“Complessità e formazione”, teste piene e teste ben fatte…

da circolorhegiumjulii.wordpress.com

“È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”… questo Montaigne, citato da Edgar Morin nel libro intitolato, appunto, “La testa ben fatta”.

Che gli alunni non siano contenitori da riempire con nozioni tanto più numerose quanto più slegate tra di loro, lo si percepiva da tempo. Basta chiedere a un qualsiasi scolaro o universitario che, di fronte alla sconfinata distesa di sapere che dovrà assorbire, pone la fatidica domanda: ma a che cosa serve?

Una domanda di fronte alla quale gli insegnanti si indignano, si stracciano le vesti, ma che pone l’Interrogativo sul senso di ciò che si fa; e a questa domanda (ritenuta per lo più inopportuna) pochi sanno rispondere…

Si è parlato anche di questo, nell’incontro di ieri su “Complessità e formazione”, della necessità di “formare” non solo i discenti ma anche i docenti, di fronte a un mondo in evoluzione che molti si ostinano a considerare uguale a se stesso da tempi immemorabili.

Non è solo questione di tecnologia, ma di soprattutto di senso e metodo. Il prof. Giordano ha appunto ricordato il percorso della scienza che ha rivoluzionato 4 concetti fondamentali: natura, causa, metodo e uomo. Un percorso che da Galilei passa per Newton, fino alla svolta di Fourier, Prigogine, Lovelock, Mandelbrot e Morin, inventore della formula fortunata di “homo sapiens-demens” che rappresenta meglio la nostra bizzarra specie.

Un percorso di cui ancora troppo pochi ne sono a conoscenza, specialmente nelle applicazioni etiche che ne derivano (ne ha parlato il prof. Gembillo): c’è anche il riduzionismo della fisica classica dietro alla formulazione delle grandi teorie politiche e utopie del Novecento (“tutte, dal marxismo al nazismo, perfettamente programmate e lucidamente razionali”), tutte antropoietiche, fino al graduale emergere della necessità di un’ecoetica ”che tenga conto dell’autopoiesi dell’uomo, di una mente che si auto-forma a seconda di ciò in cui si applica” (ha sottolineato Gembillo).

Urge che i professori per primi si pongano le domande : “cosa sto insegnando?”, “come lo sto insegnando?” “potrei insegnare diversamente?”

Domande alla base dell’attività dell”AsPeI, la cui presidentessa, Angela Ambrosoli, intervenendo ha ricordato l’impegno dell’associazione a far sì che la tanto decantata ”formazione permanente” non resti parola vuota.

“Leggo per legittima difesa” e il Rhegium Julii colpiscono ancora, individuando uno dei nervi più scoperti del dibattito contemporaneo.

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