A Tabularasa l’incantesimo del jazz

di Josephine Condemi – Ma come possiamo noi descrivere quelle mani da pianista che inseguivano vorticose scale per poi sfidare e dare consistenza alle immagini che la voce evocava? Come possiamo noi descrivere i crescendo che si susseguivano senza sosta, fino all’ultima nota vibrante nell’aria?
Come possiamo noi descrivere l’armonia di toni diversi che magicamente si accordano e si inseguono l’un l’altro, ascoltandosi e proprio per questo riuscendo a stare magnificamente bene insieme? Come possiamo noi descrivere l’emozione pura sul e sotto il palco? E’ stato un incantesimo, dovuto alla voce che in siciliano “cunta” di padri e mariti padroni, di amori impossibili, di pescatori che vivono sul loro “oro nero”, del tempo che passa mentre tu vuoi restare, di nonne che muoiono ma non per davvero; che in inglese narra della notte degli amanti paurosi, di una preghiera di ringraziamento alla musica. Un incantesimo, dovuto agli strumenti che materializzavano lame di coltelli, rumori di passi, quartieri di paese e strade senza nome. Dovuto al jazz, che si è servito del “Laura Lala e Sade Mangiaracina Quartet” per regalarci una serata speciale. Commistioni. Amalgami tra antico e nuovo. Accostamenti tanto più azzardati quanto più azzeccati. Il jazz ha sempre vissuto di questo. E chi dice che sia una musica per  intellettuali, per “orecchie fine” si sbaglia. Il jazz è per tutti, il jazz è emozione. “La musica va prima ascoltata, poi ci si informa sull’autore”, aveva affermato Gino Scrimizzi presentando il suo volume, “I love you madly”. La musica va prima ascoltata. Le canzoni del quartetto riprendono la tradizione dei cantastorie siciliani innestandola su virtuosismi melodici che creano cortocircuiti affascinanti. Oppure recuperano l’efficacia di alcune battute classiche del melodramma (“E s’iddu moru e vaju mparadisu/Si nun ce trovo a ttia, mancu ce trasu” dalla “Cavalleria Rusticana”) e le incastonano l’accompagnamento che non ti aspetti, alternandole con “l’abballati” della tarantella tradizionale. “Pure songs”, canzoni pure. Canzoni. Jazz. “Credo che uno degli scandali più gravi nel mondo di oggi sia il poco spazio che le persone concedono alla passione” aveva affermato Rocco Pandiani, editore del libro di Scrimizzi; “quando chiedo alle persone quale sia la loro passione, mi guardano stranite, forse non ci avevano mai pensato”. E se oggi come allora, “il jazz ha un significato sociale, oltre che artistico”, come ha affermato Scrimizzi, forse è il caso di mettersi ad ascoltare, di sintonizzarci con quello che c’è dentro e intorno. Davvero.
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