Teodori:”Vi spiego chi era Pannunzio”

da www.strill.it

di Josephine Condemi – Massimo Teodori ha vinto il premio “Rhegium Julii” per la saggistica intitolato ad Italo Falcomatà con il volume “Pannunzio. Dal ‘Mondo’ al Partito Radicale: vita di un intellettuale del Novecento”. Dopo la premiazione al Cilea, mi avvicino per fargli qualche domanda.

Chi era Pannunzio per Massimo Teodori?
Pannunzio è forse il più grande intellettuale di tendenza liberal-democratica del 900 italiano, direi secondo soltanto a Benedetto Croce, perché al tempo stesso è la figura di un grande umanista con una grande cultura letterario-artistica, ma poi anche un leader politico, un giornalista, un pensatore politico. Quindi una figura abbastanza anomala nel panorama italiano.

E perché adesso una biografia su Pannunzio?
Perché Pannunzio è il personaggio più esemplare di quella corrente (che possiamo chiamare laico-liberale) che ha avuto grandi meriti nella storia d’Italia, sia nel risorgimento sia nella storia della repubblica ma viene molto spesso dimenticata ed emarginata dalle due grandi correnti, dalle due grandi chiese:  quella cattolico-democristiana e quella comunista. Si tende spesso a dimenticare che nella costruzione dell’Italia post-fascista questa corrente variegata, composta da personaggi di diverso orientamento ha avuto un’importanza fondamentale. 

Scriveva Pannunzio: “Bisogna ridare agli intellettuali il senso della loro necessità, bisogna ridare loro la convinzione di essere collaboratori partecipi della vita comune”…
Certo. Soprattutto Pannunzio e altri intellettuali della stessa area e della stessa tendenza  non sono degli intellettuali che fanno la catena di trasmissione da parte di partiti né da parte di ideologie, ma sono delle persone che con la loro coscienza danno una risposta ai problemi del paese.

Ancora Pannunzio: “L’intellettuale in Italia, come il pittore e lo scrittore, è considerato uno spostato, un parassita, un povero imbecille che non avendo capacità di riuscire in altri campi si è fermato all’arte” E’ cambiata questa percezione? E quanto?
Non lo so se è cambiata, è anche difficile generalizzare un’opinione di questo tipo. Quello che si è accentuato in Italia, soprattutto nell’Italia repubblicana, è la percezione che l’intellettuale debba servire un po’ un partito, una chiesa, uno stato, un’ideologia… Questo è esattamente l’opposto della funzione dell’intellettuale, il quale invece deve rispondere soltanto alla propria coscienza e deve porsi di fronte ai problemi controversi della realtà e dare il suo contributo.

Che rapporto c’è stato e c’è tra politica e cultura?
Non ci deve essere un rapporto subordinato né della politica verso la cultura né della cultura verso la politica ma ci deve essere un’alimentazione della politica alla cultura e della cultura alla politica. Questo in una certa misura è stato impersonato da Mario Pannunzio che a questa duplice dimensione, politica e culturale, ne ha aggiunta una terza, quella di una grande responsabilità di fronte all’etica pubblica.

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