Estate italiana (e reggina) 2010: “Alors on dance”…

da www.strill.it

di Josephine Condemi – “Pa,pa-pa, pa-pa-pa-pa”, ancora e ancora, con quel violino elettronico a scandire il ritornello…

“Alors on danse”, “allora balliamo”: balliamo per dimenticare, per stordirci, per sentirci vivi, per non pensare a domani.

Balliamo perché oggi ho fatto il test per entrare all’università e chissà se mi accetteranno, balliamo perché sono stato appena licenziato e ho il mutuo da pagare, balliamo perché mi sa che sono entrato in un brutto giro e non ne uscirò facilmente… balliamo perché ho appena lasciato lui/lei a un passo dall’altare, balliamo perché sono stato lasciato, balliamo perché ho 60 anni e nessuna voglia di fare il nonno, balliamo perché ne ho 40, ho appena divorziato e i miei figli non ci sono (e dove sono? probabilmente a ballare).

Balliamo perché non so se andare, restare, o tornare; balliamo per ingannare il tempo, aspettando Godot. Balliamo perché, come dice il testo, “abbiamo bisogno di dimenticare tutti i problemi”.

“Alors on dance” non è un “tormentone”, ma il “tormentone” che nasce dai piccoli e grandi tormenti esistenziali del nostro quotidiano. Un tormentone globale, negli anni della crisi (economica e non solo), il tormentone ideale per una nazione come la nostra, passata rapidamente dal “canta che ti passa” al “balla che ti passa” (anche se si assiste ad un revival poderoso del karaoke d’antan)…

Non a caso, il brano non manca di incitare al canto (“alors on chante”)…

Balliamo, cantiamo  e non pensiamo. E d’altronde non sono certo io a dire cosa pensare.  L’Italia ormai è tutta un ballo (o lo è sempre stata?) a tutti i livelli, non solo politico (troppo facile!), ma anche sociale e “sociologico”….(non è un caso che in questi anni siano proliferati programmi sul tema, più o meno popolari, come “Ballando con le stelle” , “Amici”, “Academy”, “Dancelife”, “Notti su ghiaccio”, “Vuoi ballare con me?”)

Reggio, come tutte le periferie, diventa specchio fedele ed accecante della realtà nazionale e/o, talvolta, laboratorio dai risvolti imprevedibili, a tutti i livelli, non solo politico (anche qui, troppo facile!), ma anche sociale e “sociologico” (quante sono le ragazze ed i ragazzi iscritti in città ad un corso di ballo? Quante sono le “serate” a tema organizzate in città? E quelle in discoteca, specialmente d’estate?)

Ci sarebbe da pensare, a quanto accaduto in Italia e a Reggio, quest’estate, in questi anni.

Ma preferiamo ballare.
D’altronde, il tutto potrebbe essere visto come un’estrema metafora della nostra condizione attuale, sospesa, transitoria (ma in attesa di cosa? Di chi?)…

Infatti, nulla di male a ballare (a chi non piace?) ma che sia un momento e non il Momento, una parentesi e non uno stile di vita all’insegna del disimpegno…

Ok, ho finito…“Alors on danse”!

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14 thoughts on “Estate italiana (e reggina) 2010: “Alors on dance”…

  1. E’ una condizione del nostro presente quella di sfuggire alla realtà narcotizzandosi nei modi più diversi: dal ballo sfrenato per dimenticare all’ossessione per l’ultima tecnologia o prodotto alla moda. Diceva Heidegger che il nostro secolo è un secolo di fuga dal pensiero, ma è sopratutto vero oggi alla fine del 2010… La verità è che la morte dei grandi sistemi ideologici non è stata seguita dalla nascita di nuove idee in grado di fungere da risposta per l’oggi, e così ci ritroviamo di fronte al nulla, al banale, al patetico. Dove l’unica risposta è una non risposta, una fuga.

    E allora, davvero come dici tu, alors on danse!

