Alajmo: il cambiamento a Sud? a macchia di Gattopardo…

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da www.strill.it

di Josephine Condemi – Roberto Alajmo è un giornalista palermitano. Con il volume “L’arte di annacarsi. Un viaggio in Sicilia” ha vinto il premio “Rhegium Julii” per il giornalismo,intitolato a Vincenzo “Rastignac” Morello. Andiamo a vedere i Bronzi e subito dopo ci sediamo per parlare di Sud.

Perché “annacarsi” è un’arte?
Io la chiamo arte ironicamente, nel senso che vorrei non fosse affatto un’arte o fosse un’arte sconosciuta. In realtà,  “annacarsi” è un carattere che io credo di avere individuato come il più esemplare dei siciliani, o forse di tutti i meridionali, cioè quello di “muoversi senza muoversi”, “muoversi senza spostarsi”, di mettere in scena ogni volta questa specie di “danza immobile” che è una finzione di movimento, cha dà la sensazione che sempre qualcosa sia sul punto di cambiare e invece poi alla fine siamo sempre là.

Un po’ come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, “cambia tutto per non cambiare niente”…
Un po’ come la vulgata di Tomasi di Lampedusa…in realtà forse cambia a “macchia di gattopardo”, vorrei dire, cioè cambia un po’, in maniera superficiale, e poi anche a “macchia di leopardo”, cioè per piccoli nuclei,  come se poi non ci fosse mai un movimento unitario…

Cosa significa per un siciliano raccontare la Sicilia?
Significa fare un atto d’introspezione, significa indagare i propri stessi mali, i propri stessi cromosomi. E’ stato un lavoro complesso, un continuo entrare e uscire da me stesso, entrare e uscire dalla Sicilia e raccontarla da “dentro” e da “fuori”. Ho cercato di unire i due occhi, l’occhio del corrispondente e l’occhio dell’inviato, giornalisticamente parlando…

A un certo punto scrive della mafia come di una puzza, un odore di qualcosa che si capisce e non si capisce allo stesso tempo, italiano e siciliano insieme ed evidenziando come questo sia un segnale di un “Grande Collasso Nazionale”. E poi associa subito alla Sicilia la Campania. Come mai ha “tagliato fuori”, oltre che la Basilicata, la Puglia e la Calabria?
Perché nel periodo in cui ho scritto c’erano vari sintomi, a parte la spazzatura che accomunava le due capitali del Sud, c’erano anche stati degli episodi simili: cattura di piccoli spacciatori di quartiere e sassaiola contro la polizia, era successo sia a Napoli che a Palermo e allora cercavo di mettere assieme queste cose usando i due estremi anche per raccontare tutto quello che c’è in mezzo.

“In terra di Sicilia le regole del liberismo attengono sì alla sfera economica ma vengono alterate da quella antropologica”…può spiegarci meglio? Soprattutto riguardo a questa “sfera antropologica”?
Quello è un danno strutturale che hanno fatto le leggi sul lavoro precario (o “a garanzia diminuita” come vogliamo definirlo). Queste leggi  dal punto  di vista strettamente economico avrebbero potuto essere un’idea per sbloccare il mercato del lavoro, dopodiché però non si sono fatti i conti (o perlomeno se si sono fatti si sono ignorati i risultati) con una classe imprenditoriale che è, specialmente al Sud, eticamente inadeguata. Per cui succede abitualmente che il precariato diventi un sistema per spremere e buttare via, spremere e buttare via, spremere e buttare via, senza un traguardo. Il risultato è che stanno crescendo un paio di generazioni che non hanno prospettive di pensione, per esempio. Ora, siccome la storia non finisce facilmente, mi chiedo fra 30 anni queste persone di cosa “camperanno” una volta che i padri saranno morti e non potranno più pagargli la casa, il telefono, le vacanze, gli studi dei figli? Con una società “a scadenza”, e se non si pone rimedio… Proprio ieri leggevo la dichiarazione di Draghi sulla stabilizzazione dei precari: non è che un precario è precario a vita, altrimenti poi chi le compra le cose? I prodotti? Qualcuno dovrà pure comprarli oltre che fabbricarli gratis.

“Un viaggio in Sicilia rappresenta un po’ un indagine sull’identità nazionale a cannocchiale rovesciato”…Crede che sia una specificità siciliana o questa definizione può essere estesa a tutto il meridione?
Io credo che la Sicilia proprio per questa sua caratteristica di essere un’isola è più facilmente “isolabile” per rappresentare un’esasperazione dell’Italia…poi…sono partito dall’idea sciasciana che la “linea della palma” si sposti sempre più verso nord, ma sia partita dalla Sicilia e credo che ormai la “sicilianizzazione” sia arrivata a compimento.

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