Pino Aprile: “Ecco com’è avvenuta davvero l’Unità d’Italia”

da www.strill.it

di Josephine Condemi – Pino Aprile è un giornalista che con “Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero meridionali” sta avendo tantissimo successo e attirandosi un mare di critiche. L’abbiamo incontrato, vincitore del premio “Rhegium Julii” dedicato al saggio sul mezzogiorno ed intitolato a Gaetano Cingari, prima della cerimonia di premiazione.

Gaetano Cingari è uno degli autori citati nel suo volume…come si è imbattuto nella sua opera?
Occupandomi di acciaio e mafia. Io venivo da Taranto,  che aveva vissuto quello che stava per succedere a Gioia Tauro: distruzione di cultura e agricoltura specializzata per avere industria pesante. Una cosa che all’epoca sembrò esaltante ed incredibile,  quindi nessuno si oppose (perché queste sensibilità, diciamocelo  chiaramente, sono posteriori) . Io quando questa stessa cosa doveva avvenire a Gioia Tauro ormai questa sensibilità ce l’avevo in quanto abitante dell’ultimo palazzo prima dell’Italisider. Quindi  sapevo cosa avrebbe significato e avevo visto cos’era successo alla campagna intorno. Quando scesi qui a fare un indagine nella piana,  vidi cosa sarebbe morto  e sentii un agricoltore dire: “Da qui con i piedi davanti mi devono portare via perché ho il fucile”, e invece…Gli agrumeti fecero la fine che fecero eccetera eccetera. Gaetano Cingari è stato fra i primi e fra i migliori ad affrontare questi temi per quello che avrebbero significato per la Calabria, per gli operai, per Gioia Tauro, per l’industrializzazione, per le ricadute sociali ed economiche e non avrei potuto non leggerlo. Credo infatti di avere le primissime edizioni dei suoi libri.

Cosa risponde alle varie critiche che l’accusano di non aver rispettato le verità storiche, o comunque di non aver usato un punto di vista imparziale rispetto a com’è andata la storia, soprattutto in un momento così delicato come l’anniversario dell’Unità d’Italia?
L’argomento sarebbe lunghissimo. Io dico che, essendo ateo e dovendo ubbidire all’unico comandamento che c’è per gli atei, cioè  “fai quel che devi, accada quel che può”, ho ritenuto che fosse doveroso ed utile raccontare quello che , nonostante quello che ci dicono, non è stato raccontato, o meglio non è stato raccontato con l’intento della divulgazione:come è avvenuta davvero l’unità d’Italia. I documenti, le testimonianze che porto nel volume c’erano, ci sono, esistono,ma noi non ne abbiamo trovato un rigo nei nostri libri di scuola . Per cui quando ci viene detto che non sono cose ignote ed inedite ci dicono la verità. Il secondo passo è però che queste cose note non sono diventate patrimonio di tutti e non lo sono diventate perché nei nostri libri di scuola la vulgata del risorgimento è ancora una fiaba.

Qual è la risposta della gente, girando l’Italia?
Di stupore (e questa è la conferma di quello che dicevo prima), quasi di incredulità (“Ma davvero è successo questo?”) e poi viene una voglia matta di saperne di più. Mi chiedono i titoli, “Cos’altro devo leggere?” e io glieli do.

Storia e mito. Quanto mitica è la storia e quanto storico è il mito?
Il mito è stata la prima forma di conoscenza, ma forse ci possiamo permettere, dopo 150 anni, di essere un filino più sofisticati, e di andare dal mito alla cronaca. I miti aiutano, aiutano anche nella formazione di una coscienza nazionale, di un’unità del paese, di un riconoscersi parte di una stessa cultura, anche di una stessa bandiera eccetera. Quindi, il mito è utile: ma non può esserci solo quello. Garibaldi è un mito,  l’uomo Garibaldi è lontano dal suo mito.  Pensate se da ragazzini ci avessero detto che Garibaldi faceva trasporto di schiavi…ci saremmo rimasti malissimo!Poi, siamo diventati adulti, capiamo che il mondo non è perfetto, che gli uomini non possono esserlo, che qualche difettuccio ce l’hanno, che qualche problemino nel loro passato ce l’hanno…Va bene tutto, siamo abbastanza adulti da raccontarci davvero chi era Garibaldi. Vederlo svettare con la spada al sole su un cavallo bianco che si inarca etc etc è bello per il mito: la verità è che Garibaldi soffriva di artrosi deformante e queste cose non se le poteva permettere!

