Reggio Calabria: Luciano Regolo ai Caffè Letterari del Rhegium Julii

da www.strill.it

Mercoledì 04 Agosto 2010 20:11

 di Josephine Condemi – “Grazie a Natuzza non ho piùpaura di manifestare la mia fede” : lo ha affermato Luciano Regolo, autore di “Natuzza Evolo, il miracolo di una vita”, ospite ieri sera ai Caffè Letterari del Rhegium Julii.

 L’autore, catanzarese ma residente a Milano, si è detto molto soddisfatto perché “sia oggi che a Bagnara ho visto segni di una Calabria positiva. Siamo una terra con tantissimi valori, dobbiamo smetterla con il vittimismo, rimboccarci le maniche e lanciare semi. Il fatto che tantissima gente sia riunita qui a parlare di un libro, dimostra che questi semi possono dare frutti.”

Regolo ha poi spiegato le ragioni che lo hanno spinto a scrivere un saggio sulla mistica di Paravati:  “Natuzza era una donna unica perché non è stata una mistica da convento, chiusa, ma avuto la capacità di vivere il proprio misticismo da madre e da sposa, e di dare tantissimo conforto alle centinaia, poi migliaia di persone che andavano a trovarla. Ho fatto questo libro perché, forse, faceva parte di un disegno più grande di me. Ho conosciuto Natuzza quando avevo 17 anni, non credevo in lei poichè mi sembrava espressione di una religione superstiziosa. Quando arrivai comunque a Paravati, accompagnato da un’amica, era la pausa pranzo. Io scrutando quella porta chiusa intravidi Natuzza, che uscì da casa sua e mi disse:  ‘Ricciolino, finisco di friggere le patate e poi vieni tu’. Io all’epoca avrei voluto fare archeologia, lei nel corso del colloquio mi disse:  ‘Non è chista a strada tua, tu vuoi fare lettere a indirizzo archeologico ma la parola è il tuo strumento. Un giorno scriverai anche di Gesù.’ Me ne andai pensando fosse una pazza o qualcosa del genere. Nel 2009, mi fu chiesto di condurre una serata di beneficenza a Catanzaro: alcune persone che avevo invitato vollero conoscere Natuzza e mi adoperai per accontentarle. Io non ci andai; quando lei vide arrivare gli altri disse: ‘Chiddu chi restau a Milano avia a veniri’, mandandomi praticamente a chiamare. Ci incontrammo qualche tempo dopo, e lei a un certo punto del colloquio cominciò a raccontarmi la sua storia. Mi raccontò tutto, finchè le chiesi: ‘ma vuoi che scriva un libro su di te?’ E lei mi rispose: ‘non scrivere solo di me, ma di Gesù e della Madonna’. Quando mi ricordai delle parole di tanto tempo prima, lei mi sorrise con quel suo sorriso unico e mi disse: ‘Sì, ti l’avia dittu’.”

 “Grazie a Natuzza non ho più paura di manifestare la mia fede” ha quindi affermato Regolo. “Una testimonianza difficile, specialmente nell’ambiente in cui opero. Molti non capiscono perché abbia voluto devolvere i diritti d’autore al cantiere della Villa della Gioia, ma per me sarebbe stato impossibile lucrare su una donna così”.

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