“I papi e il sesso”…noi l’abbiamo letto

L’esergo del volume “I papi e il sesso” è l’Apocalisse 17, 1-5. E il riferimento a Babilonia, la grande meretrice, pervade tutto il testo, fino a diventare la chiave di volta del viaggio di Eric Frattini nei 2000 anni di pontificato cattolico: per dirla con l’autore, “il libro vuole dare conto di come il sesso è stato trattato dalle origini, ovvero dalle Sacre Scritture fino ad oggi, cioè a papa Benedetto XVI e di come i pontefici, mentre condannavano e punivano l’incesto, l’omosessualità, lo stupro, l’adulterio, la pederastia, la sodomia e il concubinato ecclesiastico, si dedicavano all’esercizio di ognuna di queste pratiche […]”.

Ne viene fuori un elenco (riportato a fine volume) abbastanza inquietante. Ma l’elenco non è che l’appendice di un’inchiesta condotta a tutto campo, consultando e intrecciando le fonti più svariate e per questo complementari: dalla Bibbia alla saggistica americana e spagnola, dal catechismo cattolico alle biografie su Attila e Carlo Magno.

Perchè il grande sforzo riuscito di Frattini è quello di argomentare contestualizzando storicamente le vicende dei pontefici, con una dovizia di particolari che non ci si aspetta se si considera questo libro come uno sguardo “dal buco della serratura” verso la camera da letto dei papi.

Fortunatamente, è di più. Un’inchiesta, dicevamo. Che quindi si interroga e necessariamente interroga. Sulle parole dette ma soprattutto su quelle non dette. Sulle pratiche sessuali ma anche sugli intrecci di potere, sulle relazioni personali ma anche su quelle di Stato.

“I papi e il sesso”, non “Il sesso e i papi”…sembra una sottile differenza, invece non lo è.

E’ ovviamente un libro polemico. Che si diverte a pro-vocare il lettore dalla prima all’ultima pagina, spietato nel porre paradossi e analizzare contraddizioni. Ma non è il classico pamphlet “mangia-preti” e ai toni gridati dello scandalo contrappone quelli pacati delle cifre, dei dati, delle ricerche accurate, snocciolate con quella non-chalance e freddezza chirurgica che colpiscono per intero e segnano.

Ma, nonostante tutto, non credo che sia un libro anticattolico tout-court.   

La speranza di una palingenesi, di un definitivo abbandono del Vaticano da parte della prostituta Babilonia, c’è, ed è auspicato dall’autore, sebbene con un velo di disincanto e un bel pò di sarcasmo.

Ma per  “lavare i panni sporchi”  bisogna riconoscerli tali, non nascondendoli dentro gli armadi.

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