Omen nomen: “Sputasangue” di Gabriele Cremonini

sputasangue

Il testo che segue è tratto dalla mia presentazione del volume, Supervincitore dell’edizione 2007 del Premio “F.Seminara” , organizzato dal Rhegium Julii.

“Sputasangue” è il soprannome di un vecchio che deve i propri polmoni consunti al lavoro passato in miniera e che decide di trascorrere gli ultimi anni della propria vita nel paesino d’origine, nella Vallata della Limentra, tra l’Emilia e la Toscana…ma è anche la parola che racchiude in sé il suono e il senso di una condanna per la maggior parte degli abitanti di quelle montagne, da secoli costretti a farsi strada con il sudore della propria fronte, siano essi contadini o briganti, preti veri o presunti, fabbri o carbonai, signori o servi…

Gabriele Cremonini racconta le loro storie; e le racconta partendo dall’inizio del Novecento, quando un contadino, Romualdo “Berto” Pezzulli, trova un baule antico, contenente un tesoro inestimabile, nel podere assegnatogli poco tempo prima dal nuovo prete Don Felicino…di quel tesoro, destinato a cambiargli la vita, si sa poco o nulla…a chi apparteneva o era appartenuto? E quando era stato seppellito?

L’autore ci guida attraverso un percorso lungo tre secoli per i sentieri di quelle montagne, con un impianto narrativo che spazia tranquillamente da un secolo all’altro, da un anno all’altro, rendendo l’intreccio più avvincente e organico, mantenendo la giusta suspence fino alla fine e ponendo alla riflessione del lettore l’analisi degli atteggiamenti dei personaggi, gli aspetti che nel costume di una comunità perdurano e quelli che si evolvono.

Il lettore (ri)scoprirà un mondo, un mondo troppe volte più o meno volontariamente dimenticato, un mondo di soprannomi, leggende, talismani, fatica, “nominazioni” e bandi legatizi…un mondo dove “i sassi son le ossa della terra” e “le bestie segnano il tempo” …un mondo dove i figli fanno il mestiere dei padri e le storie s’incrociano con la Storia…

Un mondo che Gabriele Cremonini conosce bene, e scavando a poco a poco nelle viscere di quelle montagne è riuscito a riportare alla luce il vero tesoro che contenevano: le storie, le usanze, la mentalità, i costumi  della gente, di un passato che è radice della propria identità, memoria comune nei confronti del presente…un tesoro che non deve essere dimenticato.

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