    • Caro Gabriele,
      ovviamente, una risposta “filosofica” (molto attinente, come avrai potuto notare, a questo blog)… Eppure penso che le turbolenze diano sempre origine a fluttuazioni nuove che possono invadere il sistema..
      Dopotutto, credo ancora nell’innovazione e nella fantasia…
      A presto!

  2. Concordo pienamente. Fragarsene, ‘ballarci su’, è il cancro di una società che non riesce più a individuare i veri problemi che attanagliano la vita di ogni giorno, e se li individua non prova nemmeno a lottare per risolverli. Complice una classe politica sempre più inadeguata e sempre più concentrata a coltivare il proprio orticello, meglio chiudere gli occhi, magari anche le orecchie nelle assordanti discoteche, e non pensare..Dopotutto, domani sarà un altro giorno.

    • Caro Giov,
      grazie per il tuo commento. Io non credo però che non ci sia via d’uscita o che siamo tutti così “rintronati”…molti, nel loro piccolo, individuati i problemi (personali e collettivi) si danno da fare per cercare di dare il loro contributo nel risolverli…diceva Calvino: “trovare ciò che nell’inferno inferno non è, e farlo respirare e dargli spazio”…

  3. cara josephine ci sono moltissimi problemi che la gente si ritrova ad affrontare quotidianamente;perchè nn vedere nel ballo nn solo un passatempo piacevole ma anche un invito a lasciare perdere la solita routine?
    ogni anno la nostra vita diventa sempre piu frenetica e stressante,quindi perche nn prendere il ballo come un evasione da una realtà, come la nostra,che ormai nn lascia spazio a preoccupazioni… per quanto riguarda reggio a me piaceva vedere quel caos che rtl o trl hanno portato in questi anni e mi è dispiaciuto quest’anno nn vedere tutte quelle persone che uscivano di casa il sabato,la domenica per andare insieme ai figli a vedere una reggio diversa… so ke molti, per esempio, si sentivano sicuri a far ballare i figli lì sotto i loro occhi senza essere stressati e supplicati da questi per una solita serata da trascorrere in discoteca,come la maggior parte dei giovani chiede… ok nn bisogna vedere in questo per forza una cosa positiva e sappiamo ke reggio ha ben altre cose a cui pensare dalla scuola alla sanità…cmq di sicuro al turismo no!
    Mi dici:preferiamo ballare! secondo me no,preferiamo nn prendere il toro dalle corna su problemi piu gravi… reggio e i reggini nn sanno solo ballare hanno belle tradizioni da tramandare,bisognerebbe solo ricordarlo.
    ps come canzone avresti dovuto mettere anke:tu vuoi far l americano:) ciao

    • Caro Nino, ti ringrazio per il tuo commento articolato.
      Questo non voleva essere un articolo contro il ballo o la danza, bensì contro un certo modo di intenderli, in maniera assoluta e assolutista. Ho infatti dichiarato di non avere nulla in contrario verso chi decide di concedersi una “parentesi” attraverso il ballo (lo faccio anch’io!). Ho qualche perplessità su chi invece passa tutta la vita in attesa della “serata” in disco o dell’ora di ballo, perchè credo che questo celi un malessere interiore che da individuale può diventare (ed è diventato) sociale. Nulla in contrario su RTL, la necessità di incrementare il turismo (ho sofferto anch’io quest’estate vedendo spesso il Lungomare semideserto), e anche di “staccare” un po’. Purchè, ti ripeto, sia uno “stacco” e non la ragione principale dello stare al mondo. Per quanto riguarda la città e i tanti lati positivi che possiede, in questo blog cerco di farne vedere un po’ (dagli incontri culturali alla presenza di un quotidiano online come strill.it)… Ma, ogni tanto, è bene anche riflettere (in maniera leggera, concorderai) su chi siamo e dove stiamo andando…
      Un abbraccio