A un certo punto del libro, si parla anche dell’unità d’Italia che è stata fatta grazie a degli accordi che sono stati fatti da associazioni internazionali come la massoneria..pensa che siano anche queste organizzazioni a voler tacere questa parte della loro storia o è un fenomeno più complesso?
I fenomeni sono sempre complessi, non sarebbe bastata la volontà e le trame della massoneria internazionale dell’epoca per determinare eventi così grandi, enormi. C’è anche da dire che l’associazione segreta al tempo era la regola dell’unirsi tra uomini che volevano cambiare le cose (perché il potere del tempo, come tutte le forme di potere, tendeva a perpetrare se stesso). Non c’era solo la massoneria, c’era la carboneria, c’era la “Giovine Italia” c’erano le sette varie etc…Ognuno di nascosto dal potere che altrimenti avrebbe ovviamente impedito. Ciò detto, l’unità d’Italia  è il capolavoro della massoneria, non solo italiana, ma internazionale. E ci tengono. E ci tengono anche a preservare il mito di questa unità. Lo ha rivendicato Armando Corona nel 1988 ma lo aveva già detto Garibaldi, dichiarando il ruolo della massoneria inglese nell’impresa. E’ chiaro che ci sono degli interessi nel mantenere le cose anche a livello di conoscenza così come sono.  Gli interessi possono essere anche legittimi ma questo non significa che debbano prevalere. All’epoca quella opera della massoneria si mescolò con quella di biechi profittatori che vedevano in questo un grande affare, con i desideri e i sogni di idealisti di tutti i tipi (monarchici, repubblicani, federalisti, neoguelfi). Gli idealismi erano tanti e ce n’erano di vario tipo e ognuno partecipò o tentò di partecipare all’impresa secondo il suo disegno e il suo sogno.  Oppure anche secondo i propri porci affari, perché ci furono pure quelli (come ci sono sempre, nelle guerre, nei grandi rivolgimenti storici): l’insieme portò a quel risultato. Ora, il risultato era un risultato desiderabile da parte degli italiani, cioè avere un paese per tutti gli italiani, così come è stato desiderabile avere un’Europa unita anche dalla moneta: sono belle cose che non sempre si ottengono nei modi migliori. E’ successo. Benissimo. Allora, dov’è il problema di raccontarci com’è successo? Perché abbiamo paura di mettere in crisi la costruzione di un paese unito? Il paese si divide soltanto se si continua a nutrire di favole e bugie. Un paese unito riflette su se stesso e si rafforza, esattamente coma ha fatto la Germania, che nel dopoguerra ha saputo scarnificarsi di fronte al mondo intero, tirando fuori tutto il male che aveva fatto, come lo aveva fatto e chi lo aveva fatto: ciò facendo ha recuperato se stessa, la propria identità, il proprio rispetto e il rispetto del mondo.

Quasi alla fine del libro lei dice che probabilmente non saranno solamente i meridionali a salvare se stessi ma saranno i settentrionali che avendo una diversa consapevolezza diventeranno i migliori alleati…
E’ ovvio, perché la gran parte delle persone sono persone perbene. E’ una banalità anche questa, ma ce lo dobbiamo dire! E’ come quando ci si chiede perché il bene non fa notizia e si parla solo dei criminali…ma meomale! I giornali sono i contenitori delle eccezioni, di quello che esce dalla regola. Se dalla regola esce il mafioso, o il politico ladro, vuol dire che la norma è l’altra. Quindi, la gran parte delle persone sono persone oneste e agiscono sulla scorta di quello che sanno. Se quello che sanno è poco, è sbagliato, è orientato, è il mito di “Garibaldi e mille invitti che”, in base a quello agiscono. Se sanno che le cose andarono diversamente e capiscono che il Sud oggi è com’è non perché era così ma perché così è stato ridotto, insieme tutti vorranno che le cose vadano diversamente. Persino sarebbe vero e giusto, se il sud fosse stato già allora così com’è (e non era) perchè in 150 anni, sapendo le cose giuste, si raddrizzano. In 20 anni la Germania è ritornata una. In 150 anni l’Italia no. Perché la diversità non solo non c’era, ma è stata creata. E se ha resistito è perché non “nonostante gli sforzi” ma perché è stato voluto che continuasse ad essere divisa in due , perché questo è il motore dell’economia italiana, ovvero del nord.

