Sandra Savaglio, ricercatrice. Di astrofisica e di senso

da www.strill.it

di Josephine Condemi  – Sandra Savaglio è ricercatrice. Il suo più che un mestiere sembra essere un approccio alla vita. Non investigatrice: ricercatrice. Di legami, di senso. Sandra Savaglio ha un sorriso aperto, ti guarda dritto negli occhi quando ti parla, con un peculiare accento american-cosentino. Sa ascoltare. Si illumina quando parla del suo lavoro, è pronta a spiegarti, anche se appena ti conosce, cosa rappresentano le fotografie che tiene in mano, scattate dal satellite Hubble, “perché forse non lo sai”. Parla dell’esperienza che l’ha fatta andare via dall’Italia (aveva vinto il posto di ricercatrice destinato ad un’altra, dopo varie peripezie ha accettato un’offerta di lavoro negli States), tanto tempo fa, ma non ne parla volentieri, “perché è stata un’esperienza negativa, difficile, ma ormai me la sono messa alle spalle, è passata e penso di averla in qualche modo superata. Penso che accanirsi sia la cosa peggiore: pensare che l’universo ce l’abbia con te è un modo per diventare arrabbiati, nervosi, negativi. Se io me la fossi presa sarebbe stata una sconfitta, non una vittoria, perché la cosa che fa più male non è l’odio, ma l’indifferenza. Quindi io l’ho presa tutto sommato con molta indifferenza.”

Che quindi non fosse stato per il Time e la copertina  non ne avrebbe parlato pubblicamente (“ne parlo con gli amici, non è un segreto”), perché “sono cose che capitano abbastanza di frequente in Italia, però la gente non ci fa più caso, non fa notizia, avrebbe fatto più notizia che io fossi stata accoltellata: tu accendi il tg e parlano delle ragazze che hanno ammazzato questa settimana o il mese scorso. Invece c’è un sacco di informazione che non viene data, e quindi penso che per i giovani sia importante imparare l’inglese perché ti si apre un mondo d’informazione totalmente diverso”.  Che quando ricorda il momento in cui ha detto “vado”, “in quel momento non ci pensi quale sarà il tuo futuro, prendi l’occasione e vai, e poi diventa la normalità spostarsi, anzi diventa poi difficile pensare di stare sempre in un posto”.

Che gli stranieri quando parlano dell’Italia “non dicono ‘è colpa di ’, ma ‘perché?’ e io cosa devo rispondergli? Non c’è una risposta netta, precisa”.  Che “l’ipercompetitività si sente, sì, non è una lotta personale ma fra gruppi, ogni tanto si sentono storie di colpi bassi ma siamo così pochi che se uno fa cose stupide gli altri lo vengono a sapere e viene punito”.

E lì pensi che sia nata con l’impermeabile. E non ti quadra con la vivacità che esprime attraverso i gesti e la voce. E allora capisci che l’impermeabile forse se l’è costruito. Non troppo stretto, però. Attraverso cui e oltre al quale continuare a cercare. “La passione per l’astrofisica è arrivata dal desiderio di capire da dove veniamo”…e studiare teologia no? Lei rilancia: “se ti accontenti sì. Non lo so, non mi ha mai convinto. La scienza sì. Alla fine, anche noi abbiamo raggiunto un certo limite e più di là non possiamo andare,quindi stiamo aspettando che succeda qualcosa di drammaticamente importante che ci faccia capire qualcosa di più” . Tipo la Teoria dell’Unificazione? “Sì”. Quindi ci spera ancora, nonostante molti l’abbiano data per spacciata? “Non è data per spacciata, semplicemente non ci sono teorie talmente convincenti da essere adottate”.

Il sogno resta quello di scoprire l’origine dell’universo. “Sì, di questo universo”. Perché ce ne possono essere altri… “o che ci sia stato un universo prima completamente diverso. L’universo all’inizio era concentrato in un punto, e prima di questo punto che c’era? C’era il nulla, o c’era qualcos’altro?I credenti pensano ci sia un dio, ma l’interpretazione dipende dal tipo di cultura che hai.”

E quindi continuare a cercare. Perché “mi manca tantissimo la Calabria, mi piace tantissimo tornare, me poi uno fa delle scelte e dici: ‘è più importante il mio lavoro e il rispetto per quello che faccio o i pomodori?’”. E quando tocca l’argomento ‘rispetto’, continua: “La differenza tra Italia e America è tutta qua. La mia esperienza mi ha insegnato che questi tromboni non hanno rispetto per i giovani e questo per me è deleterio. Perché i giovani sono il futuro, questi qua sono mezzi morti, non cambiano. Un giovane lo puoi modellare, da un pezzo di marmo viene fuori una statua. Potenzialmente lo puoi fare e dipende da te. Tra l’altro i vecchi spesso ti fanno sentire una nullità perché così loro si sentono più forti. Perché tu non hai il coraggio di cambiare la loro testa, perchè sei giovane, pensi di essere una nullità per davvero perché è questo quello che ti insegnano”.

E ti sembra che dall’impermeabile sia fuoriuscito qualcosa. Ma magari è la tua impressione. Lei ora torna a sorridere. E, sorridendo, a cercare.

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