“Strilla e rischia”…di finire nel pilastro

“Il senso della provocazione deve essere più forte tanto più cresce l’assuefazione alle cose”: così Giusva Branca, ideatore, con Raffaele Mortelliti, del premio “Strilla e rischia” 2010.

E la provocazione c’è, ed è doppia, tripla. Intanto il premio: una targa? No. Peggio, una medaglia? No.

Una “bella” (artisticamente sì, semanticamente no)  statuetta di bronzo,  con tecnica a cera persa, raffigurante un uomo calato in un pilastro di cemento. La scultura, realizzata appositamente (e ci credo!) dall’artista Francesco Misuraca, è già tutto un programma.

Provocazione doppia,  consegnare il premio durante la rassegna “Tabularasa” (e precisamente nella serata del 20 luglio),  dedicata all’editoria di inchiesta e di denuncia (della serie: oggi a me….).

Provocazione tripla, fare consegnare il premio al dirigente della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese.

Chi, come me, ha il gusto del paradosso, può trovarci quanti più significati possibili. Chi non ce l’ha, è libero di scandalizzarsi sull’iniziativa.

Ma è sempre meglio che rimanere “assuefatti alle cose”.

PS: per la cronaca, il premio è stato consegnato a Giuseppe Baldassarro e Manuela Iatì per il volume “Avvelenati” (Città del Sole Edizioni), inchiesta sulle navi dei veleni, e a Danilo Chirico ed Alessio Magro per “Il caso Valarioti” (Round Robin Editrice), ricostruzione dell’omicidio Valarioti e della Calabria degli anni ’80.

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2 thoughts on ““Strilla e rischia”…di finire nel pilastro

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