dovrebbe debellare. Ecco forse l’anomalia italiana.”

Noi ricordiamo che la “deriva dell’affarismo” era abbastanza diffusa anche prima dell’estensione del suffragio. Ovviamente, anche qui, il dibattito è aperto.

Roberto Righetto ha tirato poi “una questione che sta molto a cuore a me e ai miei lettori. Il cardinale Montini, prima di diventare papa Paolo VI, affermò che il Risorgimento era stata una sorta di liberazione per la Chiesa cattolica, in quanto l’aveva liberata dal potere temporale e l’aveva resa capace di dedicarsi solo alla missione spirituale. Perché allora la Chiesa subì un mutamento che invece si rivelò a lungo termine un guadagno?”

Per Galli della Loggia “ci sono almeno due spiegazioni: la prima è all’epoca che la Chiesa non poteva condurre una lotta armata contro l’Austria, il più importante Stato cattolico europeo; la seconda è che quando si formò la consapevolezza di una nazione unitaria, il pontefice sentiva la responsabilità storica di rinunciare al potere temporale che manteneva da secoli. Il timore non era poi così infondato: rinunciare allo Stato poteva significare essere ridotti al rango di ‘cappellani dei Savoia’, anche perché la rivoluzione francese con le relative persecuzioni religiose aveva lasciato il segno.”

Per Traniello, “il dato oggettivo rilevante è che Pio IX non poteva combattere come capo della Chiesa contro gli austriaci per due ragioni: sia perché gli austriaci erano cattolici ma soprattutto perché un sovrano spirituale non poteva scendere in guerra. Così facendo però si autonegò la possibilità di esercitare il proprio potere politico e nello stesso tempo pose un ostacolo insuperabile all’unificazione nazionale. Bisognerebbe invece capire come mai i collaboratori del papa non prepararono prima questo passaggio, un passaggio naturale, dimostrato dal fatto che quando ci fu la riconciliazione il pontefice chiese di riavere Città del Vaticano, non più l’intero stato. C’è anche da domandarsi anche come tutto ciò si sposò con l’adozione di politiche aggressive da parte ecclesiastica, che considerava le civiltà a base liberale come contrastanti la dottrina”.

Da allora, il peso della Chiesa sullo Stato non sarebbe stato più temporale, ma avrebbe esercitato altrimenti la sua influenza. Quanto? Il dibattito è sempre aperto. Speriamo (ma non ci contiamo) di avere, per i 300 anni di Storia d’Italia, qualche certezza in più e qualche dubbio in meno.

Annunci

One thought on “Memoria e oblio: 150 anni di unità d’Italia

  1. Pingback: Reggio-Torino e ritorno: la direzione di uno sguardo « Sguardi e prospettive

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...