Salone del libro di Torino, incontro del Rhegium Julii “Leggo per legittima difesa. L’altra voce della Calabria”

da www.strill.itSabato 15 Maggio 2010 09:23
di Josephine Condemi – Paola Laganà e Carmine Abate protagonisti dell’incontro “Leggo per legittima difesa – L’altra voce della Calabria”, organizzato dal Circolo Culturale “Rhegium Julii” al Lingotto. Il progetto nasce per sensibilizzare i giovani (e non solo) al superamento degli stereotipi legati alla propria e alle altre culture grazie alla forza della lettura, intesa  come canale per potenziare e moltiplicare i punti di vista sulla realtà. E i romanzi scelti sono tutti romanzi di movimento, un movimento ciclico di viaggi, andate e ritorni.Nel romanzo di esordio della Laganà, “Non si cantano più messe”, il viaggio è quello di maturazione compiuto dal protagonista che, come ha sottolineato Maria Antonietta Saccà, la giovane del Rhegium curatrice dell’introduzione, “si scontrerà una realtà diversa da ogni suo volere o valore” e ne pagherà le conseguenze.

Il romanzo di Carmine Abate è invece una raccolta di racconti, “Vivere per addizione e altre storie”, in cui lo scrittore italo-germano-albanese compie un viaggio all’interno delle proprie diverse radici culturali, dapprima frammenti staccati di personalità  percepiti sempre più come una sintesi, una contaminazione positiva di mentalità, costumi, atteggiamenti.

“Vivere per addizione non vuole essere un racconto autobiografico ambisce ad essere una narrazione collettiva, in cui ognuno possa riconoscersi nell’emigrante che vive di andate e di ritorni”.

Ne è seguita un’intensa chiacchierata, animata dai ragazzi del Liceo “Pizi” di Palmi, al Lingotto in seguito al Progetto PAIL (Per Amare Il Libro) del Rhegium.

L’autore è stato tempestato di domande ed è venuto fuori un interessante confronto, tra gli emigranti calabresi di due generazioni fa, che lavoravano nelle fabbriche, di una generazione fa, senza valigia di cartone ma in cerca di una supplenza al Nord e probabilmente gli emigranti di domani, armati di 24ore con tanto di computer portatile dentro.

“Partire è sempre una necessità, e partire la prima volta è sempre lacerante. Poi, a poco a poco, la rabbia e la nostalgia passano, e la Calabria che hai dentro è più importante di tutto il resto, anche se non ci torni fisicamente”

E della Calabria continua a parlare, Carmine Abate : “è un rapporto passionale, quello con la mia regione, perché bisogna raccontarne tutti gli aspetti. La Calabria è una regione complessa: è sacrosanto parlare di ‘ndrangheta e di tutte le cose negative ma possiamo e dobbiamo parlare anche di altro, farci conoscere per quello che siamo a tutto tondo. Le mie radici profonde sono calabresi, anzi nella mia lingua arberesche, ma accanto a queste ho sviluppato le mie ‘radici volanti’ tedesche, trentine, settentrionali…. vivere per addizione è anche questo, non piangersi addosso per il proprio destino ma prendere il meglio da ogni luogo in cui si vive”.

“L’altra voce della Calabria” si è fatta sentire.

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