E che ruolo ha secondo lei anche il mantenimento di un certo status quo mafioso al sud?
Lo diceva già Salvemini, circa un secolo fa: “I reazionari del nord hanno bisogno dei delinquenti del sud per tenere oppressi gli onesti del nord; i delinquenti del sud hanno bisogno dei reazionari del nord per tenere oppressi gli onesti del sud”. L’unità d’Italia ha visto un connubio fortissimo fra massoneria, imprenditoria settentrionale e delinquenza meridionale, che proprio grazie all’appoggio, alla connivenza, alla complicità del nascente stato divenne potente,divenendo la mafia così come noi la conosciamo. Lo diceva Chinnici, che la mafia prima dell’unità d’Italia così come è stata dopo non esisteva. Se ci pensiamo, e proviamo a fare la somma tra massoneria, mafia e imprenditoria del nord , potete infilare una serie di nomi e cognomi. Perché ancora oggi è così. Perché la mafia (come diceva Salvemini, “i delinquenti del sud”) già allora erano il braccio armato di un potere che è quello lì, che è compatto, che è rimasto quello da 150 anni per tenere a bada, controllate, le popolazioni del sud e non solo. Tant’è che nella relazione della commissione antimafia del prof. Forgione, che la presiedeva, si racconta che la ‘ndrangheta, per entrare nel giro grosso, abbia abbandonato la ‘ndrangheta antica, che quella più evoluta abbia formato la “santa” e abbia varato la promozione di una serie di logge massoniche grazie alle quali ha formato il famoso connubio mafia-imprenditoria settentrionale-massoneria. Tant’è vero che la capitale della ‘ndrangheta oggi è Milano e per diventare ‘ndranghetista oggi non si giura più con la “pungiuta” su “Osso, Mastrosso e Carcagnosso” ma su “Garibaldi Mazzini La Marmora”: gran maestri massoni, risorgimentali, settentrionali.

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7 thoughts on “Pino Aprile: “Ecco com’è avvenuta davvero l’Unità d’Italia”

  1. scusatemi questo mio ardire a scrivervi sul libro di pino aprile.
    sono di origine meridionale mio padre e’ nato a caniccatti trasferitosi al nord per combattere per la 1° guerra mondiale. ed non e’ piu’ tornato. al paese di origine. arriviamo al punto ma il sig. aprile ha mai lavorato coi meridionali?
    io si x 25 anni e devo dire che non ho mai trovato gente piu’ furba e scaltra come loro e sono pure venuto via dal mio lavoro perche non ne potevo piu’.
    per la cattiveria, che avevano. io ho fatto per molti anni un lavoro di guida turistica e, quelli che mi hanno dato piu’ rogne ma tante solo i meridionali.
    mio padre diceva guardati bene nel dare confidenza sei finito. e poi diceva 1meridionale tutto bene! 2 meridionali apri la mente! 3meridionali allontanati
    4 meridionali scappa! sa cosa diceva nelson il sud italia e’ un paese arabo senza quartiere europeo. mi ascolti per favore vada in barca a vela, e lasci scrivere i libri di storia a chi fa lo storico. un suggerimento legga questi libri:brigantaggio e risorgimento(giovanni de matteo) gli spiega cosa vuol dire camorrista. la notte dei fuochi (paolo pansa) gli spiega cosa vuol dire terroni. venga a napoli signor conte.(mario costa cardol)gli spiega che nei nostri mari prima dell’unita italiana i pirati che assalivano le navi era naviglio siciliano.)vedi il caso turri). potrei citarne molti altri. cosa mi dice delle 13.000 case casupole e varie scoperte in puglia? non censite cosa mi dice dei 110 e lode dati al sud e vincono tutti i concorsi statali. comunque potrei scrivere un romanzo sui meridionali ascolti mi darebbe ragione! dimenticavo non sono della lega!
    e piantiamola con i vostri piangistei. mi spieghi perche’ in austria le guardie forestali sono circa 9.000 ed in calabria 17.000? e’ forse la calabria come la siberia? un buongiorno pietro piscopo

