Il sito ufficiale di Gherardo Colombo… “Sulle regole”

www.sulleregole.it  : il sito ufficiale di Gherardo Colombo è online da poco più di un mese.

Io l’ho scoperto oggi, e davvero vale la pena spendere 10 minuti per andare a curiosare.

Incontrando l’ex magistrato a “Tabularasa”, ero già rimasta piacevolmente colpita dalla sua visione a 360° della giustizia, una visione dalla base epistemologica forte e aperta al tempo stesso.

Il sito non mi ha deluso. Lungi dall’essere il classico promo al libro omonimo,  (“Sulle regole“, appunto), si candida ad essere una vera e propria piattaforma sulla legalità.

Il progetto, ambizioso ma quantomai affascinante, è quello di incentivare (per non dire inaugurare) il dibattito pubblico sulle regole in Italia.

In maniera, ovviamente, orizzontale: accanto a suggerimenti bibliografici, filmografici e giuridici, ampio spazio è riservato alla sezione “Laboratorio“, che vivrà dei contributi degli utenti sulla base di esperienze vissute o di formazione.

E poi, grandissimo spazio ai progetti nelle scuole, nelle carceri, ovunque si voglia cominciare a parlare di legalità…

Un sito di cui si aveva bisogno.

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2 thoughts on “Il sito ufficiale di Gherardo Colombo… “Sulle regole”

