Un mese da Tabularasa: impressioni, suggestioni, prospettive

da www.strill.it

di Josephine Condemi – Un mese o poco più da Tabularasa. Per scrivere questo pezzo, avevo pensato di condividere con voi una specie di photogallery virtuale, ovvero le immagini, i flash che mi sono rimasti impressi nella mente (e credo che vi rimarranno per molto, molto tempo ancora): gli occhi guizzanti di Gherardo Colombo, che completano e insieme si contrappongono al suo under statement, l’habitus scelto da tutti coloro che hanno davvero qualcosa da dire. Il premio “Strilla e rischia”…di finire nel pilastro, fatto consegnare con una provocazione al quadrato, alla terza, all’ennesima potenza,  dal capo della Squadra Mobile,  Cortese (uno spettacolo per gli amanti del paradosso come me).  Le conversazioni: quelle istituzionali, sul palco, e quelle “private”, ovvero i colloqui che tante persone come me hanno potuto fare grazie alla disponibilità e alla voglia di condivisione di tutti gli autori che sono intervenuti. Il cerchio che si è chiuso, quando Ambrosoli firmava le dediche sul libro dedicato al padre con “A X, perché c’è sempre una scelta”, a completare quel percorso iniziato con la domanda (e la risposta) di senso sulle regole.  I volumi presentati:  necessari, e così scorrevoli. La partecipazione della gente, che d’estate, con quel caldo, si “sorbiva” ore di discussioni su argomenti impegnativi. Avrei voluto parlare di questo. 

Ma da giorni mi rigiro tra le mani uno dei volumi principi di Ilya Prigogine, (Premio Nobel per la Chimica nel ‘77), il cui pensiero non è stato ancora sufficientemente esplorato se non da pochi addetti ai lavori e/o curiosi per natura (probabilmente perché ancora è un autore morto da “troppo poco”, ma questa è un’altra storia, e un’altra polemica).  Parafrasando e cercando di riportare in poche righe il suo pensiero e la sua opera, (con tutta la frustrazione dovuta alla semplificazione che ogni narratore deve attuare), egli ha dimostrato come nessun sistema sia stabile rispetto a tutte le trasformazioni, e che sebbene ogni sistema generalmente attui dei meccanismi di difesa rispetto alle “fluttuazioni” che potrebbero instradarlo verso un comportamento anomalo, accade (molto più spesso di quanto si pensi), che una fluttuazione, sviluppatasi e stabilizzatasi all’interno di una sottoregione, possa diffondersi in tutto il sistema anziché regredire,  sotto determinate condizioni (interne ed esterne al sistema). In particolare, quando si passa il “valore soglia” del sistema, si arriva al cosiddetto “punto di biforcazione”, in cui il sistema dovrà scegliere come instradarsi e in cui le fluttuazioni diventano più ampie.

Mi piace pensare a “Tabularasa” come l’esempio di una fluttuazione periferica e potenzialmente molto, molto pericolosa per determinati “equilibri” che regolano i nostri sistemi sociali.

Non per rivoluzionare, ma per ri-formare, tras-formare, creare nuove connessioni e ampliare prospettive.

Il processo è iniziato…

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