“Uomini e donne ammazzati dalla ‘ndrangheta”: parte Tabularasa

da www.strill.it

di Josephine Condemi – Cecè Grasso, Lello Cartisano, Rocco Gatto, Giuseppe Valarioti. E lo scandalo degli altri 250 “Dimenticati”. Nomi, storie. “Un pezzo di quello che dovrebbe essere la nostra coscienza sociale; bisogna dire che parte della nostra storia, della nostra vita, è dipeso da questi morti, dalle alleanze che anche attraverso questi morti si sono saldate”:  il procuratore Pignatone è chiarissimo.

“Bisogna fare l’analisi dei problemi. Nessuno a Palermo mette in dubbio che il problema numero uno è la mafia; bisogna cominciare a capire che a Reggio Calabria il problema numero uno è la ‘ndrangheta. La provincia di Reggio è la capitale della ‘ndrangheta nel mondo. Bisogna capire cosa abbiamo davanti: un’associazione unitaria, con la testa a Reggio e provincia”.

Parla lentamente Pignatone, perché non crede che “a problemi complessi si possano dare risposte semplici”, e allora argomenta con ordine, convinto che “quello che fa la differenza sono i magistrati normali, i giornalisti normali, la squadra, non il singolo”, che il primo passo è che “ognuno reciti bene il proprio ruolo sociale”.

“Esiste la parola? usiamola” diceva il grande Eduardo, e se, come ha fatto notare Danilo Chirico, “la ‘ndrangheta molti fuori dalla Calabria sbagliano sia a pronunciarla che a scriverla”, un problema di percezione c’è.  “Un miliardo e trecento milioni di euro” sono stati sequestrati negli ultimi tempi, ha sottolineato Pignatone, “ma non erano certo investiti qui, qua un investimento importante si vede!”.

Forse è questo quindi che falsa la percezione? O qualcos’altro?  “Non sono pecorai ma un pezzo di borghesia silente non solo calabrese ma italiana connivente se non complice!” ha esclamato Forgione. Quindi, la sottovalutazione dipenderebbe forse da un sentirsi tutti più o meno coinvolti? Oppure, come ha affermato Alessio Magro, “non è vero che i calabresi non vogliono combattere, cercano però qualcuno dello Stato con cui interloquire”?  Interrogativi su cui riflettere.

Unanime è l’opinione però che “qualcosa si è rotto”, “qualcosa è cambiato”, nell’azione dello Stato (forse perché, come ha sottolineato Veltri, “la strage di Duisburg è stato un grande errore da parte della ‘ndrangheta, se non ci fosse stato un avvenimento di quel rilievo forse non saremmo qui stasera”?), nelle risposte della società. 

Ancora Veltri: “facciamo ‘ste belle serate e sconfiggiamo la ‘ndrangheta? No, non è che si sconfigge solo così! Però se non c’è, se non esiste una sponda sociale i magistrati, gli uomini che combattono in prima linea da soli non vanno da nessuna parte, noi non andiamo da nessuna parte.” 

Senza capire, senza “conservare” quel “senso critico” al quale più volte si è riferito Pignatone, non si va da nessuna parte.

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