Grignetti a Tabularasa:”la Seconda Repubblica finirà con un grande scandalo”

da www.strill.it

di Josephine Condemi– Francesco Grignetti, giornalista de “La Stampa” e autore de “Il caso Montesi”, è a Tabularasa. E’ l’occasione per parlare quanto e cosa è cambiato dagli anni ’50 ad oggi.

“Ci fu un grande scandalo alla nascita della Prima Repubblica e uno scandalo alla sua morte” : si può dire che la Seconda Repubblica finisca con un grande scandalo?

Finirà con un grande scandalo, sicuramente.

Che ancora però non è uscito fuori?

Forse non è uscito fuori perché siamo ancora in mezzo al guado, non mi pare che siamo arrivati ancora al capolinea. Se la tradizione verrà rispettata, dobbiamo pensare che ci sarà uno scandalo ancora più grande dietro l’angolo.

Nel suo libro ci tiene a sottolineare come nei documenti analizzati “non c’è nulla che indichi il nome di chi l’assassino di Wilma Montesi. Né, all’opposto, la prova di un insabbiamento dell’inchiesta. C’è però il trionfo della dietrologia. La necessità  di un Grande Vecchio che ‘doveva’ necessariamente trovarsi dietro le quinte”. In realtà, e il libro lo spiega bene, i movimenti erano più complessi. E’ ancora oggi così?

Io non credo ai grandi vecchi, alle regie uniche, ai grandi complotti. Credo che la realtà sia piena di sfaccettature e quando avvengono dei fatti grandi ci siano molti che tentano di strumentalizzarli: in un gioco di azione e reazione poi le storie si evolvono. Sicuramente nel caso Montesi c’è stato una mischia dietro le quinte, un gioco di potere per cui si cercava disperatamente di distruggere l’avversario politico.

Cos’è la “satiriasi dello scandalo” di cui parlava Missiroli, che nasce con il caso Montesi?

E’ la voluttà, che sfocia a volte nel voyerismo,  un piacere dei sensi. Il leggere certe storie permette all’opinione pubblica, al grande pubblico, di vivere per luce riflessa un proibito.

E arriviamo al sesso. Che era l’ossessione nazionale e continua ad esserlo, a causa della morale cattolica e non solo …

Il caso Montesi all’epoca fu chiamato anche il “caso del reggicalze”.Proprio fin dalle primissime cronache la sottolineatura del reggicalze fu una gigantesca strizzata d’occhio tra chi scriveva e chi leggeva. Tra l’inizio dello scandalo nel ’53 e la fine nel ’57 cambia anche il linguaggio giornalistico: i giornalisti che erano liberi nella ricerca delle notizie diventano liberi anche nel linguaggio, non si autocensurano più e quindi dicono le cose come stanno. Il caso Montesi ha anche questo merito. Nel ’53 questo non era ancora possibile: quello che non si poteva dire si faceva intendere, e la storia del reggicalze era chiarissima per i lettori dell’epoca.

“Da allora, e per sempre, la politica italiana decise di tenersi lontana dagli scandali sessuali. L’accordo fu tacito ma definitivo: mai infierire sull’avversario usando quell’arma letale”… però ci è stato un momento in cui però la diga si è rotta…

Non è neanche una diga, è una convenzione. La convenzione si rompe con Berlusconi, perché Berlusconi fa del suo privato un’arma politica. E’ chiaro che Berlusconi è un politico sui generis, è comunque un politico di nuova generazione rispetto alla Prima Repubblica: anche Bettino Craxi aveva un suo privato, aveva una sua doppia vita ma di questo non si parlava e soprattutto l’uomo politico non lo ostentava. Silvio Berlusconi lo ostenta e ne fa addirittura un’arma di seduzione nei confronti dell’opinione pubblica e degli elettori. Ovviamente rompe la convenzione,perché se è lui il primo a parlarne inevitabilmente la convenzione non può reggere. Sotto questo profilo l’autore che più mi appassiona è Filippo Ceccarelli, giornalista bravissimo che ha scritto un libro straordinario, “Il letto e il potere”, in cui racconta proprio come lo scandalo sessuale fosse sempre presente ma sempre nascosto durante la Prima Repubblica e di come invece diventi dominante nel linguaggio pubblico con la Seconda Repubblica.

“La polizia non poteva certo investigare su se stessa. Il ministro decise quindi di investire i carabinieri”…è un caso che ci sia sempre questo forte dualismo tra polizia e carabinieri nella storia della repubblica, oppure funziona come i due consoli nell’antica Roma che si dovevano controllare a vicenda?

Esattamente così. Anche questa è una convenzione non troppo dichiarata ma molto chiara alle istituzioni. E’ bene che un potere venga bilanciato da un altro potere. Siccome il potere investigativo è un potere molto forte, è bene che di questi poteri ce siano due.

Ingrao il 7 febbraio ‘54 a proposito del caso Montesi scrive sul “L’Unità” un editoriale in cui parla per la prima volta di “questione morale”. Secondo lei la questione morale ha portato più vantaggi o più danni al Partito Comunista, sia nel caso Montesi che dopo?

Probabilmente gli ha portato più danni. Era una scorciatoia. Attaccare gli avversari della DC al potere sulla questione morale, nel breve periodo ha fatto guadagnare, perché ha posto in una cattiva luce la classe dirigente; sul lungo periodo invece è stata un boomerang perché secondo me ha spostato l’attenzione non sulla politica, non quindi su una soluzione pratica, ma da problemi concreti si è passati a problemi immateriali e di valore. Ciò ha depotenziato la capacità di una soluzione alternativa, di un’alternativa. L’opposizione in Italia si è condannata con le sue mani a rimanere opposizione per tutta la vita perché non ha mai avuto chiaro che per diventare maggioranza bisogna avere proposte concrete a problemi concreti che convincono la maggioranza degli elettori.

A un certo punto i presunti colpevoli vengono assolti e lei lo mette in correlazione al fatto che molti dei “protagonisti dell’affaire, in un modo o nell’altro, erano ormai lontani dall’area del potere. Chi doveva vincere, aveva vinto.” Funziona sempre così?

Quella volta funzionò così. Ma credo funzioni così. Una volta che osserviamo la parabola dello scandalo mediatico e molti si meravigliano perché d’improvviso non si parla più di un certo caso, è perché improvvisamente cala la tensione perché ormai il risultato si è raggiunto. Una data persona è stata colpita, una carriera politica magari zoppica e a quel punto…

Quindi il vero obiettivo non è scoprire la verità ma le tendenze laterali e tangenti lo scandalo…

No, non direi il vero obiettivo. Però non si può sottovalutare che c’è anche questo.

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