Lo scandalo nella “nera”: il mostro di Firenze. Provvisionato e Marazzita a Tabularasa

da www.strill.it

di Josephine Condemi– “Compagni di merende”. Mario Vanni interrogato in qualità di amico dell’imputato Pietro Pacciani, accusato dei delitti attribuiti al Mostro di Firenze, alla domanda  iniziale sulla sua occupazione rispose: “Io sono stato a fa’ delle merende co’ i’ Pacciani, no?”. E nient’altro.  Da allora, “Compagni di merende” è diventato un’espressione che indica complicità tra persone, meglio se intente a tramare qualcosa alle spalle altrui. Usato spesso in politica, ha fatto sì che nel 2009 intervenisse addirittura la Cassazione per stabilire che il termine rivolto ad avversari politici rientra nel diritto di critica e non è perseguibile. Basta questo per indicare la forza che nell’immaginario collettivo ha avuto e continua ad avere il caso del “Mostro di Firenze”, il serial killer delle coppiette che si appartavano per avere momenti di intimità.

Otto duplici omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985 in provincia di Firenze: l’Italia continuando a interrogarsi su questi casi zeppi di particolari raccapriccianti, in quegli anni avviò un dibattito inedito sulla possibilità di concedere ai figli l’intimità in casa, pur di non essere colpiti dal Mostro. Mostro, o mostri?  Ad essere stati condannati per i delitti, lo stesso Vanni e Giancarlo Lotti, due dei “compagni di merende”, mentre Pietro Pacciani, considerato il “capo della compagnia”, è morto nel ’98 (per alcuni, in circostanze misteriose) prima di essere sottoposto ad un nuovo processo in appello in seguito all’annullamento della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione. Questa la verità giudiziaria. Ma può racchiudersi qui un caso che ha avuto un impatto così forte da avere addirittura ripercussioni linguistiche? Ne parleremo stasera con Nino Marazzita (avvocato penalista, difensore in appello proprio di Pacciani) e Sandro Provvisionato (curatore del settimanale “Terra!”  e direttore del sito misteriditalia.it). Dalle ore 21 presso “La luna ribelle”  sarà ancora Tabularasa.

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