TaorminaFilmFest, tra generalismo e rischio di qualunquismo

 
di Josephine Condemi – In questo momento, sento addosso tutta la responsabilità di chi ha visto, e non ha altri filtri che non quelli relativi alla propria formazione, personalità, educazione, morale.
 
Io al Taormina Film Festival ci sono stata. Dopo aver inviato gli articoli, confrontandoli con quelli pubblicati dai giornali cosiddetti istituzionali, mi rendevo conto di stare facendo quasi un controcanto rispetto alla vulgata dominante. Non l’ho fatto apposta. Sta alla sensibilità del lettore credere a quale delle versioni gli aggradi di più.
 
Io l’ho scritto dall’inizio, il mio sarebbe stato uno sguardo viziato in partenza dal mio gusto per il paradosso, lo scarto, il comico che nasce dal prendersi troppo sul serio. Viziato dal fatto che non sono una critica cinematografica, e non avevo mai partecipato ad altri festival. Soprattutto, viziato dal fatto che ero lì, a guardare a 360° gradi, soffermandomi solo dopo sugli aspetti che mi avevano colpito di più.
 
Così, ripensando al Taofilmfest mi vengono in mente tanti quadretti che fanno un mosaico più grande…di alcuni vi ho già riferito: il sorriso ironico di De Niro, lo sguardo oltre le nuvole di Bellocchio, Toy Story 3 proiettato al Teatro antico e le due rassegne spagnole e brasiliane.
 
Di altri, vi dico ora: le gaffe di Calvani, con quel suo marchingegno touchscreen al posto della normale scaletta su foglio di carta che però non lo ha salvato dallo sbagliare almeno 3 nomi a serata e quasi tutte le traduzioni dall’inglese;  le clip sui film premiati che nell’ultima serata partivano proprio mentre il vincitore stava cominciando a parlare; le hostess che non sapendo come consegnare i premi,  li lanciavano tipo patate (perché non c’erano evidentemente premiatori a sufficienza). Le prime cose che mi vengono in mente.
 
A mio avviso, il Taormina Film Fest, più che un evento culturale, è stato un evento mondano.  Un peccato, vista la quantità di film proiettati ed incontri organizzati.  Si voleva fare un festival generalista, stile tv anni 80: un contenitore che mettesse insieme eventi “ordinari” e “straordinari”, che potesse accontentare tutti, che potesse piacere a tutti.
 
Il rischio di scivolare nel qualunquismo però, così facendo,  è alto. Specialmente se i grandi nomi, oltre che a fare da richiamo, non vengono “sfruttati” per far parlare veramente di cinema, appiattendosi su interviste degne dei talkshow di peggiore specie (tornando al paragone con la tv generalista). Specialmente se le serate al Teatro Antico (su tutte l’ultima, quella più importante) vengono gestite in maniera piuttosto imbarazzante . Specialmente se le rassegne non sono sempre all’altezza delle aspettative.
 
Eccoci al punto: è una questione di aspettative. Probabilmente, le mie sono state troppo alte, anche perché, non essendo “dentro” il settore, non sapevo come andassero le cose.
 
Mi si dirà: è il cinema, bellezza, le passerelle servono a tutto il sistema. Non ne sono del tutto convinta.
 
Significa che il Festival è stato da buttare? No, significa che vi sono tante cose su cui migliorare.
 
E poi, ve l’ho detto, il mio è uno sguardo viziato in partenza.
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