La ricerca di uno “spazio pubblico” per la cultura: il dibattito sul Sole

Su “il Sole 24 ore” si sta sviluppando un dibattito molto interessante sull’esistenza o meno di uno spazio pubblico per la cultura in Italia…

Tutto è iniziato con un articolo di Christian Raimo, cui è seguita: la replica da “Il Giornale” di Luigi Mascheroni, il “rilancio” da parte della redazione de “il Sole” e, (oggi) la risposta di Cristina Battocletti, con un piccolo catalogo di “belle storie” ignorate sia da destra che da sinistra.

Partiamo da qui: intanto la nozione di “spazio pubblico”, che oggi si direbbe quasi ipertrofizzata dal fenomeno del networking (e da qui tutta la polemica se lo spazio privato oramai sia pubblico etc etc)…

Dunque, lo spazio pubblico, c’è, eccome, forse è pure troppo. Dal discorso di Raimo si evince che il problema sia l’immobilismo generale, fautore di una paralisi generalizzata della nostra società.

Soprattutto dal punto di vista “intellettuale”, con tutte le “belle menti” che rifuggono l’impegno, frustrate da un meccanismo senza via di scampo (non a caso, il nostro cita “1984” di Orwell)…

Da qui, la risposta di Mascheroni, che punta tutto sullo “sguardo sinistrorso” di Raimo per lanciare il suo strale contro l’intellighenzia supponente di sinistra…

Cristina Battocletti, mette, giustamente, oggi, i puntini sulle i. Sveglia! Lo spazio pubblico (e il pubblico) per la cultura in Italia c’è già!

Ci sono già centinaia di persone che frequentano i festival, gli incontri organizzati da un associazionismo culturale attivissimo, puntualmente snobbato. E’ gente che c’è, si muove, partecipa, (citiamo) “in barba a quella sinistra vanesia, lontana mille miglia da tutti coloro che faticano e si accontentano, abile a bearsi di quanto è intelligente. In barba a tanta destra che ormai ha imparato a dare tutte le colpe alla sinistra, qualsiasi cosa succeda, anche il terremoto.”

Significa che il pubblico, la richiesta, c’è. E’ l’offerta che forse manca? dando un’occhiata intorno, sembra di no.

Allora il problema, a mio avviso, è un altro. E’ nella nozione stessa di “pubblico”: ci deve essere per forza un “pubblico”, che faccia la claque, ascolti reverente e poi si alzi e se ne vada in silenzio? Ci deve essere per forza una distanza tra chi parla e chi ascolta, e soprattutto, una non reciprocità dei ruoli?

Il pubblico non è più pubblico! Sono persone, siamo persone. Che vogliamo ascoltare, dire la nostra, accordare, dissentire… Non è più pensabile che chiunque dalla propria turris eburnea si senta in diritto di “guardare in basso” (“dove l’ombra s’addensa”, perdonami Calvino) e considerare ancora tutto e tutti “massa”.

Questo è il problema. Perchè è il pregiudizio che mette i prosciutti sugli occhi, non permette di guardare. Eccoci qua, sempre qua: perchè non si vuole guardare quello che c’è, se c’è?

Se lo sguardo è ottenebrato, la prospettiva non sarà mai limpida.

Perchè ci piace pensare che le persone siano sempre e comunque ignoranti e ad encefalogramma piatto?  Perchè continuiamo a lamentarci che “tanto non c’è niente” senza riuscire a vedere quello che ci sta intorno?

La mia esperienza è, come sempre, il Rhegium Julii. Coacervo di idee, scontri, confronti, tra persone che parlano, si organizzano, si esprimono. Dibattiti tra persone diversissime che cercano di creare qualcosa, e che dimostrano che uno spazio pubblico per la cultura, anche (e soprattutto!) in Italia, anche (e soprattutto!) al sud,  (qui segnalo anche la straordinaria esperienza di Tabularasa), è possibile.

Basta guardarsi (veramente!) intorno, senza pregiudizi. E darsi da fare.

PS: Sul sito de “Il Sole” è possibile dire la propria aggiungendo un commento…facciamoci sentire!