  4. “Infatti, nulla di male a ballare (a chi non piace?) ma che sia un momento e non il Momento, una parentesi e non uno stile di vita all’insegna del disimpegno…”

    Quello che descrivi lo riscontro in ogni singolo giorno della mia quotidianità. Ormai le persone preferiscono un paio d’ore di svago in discoteca (anche se hanno solo 13 anni e il ‘coprifuoco’ è a mezzanotte, come per Cenerentola) alla lettura dei quotidiani, per esempio.
    Per carità, non è mia intenzione (e, credo, nemmeno tua) generalizzare: un po’ di riposo fa bene a tutti. Però, dobbiamo, a mio avviso, cercare di non cadere nella trappola, che i mass media vogliono imporci, tendente ad annullare ogni stimolo creativo e narcotizzare tutti i problemi, impedendoci di vivere.

    Complimenti, bellissimo articolo, intelligente e molto ben scritto.

    Continuerò a seguirti.

    Un bacio :*

    • Cara Gaia,
      infatti: nessuna generalizzazione e nessuna demonizzazione…
      nè per il ballo, nè per i mass media.
      Io credo ci sia una corrispondenza biunivoca tra quello che vediamo e quello che vogliamo vedere…quindi, non demonizzerei eccessivamente i mezzi di comunicazione di massa (ma non mi dilungo, ci sarebbe da aprire una parentesi molto molto lunga), non “entità” astratte ma strumenti in mano a persone che devono scegliere come utilizzarli…
      Siamo noi che scegliamo di narcotizzarci, nessuno ce lo impone.
      Un abbraccio e a presto!

  5. Mia cara come promesso sono passata da qui! 🙂
    Onestamente non ho molta voglia di scrivere stasera, quindi… torno a ballare! 🙂 un bacino

  6. anche io sono dell’opinione che ormai l'”andiamo a ballare” sia diventato il “Momento”. Pochissime sono ormai le persone che si interessano ai problemi attuali, che si “fermano a pensare”, in maniera particolare tra i giovani. Se si presenta loro un problema o un ostacolo preferiscono cambiare strada o addirittura “cadere in basso” invece che rompersi il capo ed affrontare dignitosamente un problema; ebbene sì vogliono “danzare” e lasciar perdere tutto. Ne ho viste di tutti i colori. Mi chiedo per questo motivo, come andrà a finire….prima o poi la musica dovrà finire…e poi?

    Baci!!

  7. Troppo faticoso pensare…è più facile calpestare i problemi con le scarpette da ballo…forse è anche liberatorio. Ma di certo non può essere l’unico mezzo per “risolvere” i problemi, che non si risolvono soli.
    Non saprei cos’altro aggiungere, hai già detto tutto tu e condivido pienamente.
    E poi a me non piace ballare xD

  8. Ciao Josephine,
    l’articolo che hai scritto mi ha fatto pensare e molto.
    “Alors on dance”, forse e non a torto, può essere il “leit motiv” della nostra società in crisi. Società però che – ricordiamo – “facciamo” noi, siamo noi e siamo noi, per varie motivazioni, ad essere in crisi. Perchè? Solo adesso ci sono i problemi? Perchè tutti ne parlano? Una volta si tenevano nascosti o le difficoltà che c’erano si affrontavano diversamente magari non dandosi al ballo sfrenato? Non so sinceramente cosa risponderti. Se non altro, siccome
    in questo momento, tanto per non essere monotona, sono in crisi, “danser” (o guardare gli altri ballare, il che è più probabile) è il rimedio che mi permette di spogliarmi delle tante preoccupazioni (non è una parolona) che ho. Ma solo momentaneamente, giusto per staccare la spina e trasferirmi nell’iperuranio platonico del non momentaneo pensare. Infatti, quando la musica finisce – e deve finire – si ricomincia ad affrontare la realtà che non sempre è e si muove come vorremmo noi ma, ahimè, è pur sempre il reale.
    Ciao e complimenti per l’articolo…

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