Profondità storica e attualità del Medioevo: “Il manoscritto dell’imperatore” di Valeria Montaldi

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Il testo che segue è tratto dal mio invito alla lettura distribuito durante l’incontro tra l’autrice e gli studenti della Facoltà di “Lettere e Filosofia” dell’Università di Messina, organizzato nell’ambito dei Premi “Rhegium Julii” il 6 novembre 2009

Chi ha rubato il manoscritto sulla falconeria dell’imperatore Federico II?

Su quest’interrogativo poggia gran parte del romanzo di Valeria Montaldi. Gran parte, ma non tutto. Perchè sarebbe facile “bollare” l’opera con l’etichetta di “thriller storico” o “giallo medievale”, tanto cool di questi tempo (e bisognerebbe chiedersi il perchè).

In realtà, come insegnano i maestri, ogni tentativo di classificazione rischia di cadere nello stereotipo, talvolta necessario alla comprensione, ma che ritaglia ineluttabilmente una zona d’ombra su ciò che la definizione non riesce ad inglobare.

Sgombriamo quindi il campo da etichette riduttive…

L’impianto “giallo” che sicuramente sorregge la macchina narrativa del romanzo, (rendendolo particolarmente gradevole per i molteplici intrighi e colpi di scena) non può spiegarne, per fortuna nostra e abilità dell’autrice, la complessità.

Infatti, capire/scoprire chi ha rubato il manoscritto dell’imperatore porta con sè (non necessariamente per deduzione) altri interrogativi, ugualmente se non maggiormente importanti: di cosa tratti l’opera, quali siano i suoi significati più o meno simbolici, come questi si inscrivano nel contesto spazio-temporale della storia, e come in questo contesto agiscano ed interagiscano figure appartenenti ad ambiti sociali diversi con esperienze culturali diverse.

Il Medioevo, lungi dall’essere mero scenario nell’opera della Montaldi (ambientata tra il 1248-49), assurge a nostro avviso a vero protagonista del romanzo: non in relazione ad un improbabile determinismo storico bensì in quanto sistema complesso, analizzato dall’autrice in tutta la sua reale molteplicità.

Così, il senso della profondità storica che comunque non viene meno nel romanzo fa da contraltare alla netta sensazione di vicinanza psicologica rispetto ad alcune dinamiche di quel tempo.

Valeria Montaldi scrive partendo da uno spunto interessante che dilata i confini del verosimile mantenendo intatte le verità storiche, a loro volta punto di partenza per illuminare uno spaccato chiaroscurale lontano nel tempo, i cui echi però ci fanno riflettere e sobbalzare ancora.

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