Beccaria: “L’italiano? il mare in un imbuto!”

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da www.strill.it

di Josephine Condemi – Il Prof. Gianluigi Beccaria è un’istituzione. Membro dell’Accademia della Crusca (ma molti lo ricorderanno come giudice-arbitro accanto a Rispoli nel programma tv “Parola mia”) con il suo ultimo libro, “Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana” ha vinto il premio “Rhegium Julii” per la saggistica intitolato a Leonida Repaci. Lo incontro per sapere anch’io “dove va la lingua italiana”.

Prof. Beccaria, cos’è il “Mare in un imbuto”?
Il titolo è rubato ad una frase di Italo Calvino, quando recensì, nel 61, “Le voci della sera” di Natalia Ginsburg, facendo un grande elogio dello stile, della lingua dell’autrice. In questa recensione sottolineò come la narrativa di allora fosse spesso un “bla bla”, un eccesso, un super parlare, e che poiché l’italiano è così adatto ad essere anche una lingua elastica, di gomma , il bravo scrittore riesce a far passare questo mare nelle strettoie di un imbuto. Calvino quindi ha usato questa metafora in senso positivo, come raggiungimento di una lingua onesta, chiara, laconica, netta, che evita le parole generiche etc. Questo è uno dei filoni che percorre il libro, ma è un titolo ha una doppia valenza: “il mare in un imbuto” io lo intendo anche come il mare di questa bellissima, ricchissima, stupenda stratificata lingua italiana che oggi corre il pericolo di impoverirsi, di immisersi, di fluire in rivoli magri, poveri… Questi due percorsi racchiudono i temi del libro.

Perché si sta impoverendo la lingua italiana? quali sono i pericoli che corre?
Sono di fronte agli occhi di tutti: per un verso,  questo impoverimento improvviso a cui vanno incontro innanzitutto le nuove generazioni… i motivi sono tanti, sarebbe un lungo discorso, ma la competenza, il possesso del lessico,  del vocabolario della lingua italiana si è impoverito. Inoltre è successo qualcosa per quanto riguarda il governo della sintassi, e questo è legato più alla logica. Tra i motivi, appunto, il fatto che si scrive molto di meno, in tutt’Europa, non solo in Italia. Ma il nostro è un paese dove si legge poco, per esempio, dove avevamo una grande scuola e ci sono ancora delle eccezioni… stamattina per esempio sono stato in un liceo stupendo, ragazzi vivacissimi. Ma i professori oggi sono dei missionari, bisognerebbe erigere loro dei monumenti agli angoli delle strade, perché per un misero stipendio fanno un lavoro eccezionale…la scuola va come va, sono stati tagliati fondi, il che porta ad una vita difficile e grama.

A Reggio  ha ricevuto quindi una boccata d’ossigeno…
Sì , questi ragazzi hanno letto il mio libro, si sono preparati, mi hanno fatto tante domande.

Se dovesse dare tre aggettivi all’italiano in generale e all’italiano di oggi, quali userebbe?
La lingua italiana, da Dante in poi, è bellissima, ricchissima, perchè si è arricchita con apporti di altre culture…l’italiano che cos’è?  Una lingua mista, piena di parole arabe, spagnole, germaniche, francesi, oggi inglesi, quindi la lingua della musica, delle arti, del made in Italy, della gastronomia. Oggi continua ad essere una grande lingua ma nel panorama mondiale non rappresenta più quello che rappresentava un tempo…

Che rapporto hanno gli italiani con la loro lingua (sia scritta che orale) in base alla sua esperienza?
E’ un rapporto difficile perché per secoli la lingua di natura degli italiani non è stato l’italiano ma è stato il dialetto. Oggi non più per le nuove generazioni ma per le persone di una certa età il dialetto è ancora la lingua madre, la lingua che usano. Gli italiani con la loro lingua hanno un rapporto difficile. Certo,  ormai abbiamo raggiunto l’italiano medio, che è la lingua di tutti gli italiani, speriamo solo che non diventi mediocre…

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2 thoughts on “Beccaria: “L’italiano? il mare in un imbuto!”

  1. Il mare in un imbuto!! L’italiano nell’imbuto dell’ignoranza dilagante, dei social networks, della chats…. Ecco perchè l’Italiano invecchia, la patologia di “demenza senile” lo corrode, lo svuota dei suoi ed apprezzati preziosi contenuti… Chi scrive ancora oggi, chi legge? Chi studia la grammatica e, soprattutto, la mette in pratica?
    Come vedi, da buona discepola di Socrate, sto (ri)sottolineando le condivisibili ragioni “tirate fuori” dall’Autore.
    Non so chi potrà riuscire a salvare l’italiano… Forse noi, forse tutti, o forse nonuove , dato l’inarrestabile avvento delle tecnologie, che ci “condannano” ad un ulteriore svuotamento e perdita di consistenza della nostra lingua e da cui non possiamo non essere toccati, altrimenti siamo “out”??

  2. Io potrei portare la mia esperienza di “italiana all’estero”, che ha conosciuto tanti stranieri che studiano la nostra lingua e che amano la nostra cultura.
    A dire la verità, anche io mi sento sempre più legata all’italiano e alla sua bellezza. Più tempo passo fuori e più mi rendo conto della sua ricchezza e musicalità.
    Forse bisognerebbe concentrarsi un po’ di più sul recupero della nostra immagine internazionale e calarsi nei panni di chi, la lingua italiana, la ama dall’esterno, spogliata di tutto il peso che noi,invece, dall’interno sentiamo benissimo.
    Chi può salvarla? Solo noi, ovviamente, che già facendo nostra, ogni giorno, la ricchezza della nostra cultura , la possiamo trasmettere agli altri….agli amici, ai fratelli, ai figli…..
    In fondo è così che è giunta a noi, carica di millenni di ricchezze.

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