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6 thoughts on “La ricerca di uno “spazio pubblico” per la cultura: il dibattito sul Sole

  1. Il “pubblico”…lo “spazio pubblico” c’è e si fa sentire….Almeno,da noi,al Sud..dove ancora si crede all’alto valore etico della “parola scritta”…
    Purtroppo è un “pubblico” che si autogestisce…perchè la Politica è altrove!!

  2. Decisamente d’accordo sulla questione della partecipazione. La società e la cultura è anche e soprattutto di chi la fa e non solo di chi sta lì a guardare. Siamo abituati ad avere tutto già pronto ed impacchettato e facciamo presto a dire “che ormai è uno schifo e non ce nulla da vedere o sentire”, spegnendo lo schermo o decidendo di fare altro. E’ chiaro che non tutti possono stare dentro la cultura o lo spettacolo, altrimenti non rimarrebbe nessuno spettatore e tutto diventerebbe un confuso spettacolo/conflitto di maschere e personaggi, ma le idee non mancano:manca la voglia di proporle.
    Proprio giorni fa pensavo alla “malattia della comunicazione” e quel pensiero che sembra assillare la mente: nessuno mi ha scritto, nessuno mi ha chiamato, nessun messaggio, quasi in preda ad una nevrosi comunicativa.
    In questo mare in cui tutti possono dire tutto a tutti, c’è qualcuno che ha voce per far passare un proprio messaggio?
    La cultura, nel nostro paese, è sempre stata di élite o di nicchia, un po’ per questioni politiche, un po’ economiche (non dimentichiamo quanto siano cari i biglietti dei teatri e dei concerti in Italia) e poi ha sempre sofferto di un certo “snobbismo” dei cosiddetti letterati, mascherati dietro paroloni e aria saccente, che spegne il minimo slancio da parte del pubblico.
    Parlare, in modo chiaro e diretto con il pubblico. La cultura è nata per nutrire le menti di tutti, tutti quelli che vogliono aprirsi a lei. La cultura è comunicazione e apertura. Ci si aspetta sempre qualcosa dagli altri, ma non si pensa che una piccola idea da parte di ciascuno, può portare a grandi progetti e grandi passi in avanti.

    • Cara Maria Elena,
      grazie del commento così articolato…hai sollevato il problema dei costi, strettamente collegato ad un certo modo di gestire la “politica culturale” nel nostro paese…Posso assicurarti però per esperienza diretta che spesso sono le manifestazioni e gli incontri organizzati “a costo zero” ad avere maggiore successo a livello qualitativo e quantitativo, a dimostrazione che (come hai fatto notare anche tu) è anche ma non solo un problema di costi…Il problema è l’approccio verso le cose e le persone (non necessariamente in quest’ordine)

      • Infatti, come dicevo nel mio commento precedente:facilitare la comunicazione e la diffusione di informazioni, venendo incontro alle persone e creando un filo diretto. E’ un modo molto bello e costruttivo per abbattere molte delle inutili barriere contro le quali molte volte ci si scontra.
        La cultura è comunicazione 🙂

  3. Lo spazio pubblico c’è, la possibilità di dire la propria opinione, di ascoltare come la pensano gli altri c’è. Come hai già detto tu, il Rhegium è un esempio.
    Nel nostro profondo Sud, dove si cerca e si è cercato (ricordo sempre un libro sul terremoto di Reggio e Messina, in cui si diceva che il “regalo” che Giolitti voleva fare era la chiusura dell’Università di Messina), in tutti i modi di penalizzare lo sviluppo delle intelligenze, c’è un vivaio culturale che può essere motivo di soddisfazione e di vanto. Se ne parla poco, è vero, perchè purtroppo, il peggio ha il sopravvento sul meglio.
    Chi ha però la consapevolezza di come si muove la cultura nella sua dimensione pura, sa che c’è la possibilità di conoscere, di muoversi all’interno di un contesto che consente di relazionarsi accrescendo il proprio bagaglio culturale e di farlo gratuitamente perchè la cultura, se si vuole davvero rendere democratica, deve essere innanzitutto gratis!!
    Ciao ciao e complimenti per l’articolo

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