Salone del libro: architettura e memoria dei luoghi

Da www.strill.it

Domenica 16 Maggio 2010 10:54

 di Josephine Condemi – “L’architettura costruisce pietre sulla terra, trasformando l’elemento naturale in elemento culturale.  Una riflessione sul territorio della memoria è quotidianità per l’architetto, che sembra porsi problemi sull’oggi proiettato al futuro, invece lavora sulla memoria”Ad affermarlo è Mario Botta, uno degli architetti più quotati al mondo, autori di centinaia di edifici e progetti nei cinque continenti, relatore della lectio magistralis “l’architettura e il territorio della memoria” qui al Salone del Libro di Torino.

Per Botta “l’architettura si carica di un passato, di una storia che disegna dei modelli per il vivere comune nel futuro… che significato ha oggi una chiesa, una scuola, un palazzo? La risposta cambia nel tempo, ed è la memoria che inserisce nello spazio la misura del tempo.”

Infatti “il ricorso alla memoria non è un ricorso nostalgico, attraverso la riproposizione di modelli obsoleti, ma la riattualizzazione della memoria, che porti ad una nuova coscienza, etica ed estetica, del fare. I creativi dell’arte figurativa come Picasso, Klimt,Moore non si sono proiettati verso il futuro, ma rincorrendo il problema delle origini si sono rifatti al passato. E’ questa la loro grande lezione. ”

“Perché esiste una reciprocità tra presente e passato: la modernità del passato corrisponde in realtà ai bisogni di oggi, e si rispecchia in una arcaicità del moderno nel segno dei creativi”.

La memoria dei luoghi, per Botta, è fondamentale: “ci sono dei segni fisici in cui noi riconosciamo di essere parte dell’umanità; è un po’ la condizione della città europea, che senza la stratificazione storica perderebbe tutto il suo valore… La città funzionale, come quella americana o asiatica, risponde meglio all’esigenza tecnico-distributiva ma non alla parte più emergente dei bisogni dell’uomo. Non a caso, nei centri storici italiani c’è una migliore qualità della vita, ma non sono stati costruiti per oggi!”

“In una società globalizzata, la ricerca dell’identità passa dall’appartenenza a un territorio, che passa a sua volta anche dal riconoscimento di un paesaggio. L’architettura si confronta con una struttura fisica che riprende il tempo ciclico delle stagioni, cioè il bisogno dell’uomo di rinviare costantemente alla quotidianità, alla sfida del giorno dopo…”

“Cosa c’è dietro l’espressione ‘vado a casa’ se non la voglia di ritrovare riti, miti, risorse, relazioni nel rifugio? Per questo, i cambiamenti nell’architettura non possono essere repentini”

“L’architettura alzando un muro costruisce il limite ma anche la chiave per andare oltre, oltre ciò che si costruisce. Le Corbusier diceva: ‘in taluni casi, lo spazio che riusciamo a percepire è talmente forte che ci dà la condizione di lasciare riaffiorare esperienze acquisite, assimilate, che vengono evocate. Lo spazio è dentro di noi, non nella realtà esterna, l’opera di architettura può evocarlo ed esso può rivelarsi solo a chi lo merita….Si spalanca così[…] un’immensa profondità[…] che compie il miracolo dello spazio indelebile’”

 Chi pensa che le lectio magistralis siano una roba noiosa per addetti ai lavori è servito.

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