La narrazione (s)velata: “La nota segreta” di Marta Morazzoni

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Il testo che segue è tratto dal mio invito alla lettura distribuito durante l’incontro tra l’autrice e gli studenti della Facoltà di “Lettere e Filosofia” dell’Università di Messina, organizzato nell’ambito dei Premi ”Rhegium Julii” il 5 novembre 2010

La religione e la musica, le celebrazioni liturgiche e il teatro, la diplomazia e la schiettezza, il libero arbitrio e la predestinazione: sono solo alcuni dei temi trattati dal romanzo della Morazzoni. Un romanzo che partendo da una storia riesce a dipingere la Storia, attraverso un’analisi ironica e raffinatissima dei meccanismi che precedono e seguono le decisioni umane.

Milano, seconda metà del 1700. La contessina Paola Pietra viene avviata dal padre alla vita claustrale, presso il monastero di Santa Radegonda. Qui viene affidata a Suor Rosalba Guenzani, direttrice del coro, che intuisce nella tredicenne insospettabili doti canore, di un contralto “che avrebbe meritato la scena più che la parte confusa in un coro”. E comincia così a fare emergere quella “nota segreta” che avrà un peso preponderante sulla vita della ragazza.

Con l’autrice seguiamo le vicende di Paola e la maturazione del suo personaggio, che s’inserisce però in un mosaico ben più ampio, un mosaico di relazioni interpersonali ed internazionali, un mosaico di leggi scritte e non scritte, un mosaico di punti di vista più o meno convergenti a cui la Morazzoni dà equamente voce, perchè “bisogna sempre mettersi in linea con la visuale del soggetto che parla per giudicare la qualità delle sue parole”.

Ruolo fondamentale è perciò svolto dal narratore, che cambiando spessissimo focalizzazione riesce a rendere la complessità delle diverse forma mentis, aggiungendovi un tocco d’ironia ed instaurando un dialogo quanto mai proficuo con il lettore, divertendolo ed interrogandolo simultaneamente su quanto e cosa sia cambiato dal 1700 ad oggi.

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