Libertà d’informazione e democrazia: al Polimeni la terza edizione de “La matita rossa e blu”

 
di Josephine Condemi – “Siamo nella stessa situazione del ’92. Nel ’92 la politica era indebolita, gli imprenditori disorientati. E quindi si potrebbero raccontare i poteri, i veri poteri forti di questo paese, ed essere quindi totalmente liberi. La Berlusconeide raccontata criticamente o entusiasticamente è l’esercizio più diffuso in questo paese. Io penso al dopo… senza Berlusconi, avremo il coraggio di raccontare le vicende degli azionisti dei nostri giornali, delle televisioni, senza aspettare che cadano in disgrazia?”
 
Enrico Mentana è sul palco del circolo “R.Polimeni” con Aldo Cazzullo, Annalisa Cuzzocrea e Giuseppe Baldessarro. Vincitori della terza edizione de “La matita rossa e blu”, il premio al giornalismo assegnato dalla Fondazione “I.Falcomatà”, sono i protagonisti del dibattito su libertà d’informazione e democrazia. 
 
Se, come ha sottolineato la Cuzzocrea, “la richiesta di buona politica non è stata una costante nel nostro paese”, per Mentana quella attuale è dovuta “a un passaggio generazionale, perché per la prima volta si affaccia una generazione fatalmente post-ideologica che ha riversato le proprie istanze nella palude stagnante della politica. Si è visto che quando la classe politica è in difficoltà, cerca di non informare l’ opinione pubblica su come stanno le cose”. Cazzullo ha fatto notare come “non è che il paese sia diventato improvvisamente di sinistra, è che tutti gli elettori di tutti gli schieramenti non firmano più deleghe in bianco. Nel mondo c’è grande domanda di Italia, di Sud, che dovrebbe essere più consapevole delle possibilità della globalizzazione”.
 
Il Sud e la Calabria raccontati da Giuseppe Baldassarro, che, rivolgendosi ai colleghi (perché “raccontare la Calabria ai calabresi è sempre difficile”), ha parlato della “nuova generazione di giornalisti che scrivono in Calabria e della Calabria con la generosità di chi in questa regione ci vive, pagando un prezzo altissimo. Come fare a portare fuori tutto questo, tutti gli aspetti, tutte le facce della Calabria? Dobbiamo continuare a fare meglio di quanto già stiamo facendo, per riprenderci la nostra Calabria un pezzo per volta, farla diventare la nostra Calabria, non quella della ‘ndrangheta, dei servizi segreti deviati, della massoneria”.  “In questo mestiere” ha evidenziato Mentana “la cosa bella è che non bisogna avere maestri: maestro è per esempio, un collega che ti ricorda quanto è facile parlare stando seduto a Roma o a Milano. Il giornalista è facile da fare se il tuo editore è una grande azienda di comunicazione o sono azionisti di grandi industrie, ma quando si fa il giornalista in Calabria, a livello locale, l’editore ha la clinica convenzionata o mille altri interessi tutti molto permeabili, insidiabili.” “Il nostro è un mestiere bellissimo, abbiamo bisogno di una nuova generazione che porti idee nuove, approcci nuovi nel raccontare” ha continuato Cazzullo “tutti coloro che sono interessati al giornalismo dovrebbero provarci, anche se è difficile”.
 
Perchè il futuro della democrazia passa dalla libera informazione.
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