Oltre le agiografie: “La forma incerta dei sogni” di Leonora Sartori

da www.strill.it

di Josephine Condemi – “Salviamo i sei di che?” chiedevano a Leo i suoi compagni di scuola. Lei alzava le spalle: i suoi, che avevano appiccicato quell’adesivo sulla sua cassettiera, non li avrebbe mai capiti. Come non capiva quelle alzatacce domenicali per partecipare a cortei cantando canzoni incomprensibili per terre sconosciute, come non capiva quelle storie complicate che raccontava suo padre (sicuramente si era inventato tutto). E come, ovviamente, non capiva tutti quegli adesivi sulla sua cassettiera. “Salviamo i sei di Sharpeville”, recitava la scritta, con sopra cinque uomini e una donna con le mani legate dietro la schiena, di cui non si vedeva il volto.  Quando nel 2004 durante un trasloco l’adesivo rispunta, Leo,ormai adulta, vuole vederci chiaro. Vuole vederli in faccia, quei sei che suo padre chiamava “eroi”. E parte per Sharpeville.

“La forma incerta dei sogni” è un romanzo che nasce dalle testimonianze raccolte dall’autrice dal novembre al dicembre 2004 tra Sharpeville, Johannesburg e Sebokeng.

In Sudafrica. Trasformandosi in “detective con l’impermeabile alla ricerca della vera fisionomia dei miti”, la Sartori con il suo volume colma un vuoto enorme su una delle vicende meno conosciute e più significative dell’apartheid. Una vicenda ignorata perché non facilmente adattabile ai soliti stereotipi della narrazione occidentale:  una vicenda composta da storie di persone, non di titani.

Persone con un volto ed un nome (Theresa, Francis, JaJa, Reid, Oupa, Duma), persone che non ritenevano di avere una “missione” politica particolare, persone che avevano ognuna un vissuto diverso e che racconteranno perché e come si trovarono coinvolti il 3 settembre 1984 nel corteo cittadino di protesta contro l’aumento degli affitti, un corteo che avrebbe cambiato la loro esistenza.  E racconteranno di odori, incontri, orari di lavoro, mogli, figli, fidanzati. Delle loro prospettive di vita, del loro credo. Della quotidianità, prima e dopo il corteo. Delle loro fragilità, delle loro scelte le cui conseguenze erano sconosciute a loro per primi. Dei loro sogni, dalla forma incerta, ma che chiedevano diritto ad esistere.

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One thought on “Oltre le agiografie: “La forma incerta dei sogni” di Leonora Sartori

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