    • Buongiorno a Lei. Non essendo Pino Aprile, ma avendo letto il libro, posso assicurarLe che l’argomento della guardie forestali è trattato (e a lungo) e che il volume non è un insieme di “piagnistei”, ma un’analisi precisa e accurata su una realtà storica di cui molti non vogliono sentire parlare..
      il sig. Aprile è meridionale, e credo che abbia lavorato a lungo con i meridionali (tra le sue prime esperienze giornalistiche vi è stata la fondazione di un quotidiano nella cittadina pugliese in cui viveva)…
      Ognuno è libero di pensarla come ritiene più opportuno (anche riguardo alle esperienze personali che ha fatto) però La prego, legga il libro.
      A presto!

    • In Calabria ci sono tanti lavori pubblici che si potrebbe fare a meno , dico , ma ,se licenziamo tutti quei lavoratori di opere pubbliche e licenziamo 15000 forestali , la disoccupazione diventerebbe spaventosa e potrebbe creare rivolte seri, ecco perche’ in Calabria ci sono tante guardie forestali e si inventano lavori pubblici. Questo va bene per i governi perche’ di rompere il coperchio
      Questo purtroppo, e’ troppo da capire per un nordista.In quanto alla furberia dei meridionali , questo e’ qualcosa che e’ nel DNA degli italiani, si chiama WILL TO SURVIVE. Se si escogita unmodo di evitare le tasse, i settendrionali non sono piu’ virtuosi dei meridionali. L’italiano e stato dominato da stranieri per secoli e lo straniero chiede sempre tasse per portarsi a casa, come hanno fatto i Savoia nel sud. Adesso l’italiano ha nel DNA di evitare di fare tutto quel che lo stato gli chiede , incluso pagare le tasse. e il meridionale durante i secoli ha sviluppato il sens di farti fesso e contento. E’ un modo di sopravvivere. Tu hai lasciato , volontariamente il lavoro da guida turistica, ma gli altri non hanno avuto questa scelta , sono rimasti la.

    • Signor Piscopo , io sono calabrese e mi sento fiero di esserlo.Se tuo padre ha voluto cancellare le sue radici perche’ si vergognava, e’ stata una scelta sua che io trovo veramente triste. E’ triste perche’ se non hai le radici , sei sbilanciato , non appartieni a nessuno, ti manca qualcosa. Sei come un orfano, non sai da dove vieni. Rispetto la decisione di tuo padre che ha voluto tagliare le radici che aveva al sud , e certamente si e’ sforzato anche a perdere l’accento meridionale che aveva. ma, dico ,ma, era veramente felice di tagliare ogni rapporto con la sua terra natia? La risposta e’ unNO di certo. Al sud ci crediamo di essere forti , ma siamo umani come tutti

  2. buona sera signora Condemi
    le volevo solo confermare di averlo letto il libro. e’ in seguito alla lettura che le ho scritto! adesso tocca a lei leggere i libri che le ho citato.
    a presto

    • Buongiorno a Lei. Leggerò i libri che ha consigliato al più presto. Credo però che, oggi più che mai, le dichiarazioni che ha rilascito Pino Aprile in questa intervista vadano prese davvero in considerazione….
      A presto!

  3. Buonasera a lei. Le dichiarazioni che ha rilasciato Pino APRILE nell’intervista
    saranno

    da prendere in considerazione come dice lei
    ma un conto e’ parlare con degli intellettuali e con gente di pari livello, tipico del mondo meridionale e un conto e’ parlare con persone che utilizzano solo la furbizia tipico in molti ………………………………
    comunque mi fa piacere dialogare con lei

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