“Se la Repubblica Italiana si fonda sul silenzio di Massimo Ciancimino, allora è meglio chiudere tutto e ricominciare da capo”

Così Nicola Biondo, autore de “Il Patto” (Chiarelettere) a Tabularasa, la cui seconda sessione del 19 luglio è stata dedicata, nel giorno dell’anniversario di via d’Amelio, alle stragi di mafia e alla Palermo di ieri e di oggi.

Presenti, in un dibattito scottante, Letizia Battaglia, photoreporter che per “L’ora” girava in vespa per la città mostrando al mondo le immagini dei massacri, Massimo Ciancimino (che ha appena dato alle stampe il volume “Don Vito”) e, appunto, Nicola Biondo.

Che lo ha detto proprio a muso duro: “io non so perchè Massimo abbia deciso ora di raccontare la sua verità, e non mi interessa; ma non toccava a lui raccontare certe cose! Ora, sembra che tutta l’Italia stia tremando per le sue rivelazioni. Ma se la Repubblica Italiana si fonda sul silenzio di Massimo Chiancimino, allora è meglio che chiudiamo tutto e ricominciamo daccapo”.

“In Italia la memoria è così presente che non fa crescere.” ha continuato Biondo “Esiste un’incapacità diffusa di scrollarsi addosso il passato”.

L’autore de “Il patto” ha inoltre ribadito: ” Il frutto avvelenato di quella trattativa sono stati i morti. Borsellino è stato tradito in nome di quella trattativa”. 

“Quella trattativa” sarebbe “il patto” che dà il titolo al volume di Biondo, ovvero la famosa trattativa Stato-mafia che rappresenta uno dei maggiori interrogativi della nostra storia recente.

Uno dei tanti interrogativi affrontati da “Tabularasa”.

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