Ripensando ai “romanzi alla fine del mondo”…

“Romanzi alla fine del mondo” era uno degli incontri che ho cercato di seguire alla Fiera… Moderatore Antonio Scurati, ospiti Bertante e Pincio.

Proprio Scurati nell’introduzione si soffermava su quanto “pensare alle cose ultime, all’apocalisse è il modo per tornare a pensare alle cose prime” e rifletteva su come l’Occidente si stia piegando su se stesso (con queste produzioni che risentono fortemente del senso di crisi) al contrario di paesi come la Cina che stanno puntando su miti e narrazioni “di fondazione” (segno quindi di una civiltà che vuole espandersi)…

In realtà, esiste anche in occidente, anche in Italia (“l’emblema della crisi occidentale” etc etc) un rifiorire della coscienza identitaria, dei “miti di fondazione”, soprattutto a Sud, dove ferve, sottotraccia forse, per chi non ha occhi per vedere, tutto un movimento di recupero delle radici, dell’identità, proiettato al futuro.

Non sud come “luogo a parte”, ma come pezzo di storia mancante che se recuperato può fare solo bene a Paese (in grande, costituito da paesi in piccolo).

Alcuni dei romanzi più interessanti stanno emergendo proprio da Sud, come sempre, crocevia e frontiera. Certo, bisogna avere occhi per vedere…

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