Ricordare, comunicare, agire: Gratteri e Biacchessi a Tabularasa

da www.strill.it

di Josephine Condemi  – “Secondo lei, viviamo in un paese serio?” Una signora tra il pubblico scoppia a ridere, fragorosamente. E anche Nicola Gratteri prima di rispondere alla domanda finalmente si lascia andare ad un vero sorriso, chiedendo sornione: “Signora, ma perché ride?”. Un sorriso vero, non quel ghigno che si trasforma in smorfia la maggior parte delle volte. Nicola Gratteri non sorride. Ha sul viso un’espressione severa, arrabbiata. Spesso quando prende la parola esordisce così: “ora farò venire l’orticaria a molti, però…” Però lo dice.

Lo dice che “in molte cittadine della provincia di Reggio l’indotto dei negozi proviene dal riciclaggio del narcotraffico: i negozi hanno gli stessi prodotti delle vie dello shopping di Milano o Roma ma i redditi non combaciano con quelle città (anche se il tenore di vita è alto)”, che “non è solo questione di evasione”. Lo dice che “se arrestassero tutti i narcotrafficanti i negozi del corso, così come i venditori di barche, di auto di lusso, andrebbero in crisi perché perderebbero alcuni tra i migliori clienti”. Lo dice che “dove c’è riciclaggio il mercato è drogato, i prezzi si impennano e gli unici ad avere liquidità nei periodi di crisi sono i mafiosi”. Lo dice che “a Reggio Emilia i depositi bancari sono cresciuti del 25% e ci sono 7000 appartamenti sfitti, vuoti, ma non essendoci reati di strada sembra che vada tutto bene”. Dice questo e scuote la testa una, due, tre, infinite volte. “Non esiste percezione del fenomeno, specialmente altrove. In questo la stampa avrebbe un ruolo importante: siate meno piacioni, meno accondiscendenti, non fermatevi ai comunicati infiocchettati, andate a sentire le voci della gente, non dite sempre che è stata una ‘brillante operazione’ e chiedetevi perché i commercianti, se siamo tutti così bravi, belli e intelligenti, non facciano la fila dietro la mia porta per denunciare. Non sono abbastanza credibile come magistrato? Non riesco a proteggerli? O non conviene denunciare?”.

“Gli italiani hanno la memoria corta”… Gratteri accompagna sempre la parola al gesto: chiude il pollice e l’indice a formare un cerchio, quasi a voler puntualizzare ogni sillaba, e spesso ruota la mano verso di sé, quindi all’indietro per chi lo guarda, perché quello che racconta parte da lontano in una storia che sembra sempre maledettamente uguale. E precisa: “si dice che il Parlamento sia lo specchio del popolo. In realtà non credo sia così, semplicemente perché il popolo non ha avuto scelta. Il futuro della mia lotta dipende da tutti: da me, dalla scuola, dalla cultura, dall’amministrazione, dal legislatore: non dal Parlamento, ma dalle 15-20 persone che hanno nominato il Parlamento facendo le liste e posizionando i nomi”.

 Anche Daniele Biacchessi ha un’espressione severa, come severe e dolenti sono le storie che racconta: Giorgio Ambrosoli, Peppino Impastato, Libero Grassi, Dario Capolicchio e Francesca Chelli, Giovanni Falcone. Teatro civile “come un grande rito laico”, ha sottolineato, è tale è stato, con Biacchessi sacerdote attento e mai prolisso.

La forza del teatro come evento dialogico, la forza della parola che rievoca e smuove. La forza della memoria, che diventa azione. E ricordare, comunicare, agire, a volte è già uno scandalo

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