  1. Due domande a Gherardo Colombo sulle regole, la costituzione italiana e la società orizzontale
    di Carlo Beneduci
    a) Il libro di Gherardo Colombo “Sulle Regole” è intenzionalmente misurato sul metro dell’utopia. E’ il metodo classico del legislatore che s’invola nell’iperuranio e da lì osserva il globo terrestre, i comportamenti umani, e consiglia il bene supremo che dia a tutti, nessuno escluso, la possibilità di una vita laicamente equilibrata, con possibili drammi interiori risolvibili nell’osservanza della democrazia. Le sue proposte sono possibili in questo mondo? Non presuppongono un’educazione civica di alto spessore, all’insegna della democrazia orizzontale, quale posseduta dal loro Autore? Forse Gherardo Colombo dovrebbe continuare a dare corpo e anima al suo sogno con altre riflessioni, dedicate alla risoluzione dei problemi basilari della pacifica convivenza e solidarietà: La proprietà del prodotto del lavoro non dovrebbe appartenere a chi lo realizza? Come si concilia altrimenti una democrazia orizzontale con il capitalismo dei nostri giorni, che mira prioritariamente alla finanza? E non sarebbe opportuno che i lavoratori si riunissero in cooperative con uguali diritti, doveri e spartizioni degli utili in proporzione ai loro meriti, alle loro capacità, ai loro bisogni? Non dovrebbero i lavoratori far parte del consiglio di amministrazione della loro azienda e deciderne così le sorti? Ai fini della democrazia la scuola non dovrebbe essere gestita da insegnanti laici, che garantiscano la piena libertà espressiva nel rispetto delle diversità e del pluralismo di pensiero? L’economia non dovrebbe risolvere globalmente i bisogni più generali, quelli capaci di soddisfare i bisogni primari e non subdolamente indotti? Non si dovrebbe prevedere un maggior potere decisionale per i giovani, i soli che possano assicurare il giusto dinamismo alla legislazione e ai progressi economici, tecnologici e della ricerca? Non si dovrebbe prevedere la piena uguaglianza negli scambi sia economici che culturali, scientifici, artistici ecc., secondo l’idea della massima collaborazione tra le varie nazioni del pianeta? E non si dovrebbe convenire che la funzione degli eserciti dei vari Stati mondiali vada riformata in senso esclusivamente protettivo (come previsto dalla nostra Costituzione)? Non si dovrebbe assicurare il pieno rispetto della volontà personale, in qualsiasi campo espressa, purché non confligga con il bene comune? E, infine, che dire della globalizzazione delle regole? E sì, perché è impensabile che un solo Stato possa attuare la trasparenza del potere e tutto il resto se non sarà in buona e vasta compagnia, possibilmente globale. E tutto ciò non presuppone che il mondo sia governato in accordo tra tutti gli Stati, altrimenti il nostro disegno resterà pura utopia? Non è forse vero che in assenza di tutto ciò il potere sarà, almeno in Occidente, nelle mani dei mistificatori della democrazia stessa? Non è dunque il suo, quello di Gherardo Colombo, un parlare a vuoto, un sollecitare un certo fanatismo pericoloso, il disegno altrettanto utopico di una rivoluzione radicale, che potrebbe essere interpretato nel segno di Robespierre e/o di certo brigatismo, che sconfesserebbe la stessa democrazia, la quale non può fondarsi sul prepotere, sul sangue, sullo sfruttamento degli altri?
    b) Il rispetto delle regole è garanzia del contratto sociale. Nel nostro caso le regole sono quelle dettate dai principi fondamentali della Costituzione Repubblicana, finalizzate a un contratto sociale democratico-parlamentare. Giuridicamente parlando si sa e si ripete che le regole non sono date ex abrupto, ma scaturiscono dalla lettura attenta della realtà, in ogni senso considerata come contesto in cui la civiltà pensa, agisce, muta, quindi interpretata in vista di una prospettiva condivisa a lungo termine.
    Orbene, la nostra Costituzione non è stata calata dall’alto per compiacere il sovrano, semmai per ottemperare alla volontà popolare espressa dalla Resistenza e con lo sguardo rivolto ai valori dell’umanità e della cultura occidentale nonché ai diritti fondamentali dell’uomo. E’ pur sempre, però, una Costituzione che ha letto la realtà data nell’hic et nunc. Nel frattempo il mondo è cambiato in meglio sul piano delle possibilità di comunicare e interagire; in peggio, credo, a causa della globalizzazione dei mercati, dell’inquinamento ambientale, dell’economia canaglia, del primato della finanza e della tecnologia, della subalternità della politica alla stessa economia, del nichilismo. Molti sono interessati a rivedere e riformare la stessa Costituzione, per loro inadeguata ai tempi.
    Mi chiedo: come si può pensare di rinunciare ai principi ispiratori della Costituzione e restringere il diritto/dovere all’informazione, il dovere della lotta ai gruppi di potere privi di etica, il dovere di riconoscere e perseguire il bene comune a partire dalla nostra società e dal riconoscimento della funzione propulsiva dei giovani? Certamente chi la pensa come Gerardo Colombo vuole combattere il male oscuro dello sfruttamento organizzato a livello mondiale delle risorse materiali ed umane. La Cina, che ancora si dice comunista, è il peggior promotore di questa bieca realtà e ci condiziona. Molti sono d’accordo nel ritenere mostruosa questa realtà, ma poi aggiungono: come si fa a non seguire o inseguire questo mostro, ad adeguarsi al trend obbligatorio degli affari sporchi? Il fatto che siano sporchi per noi di cultura occidentale e leciti per i cinesi, non determina un freno o un pentimento risolutivo. E allora: sono dei Donchisciotte coloro che la pensano come Gherardo Colombo? Le sue tesi sono parole al vento?
    P.S. La questione posta con tanto acume e incisività dal filosofo del diritto e della Costituzione è molto più grande di chi, come me, ne parla e la commenta. E’ altrettanto vero che ci coinvolge in prima persona, poiché ne discende il futuro dell’umanità (nel senso dell’umanismo) e della democrazia non fittizia, com’è oggi concepita dai padroni del vapore. Non sarebbe male, pertanto, che i lettori di questo blog http://karolusadest.wordpress.com esprimessero liberamente la propria opinione, tanto per dare un segno di vita in un momento in cui si tende ad affogare le preoccupazioni negli eccessi opposti del suicidio o nella droga mediatica e non.
    http://karolusadest.wordpress.com
    carlo.beneduci@hotmail.it

  2. Apprezzo molto il lavoro di Gherardo Colombo. Faccio parte di un laboratorio politico (Alternativa politica) e questo tema, quello della giustizia, trovo sia difficile anche solo da affrontare, perché a parlarne si litiga. In questo mondo fatto di immagini le persone si sono adattate a viver “di pancia”, di emozioni. Il pensiero è posto in secondo piano.
    Quando affronteremo questa questione, prima o pi dovremo farlo, cercherò di usare gli argomenti trattati da questo sito per sostenere la mia posizione.
    Barbara

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