La Storia al femminile: “La bambina nata due volte” di Carolina De Robertis

da www.strill.it   (click here to see the English version)

di Josephine Condemi – Una caduta che si trasforma in volo o un volo che si trasforma in caduta: il romanzo della De Robertis vive di questo movimento verticale, cielo/terra e viceversa, perlopiù in modo metaforico. 

Non a caso, il titolo originale dell’opera è “The invisible mountain”, “La montagna invisibile”, e, non a caso, una delle due citazioni che compongono l’esergo è tratto dall’ “Inferno” di Dante.

“La bambina nata due volte” è, nello specifico, Pajarita, “uccellino”, nata nell’Uruguay prima nel 1899, poi scomparsa una settimana dopo, poi riapparsa magicamente qualche mese più tardi (ma già nel 1900) su un albero.  Ma “bambine nate due volte” saranno anche la figlia, Eva, e la nipote, Salomé, ognuna costretta a scalare la propria “montagna invisibile” per potere rinascere.

Al centro del romanzo, non a caso, Montevideo.  Monte-vide-eu. “Io vedo un monte”: così disse la vedetta portoghese avvisando la terra che sarebbe diventata l’Uruguay.  Monte-vide-eu, e si riferiva a “El cerro”, niente più di una collina, anche questa, quindi, “una montagna invisibile”.

E il fascino del romanzo della De Robertis è proprio questo intersecare le storie con la Storia, di un paese tanto sconosciuto quanto affascinante come l’Uruguay. Un paese con un vicino ingombrante, l’Argentina, alter ego da imitare o da cui prendere le distanze:  un paese inquieto, alla ricerca, che, nella migliore tradizione romantica, assume i caratteri delle protagoniste.

Il risultato è un’epopea quale non se ne leggevano da tempo, i cui fili vengono saldamente tenuti in mano dall’autrice dall’inizio alla fine, alimentando un respiro epico modulato sui toni delle diverse epoche che vengono rappresentate  e che vengono dipinte con i colori ora foschi ora tenui della grande Storia.

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