Gianni Ippoliti a Tabularasa

da www.strill.it

di Josephine Condemi – C’era una volta il maestro Manzi: milioni di italiani con “Non è mai troppo tardi” imparavano a leggere e scrivere grazie alla televisione. C’era una volta il palinsesto del “giovedì: quiz, venerdì: teatro, sabato: varietà, domenica: sceneggiato, lunedì: film”. C’era una volta “Carosello” che, nato come stratagemma per inserire la pubblicità, si trasformò in un vero e proprio laboratorio di comicità e storie “all’italiana” (quando ancora usare questo termine non era percepito come dispregiativo). C’era una volta “mamma RAI”, pedagogica come non mai.

E poi arrivarono le tv “pirata” (ci vollero anni per stabilire che il monopolio tv era incostituzionale), quelle via cavo, e poi tra tutte se ne impose una, e furono gli anni del “torna a casa in tutta fretta: c’è il Biscione che ti aspetta!”, con le serie americane, la gente protagonista, la tv a tutte le ore, il duopolio.  E poi il satellite, e poi …

Stasera (ore 21, Circolo del tennis “R. Polimeni”) Tabularasa incontra Gianni Ippoliti, autore, conduttore, uomo che con la televisione ci lavora e ci gioca; capace quindi di analizzarne i meccanismi dall’interno e dall’esterno della routine produttiva.  Ippoliti ci parlerà di “come è cambiata la televisione italiana dalla sua nascita ad oggi” e del dilemma di sempre: è la tv che ci cambia o siamo noi che la cambiamo? In che modo? La tv è parodia dell’Italia, o viceversa? Il rapporto morboso che lega (o ha legato?) la tv agli italiani fa sì che non ci si possa occupare dell’una senza occuparsi anche degli altri. Facendosi un gigantesco esame di coscienza.

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