Frames culturali, democrazia e sviluppo tecnologico: Foa, Gilioli, Pieranni, Rossano a Tabularasa

da www.strill.it

di Josephine Condemi– Questione di frame. “Il frame è un concetto psicologico per cui si crea nella mente una sorta di filtro nell’analisi  della realtà: tutto quello che rafforza il filtro è accettato, mentre quello che lo mette in discussione è rifiutato.” Marcello Foa è a Tabularasa. Sollecitato dalle domande di Antonio Rossano, parlando delle rivoluzioni del Maghreb, sostiene: “Il frame accettato era che le rivoluzioni in Egitto fossero spontanee, che senza Internet non sarebbero potute accadere. Ma visto che il dovere del giornalista è sfidare il frame più diffuso, ho scoperto che le rivoluzioni sono state sì un simbolo del malessere diffuso e radicato della società civile ma non così spontanee: nel 2008, il dipartimento di stato americano invitò dei blogger per parlare di una rivoluzione che sarebbe dovuta avvenire nel 2011. Questi blogger sono stati poi i protagonisti del racconto delle rivolte.

Ora: non è che l’America abbia ordinato la rivoluzione, ma ha capito i germi che stavano spuntando e ha fornito alla società civile gli elementi giusti… Pochi giorni prima della rivoluzione in Egitto, i blogger erano a Doha, per parlare di comunicazione strategica. So per certo che quelli presentati come protagonisti spontanei erano stati consigliati.”

Alessandro Gilioli, in collegamento su Skype, non è d’accordo: “è vero che ci sono e ci sono stati spin doctor, ma il ruolo di Internet è stato notevole: la rete ha come effetto a lungo termine quello di creare una modificazione del sistema cognitivo, abitua alla pluralità dei punti di vista, alla biodiversità… quando si crea questo, chiudere poi il sistema non serve a niente.” La rete allarga il frame, quindi.

Che non deve essere mai tralasciato, specialmente quando si parla di contesti a noi distanti come quello cinese: “la democrazia in Cina è una parola che ultimamente si usa, ma non ha lo stesso nostro significato, serve più che altro per fare avviare una pluralità di posizioni all’interno dell’unico partito cinese.” Simone Pieranni, in collegamento dalla Cina, spiega: “nel frame confuciano, i governanti sono i figli del cielo e come tali hanno il diritto di governare. Quando questo non succede, abbiamo le centinaia di migliaia di ‘incidenti di massa’ ogni anno: le persone vanno sotto casa del funzionario corrotto o sfasciano i quartieri dei ricchi. Oppure, fino a due-tre anni fa, ‘il motore di ricerca umano’: fenomeni di delazione dovuti a informazioni scoperte su Internet. Dei 485 milioni di utenti in Cina, 300.000 persone sono pagate per inserirsi nei forum e parlare bene del governo… Il web in Cina è espressione dell’urbanizzazione, della crescita economica, dell’aumento della classe media, ed è per lo più usato come fonte di divertimento. Internet è come fosse una grande Intranet, una rete interna al paese; per i rapporti con l’esterno usano uno “scudo” per selezionare le informazioni per cui se digiti ‘Tiananmen’ su un motore di ricerca, o cade la connessione o ti staccano la linea telefonica, come è successo a me.”

Pieranni ricorda come nella prospettiva (nel frame?) del partito “un sito censurato è un sito armonizzato” e come “gli attivisti sono molto pochi, poi c’è tutto un sottobosco che offline non ha spazi pubblici e che si esprime sul web. Ma la maggior parte degli utenti cinesi sono 30-40enni cresciuti nell’età delle riforme, figli unici, che vogliono prendersi una fetta della torta del progresso economico cinese sempre più veloce”.

“In Italia” ha evidenziato Gilioli “la rete è libera, tutti possono fare quasi tutto: però ci sono spinte affinchè sia meno libera. Spinte politiche, perché l’establishment ha paura del mezzo che può determinare piccoli movimenti di opinione pubblica, ed economiche, perché Internet è un grande ascensore sociale, e quindi chi ha rendite di posizione è preoccupato dal fenomeno. La conseguenza è che abbiamo disincentivato la rete: niente infrastrutture, assegniamo le frequenze che dovrebbero essere di Internet alle televisioni, creiamo burocrazie sul diritto di rettifica, proibiamo gli sconti sui libri in rete…. siamo l’unico paese nel G8 che non ha un piano digitale”.

Ed anche qui, è un problema di frame culturale. “Siamo il paese che ha la stessa quantità di banda larga dell’Ucraina. Non ci rendiamo conto che: Internet produce Pil e, se si blocca, non si uscirà mai dalla fase recessiva; siamo un paese chiuso, che non apre le finestre, che si guarda l’ombelico e la rete è un mezzo che permette di aprire le finestre, di guardare fuori; in Italia c’è un ricambio generazionale più lento, non solo in politica ma in tutti i settori, la rete potrebbe aiutare a favorire un cambiamento”.  Ma non si sa, o non si vuole cambiare? Questione di frame…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...