L’inestricabile intreccio tra politica e cultura: ladies and gentlemen, ecco i Premi Nobel!

da www.strill.it

di Josephine Condemi – La politica, nella sua accezione etimologica, è l’arte di governare. La cultura, ciò che ogni uomo “coltiva” dentro di sé e che rientra quindi nel patrimonio teorico e pratico di un individuo. Cultura è inoltre, volendo usare una definizione più stringente, quel “dispositivo” che ci permette di affrontare la vita quotidiana e le sue sfide.  L’arte di governare di sfide ne ha tante. 

 Cultura e politica marciano sempre unite, anche quando non sembra. A meno che non si consideri come cultura un impianto nozionistico buono solo per la speculazione fine a se stessa…la definizione più becera ma purtroppo più diffusa nel sentire comune. Il governante più “rozzo” ha anch’egli una sua cultura.  L’intellettuale più “disimpegnato”, volente o nolente, fa politica.
Cosa c’entra tutto questo con i Nobel? C’entra, eccome. Perché i Nobel nascono per premiare chi si è distinto nei diversi campi del sapere “apportando un grande beneficio all’umanità”.
Uomini, donne, associazioni “coltivatori” di idee che hanno aperto prospettive nuove, appunto, per l’umanità, in diversi campi: fisica, chimica, medicina, letteratura,  pace nel mondo e, dal 1961, economia.
Idee che hanno inciso, ed incidono, praticamente, sulle sfide del nostro tempo. Non a caso, i Nobel riguardano per la maggiore discipline scientifiche dove è possibile quantificare, oggettivizzare i risultati delle scoperte.
I manichei potrebbero essere contenti: di qua la scienza, la cultura, includendo anche la letteratura, di là la politica, con il Nobel per la pace.
E invece la realtà sfugge sempre a qualsiasi semplificazione. Perché, come ho cercato di spiegare prima, anche le idee della scienza sono politica, anche la letteratura è politica… ed il Nobel per la pace di quest’anno è uno scrittore.
Perché le idee scientifiche e culturali sono politiche? Perché sono idee. Che costringono a ripensare e ripensarsi. A livello individuale e collettivo.
Se poi aggiungiamo che i Nobel sono, a livello mondiale, una vetrina irripetibile, il quadro è (quasi) completo. Perché lì intervengono i meccanismi di pressione, selezione, candidatura, meccanismi politici e culturali insieme, meccanismi che prevedono una serie di variabili non sempre prevedibili ma determinanti…
E’ accaduto così che vincessero illustri sconosciuti e fossero ignorati dall’Accademia svedese grandissimi nomi. Che si sollevassero polveroni mediatici e diplomatici, che si smuovessero delicati equilibri internazionali.
Per quanto riguarda la letteratura, non serve, ancora, rivangare il dibattito sulla funzione etico-politica della stessa… la letteratura è portatrice di idee? A livello universale? E’ politica. Ripeto, anche la più disimpegnata.
Dire che la cultura sia staccata dalla politica è una grande bugia. I Nobel, oggi come ieri, lo dimostrano.

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