Quando la giurisprudenza incontra la filosofia: Gherardo Colombo e le regole nel complesso gioco della convivenza (più o meno) civile

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi-Il saggio di Gherardo Colombo si apre con una prefazione che in realtà è una domanda di senso…perché?

Perché scrivere un saggio sulle regole intitolandolo proprio così, alla maniera latineggiante dei trattati  classici (quelli con de +ablativo), sfruttandone tutta la brevitas e nello stesso tempo mettendo in risalto proprio quest’argomento, le regole, che tutt’ al più oggi ci fanno pensare (quando va bene) a una partita di calcio o allo sport in generale?

Perché, scrive l’autore, “la giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall’incomunicabilità”; e, più avanti, “non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non lo comprendono tendono ad eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà”.

Un’altra domanda di senso: perché le regole?  Prima si accennava al gioco, il primo ambito verso cui oggi, probabilmente,  ci riferiamo quando pensiamo alle regole.

Ed è ad un gioco, sebbene più complesso, quello a cui si riferisce l’autore: il gioco della convivenza, che può essere più o meno civile a seconda delle regole che ci si danno.

Questa chiave di lettura (può sembrare forzata, ma non lo è, visto che fin dalle prime pagine Colombo dichiara che “la regola è l’altra faccia della convivenza”) va dritto al cuore del problema: le regole e la convivenza civile. Poi, dal concetto di “regola” (termine, volutamente, molto generico) discendono i termini legge, precetto, costume, e quindi legalità, giustizia, morale (laica o religiosa), diritto.

Tutti termini ambigui, per stessa ammissione dell’autore, che li analizza in un excursus spazio-temporale notevole.

Notevole perché lo sguardo dell’ex magistrato non si ferma alle definizioni  ma cerca, ri-cerca, con il rigore del giurista e lo spirito del filosofo che si interroga ed interroga.

Il grande tema che rimane sullo sfondo per riaffiorare prepotentemente in alcuni punti, è la libertà. Libertà garantita, libertà negata, a seconda delle regole (ma le chiamiamo leggi) che ci si dà. Una libertà che nel con-vivere, diventa necessariamente responsabilità. E scelta. “L’uomo per la sua libertà è condannato a scegliere” avrebbe detto qualcuno, e queste scelte sono tanto più difficili quanto più consapevoli.

Scegliere una società punitiva e gerarchica, o una società rieducativa, dialettica ed orizzontale; scegliere lo scaricabarile o un’assunzione in toto delle proprie responsabilità; scegliere l’inconsapevolezza o la coscienza di sé (e quindi, ancora più importante) dell’altro; scegliere di partecipare da cittadini o di guardare da sudditi.

Più elevato è il grado di libertà più lo è quello della scelta.

Volumi come quello di Colombo aiutano ad aumentare il livello di consapevolezza , senza macchinazioni cervellotiche ma seguendo un’argomentazione piana e limpida, che si rivolge a tutti, che interroga tutti. Ma la cultura, le esperienze condivise attraverso il dialogo, non dovrebbero servire a questo?

 

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3 thoughts on “Quando la giurisprudenza incontra la filosofia: Gherardo Colombo e le regole nel complesso gioco della convivenza (più o meno) civile

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