Referendum e problemi di democrazia…

E’ stato un referendum politicizzato, certo. Ma soprattutto politico. Sia che accettiamo la definizione di Aristotele (politica come amministrazione della polis per il bene di tutti, quindi spazio pubblico all’interno del quale tutti i cittadini partecipano), sia quella di Weber (politica come aspirazione al potere e monopolio legittimo dell’uso della forza), sia quella di Easton (politica come decisioni nell’ambito della comunità), sia quella di Sartori (politica come sfera delle decisioni pubbliche collettive).

Il referendum è uno (forse Lo) strumento di democrazia diretta in un sistema di democrazia rappresentativa.

Scriveva Alexis de Torqueville, nel capitolo “Quale tipo di dispotismo debbono paventare le nazioni democratiche” nel suo volume più famoso, “La democrazia in America” :

“vedo una folla di uomini simili ed uguali che non fanno che ruotare su se stessi […] ciascuno di questi uomini vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri: i figli e gli amici costituiscono per lui tutta la razza umana; quanto al resto dei concittadini, egli vive al loro fianco ma non li vede, li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso, e se ancora possiede una famiglia, si può dire che non ha più patria”.

Scrive Ginsborg  ne “La democrazia che non c’è”:

“le democrazie rappresentative europee del secondo dopoguerra riuscirono per la prima volta a garantire a tutti i propri cittadini non solo i diritti civili e politici, ma anche quelli sociali”, ma che, dopo il 1989, a sorpresa queste democrazie entrarono in una “crisi qualitativa” dovuta, tra l’altro, alla “delega della politica a una sfera separata, abitata da professionisti, organizzata dalle élite di partito, protetta dal linguaggio tecnico e dalla prassi burocratica degli amministratori e in vastissima misura impermeabile alla generalità del pubblico” e al “crony capitalism, il capitalismo basato sulle amicizie strumentali” per cui “il cittadino comune critica ferocemente la classe politica ma segretamente (o apertamente) aspira a salire su una delle numerose scale clientelari che costituiscono il meccanismo nascosto di numerosi stati democratici contemporanei”.

Da qui lo scollamento tra il “sistema dei partiti” e la “società civile” nonchè la disaffezione alla democrazia che caratterizza i nostri giorni. Non siamo più abituati a decidere. A scegliere.

C’è stato chi  ha contestato l’istituzione del quorum perchè incompatibile con il segreto del voto. Non sono d’accordo, esiste il diritto di astensione. Però l’astensione implica comunque la “delega” di cui parlavamo prima (su base diversa il discorso si trova anche qui). “Sono indecisi tra esperti, chi sono io per giudicare?”, “tanto non cambia niente, esce un’altra legge e siamo fregati lo stesso”, “non mi piacciono le strumentalizzazioni” etc etc…

La Calabria è l’ultima regione d’Italia ad aver raggiunto il quorum (a stento, 50,38%). La provincia di Reggio non l’ha raggiunto (49,34%), Reggio Calabria città si è attestata al 51,36%.

Ovviamente, è solo un caso.

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