Politica, media, scandali: parla Peter Horrocks

da www.strill.it (click here to see the English version)

di Josephine Condemi – Peter Horrocks, il direttore della BBC World Service, è a Tabularasa. Lo incontriamo per saperne di più sulla sua visione di servizio pubblico, sulla sua percezione d’Italia  e sugli scandali del momento.

Cos’è il “ valore pubblico” della BBC citato nella BBC charter, e qual è la concezione di  “servizio pubblico” per la BBC?
La BBC ha parecchi scopi pubblici, indicati dalla BBC Charter  (che è come una legge per la BBC) e decisi dal governo: molti di questi sono importanti per il giornalismo. Uno riguarda il supporto alla società civile: supportare la democrazia dando alle persone un’informazione imparziale, obiettiva, che li aiuti a prendere decisioni come cittadini. Abbiamo anche una responsabilità in termini di notizie verso il mondo e quindi una responsabilità verso le regioni dell’Inghilterra, quella di rispecchiarle. Questi sono i valori della BBC, che guidano la nostra attività.

Che significa informazione obiettiva? Un’informazione imparziale, senza contatti con Ia politica, o cos’altro?
Noi di solito usiamo il termine “imparziale”, ma può significare anche obiettiva. L’idea viene fuori dall’indipendenza della BBC: la BBC è indipendente dal governo, indipendente da influenze commerciali e, in un senso più ampio, cerca di essere indipendente intellettualmente, facendo un passo indietro rispetto alle questioni e dicendo: “Guardiamo tutti i fatti, in maniera assolutamente accurata, riflettendo tutti i punti di vista e dando quell’informazione che aiuti il pubblico a farsi un’idea propria”. Non abbiamo una prospettiva precostituita, non diciamo alla gente cosa pensare, diamo loro informazioni e analisi e dopo lasciamo che si facciano un’idea propria.

Ma come fa la BBC ad essere allo stesso tempo una Crown Corporation (cioè di proprietà del governo) e indipendente dalla politica?
Sì, hai ragione. C’è un paradosso in questo, è difficile spiegarlo. La sezione della BBC di cui sono responsabile, quella delle notizie per il pubblico internazionale, è finanziata, in maniera un po’ diversa, dal Ministero degli Esteri del governo inglese. Quando parlo con i rappresentanti dei vari governi nel mondo mi dicono: “Ma tu devi fare propaganda, perché sei pagato dal Ministero degli Esteri” e io rispondo: “No, non è così che lavoriamo. Siamo pagati dal governo ma loro ci dicono: ‘Riporta le notizie in maniera indipendente’”. Per fare un esempio: qualche anno fa, durante la guerra in Iraq, molto controversa nel Regno Unito come in tutto il mondo, la BBC e la BBC International News hanno riportato tutte le contraddizioni e molte cose imbarazzanti per il governo inglese. Questo è il privilegio che abbiamo: riceviamo denaro pubblico, ma abbiamo il diritto di criticare le politiche del governo inglese.

Però, si legge sul BBC Protocol che la BBC World Service è tenuta a dare una “visione inglese equilibrata” (“a balanced British view”) degli eventi internazionali. Che significa?
Una visione inglese non nel senso di una visione del governo inglese. Uno dei valori che crediamo abbia l’Inghilterra, è essere onesti intellettualmente, obiettivi, razionali, corretti…

Ma se si pensa che la BBC World Service è l’evoluzione della BBC Empire Service, la radio dell’Impero britannico, quando si legge di una “visione inglese” si pensa…
Non credo sia un buon modo di descriverla e non uso quella descrizione.

Dal 2007, il Board of Governors (l’organo direttivo della BBC) è stato sostituito dal BBC Trust, molto criticato…
La principale critica che si rivolge al Trust è se sia sufficientemente indipendente o se questo significa che non è abbastanza in grado di supportare e battersi per la BBC. E’ un supervisore o un organo direttivo? Il Trust è leggermente confuso rispetto a queste due cose, e questa è la critica. In realtà è un problema piuttosto tecnico, non chiaro quanto dovrebbe essere. Io penso che stia lavorando abbastanza bene, ma ci sono state molte discussioni critiche su questo.

Quindi, per il suo lavoro non è importante…
Può esserlo, può esserlo perchè c’è stata una volta in cui ho trattato con il BBC Trust e ci hanno supportato molto, volevano aiutarci, essere in grado di essere efficaci. Altre volte si comportano come supervisori, controllano tutto ciò che facciamo eccetera. E’ una relazione leggermente strana, ma va bene.

Il caso “News of the World”: che sta succedendo in Inghilterra?
Vorrei saperlo. Penso che ci siano molte cose nascoste che ancora non sappiamo. In un senso più ampio, penso che quello che vediamo sia il risultato di un’industria dei giornali molto competitiva: un pubblico che compra giornali ed è interessato a sapere notizie sensazionali, crea una pressione economica. Ciò ha significato che i giornalisti hanno commesso azioni, in alcuni casi, criminali, andando troppo oltre. E così ci si chiede come queste organizzazioni hanno affrontato ciò, una volta sapute le cose che stavano succedendo. Quindi la situazione diventa più seria, perché se all’interno di un’importante organizzazione pubblica è stata commessa un’attività criminale e non sta facendo abbastanza per affrontarla (o forse non lo sappiamo ancora), o forse l’ha affrontata pagando risarcimenti alle persone per farle stare zitte e evitare le indagini, la situazione diventa seria. Sta cominciando a diventare pubblica per il buon lavoro giornalistico di un altro giornale, “The Guardian”: il Primo Ministro inglese, David Cameron, ha aperto un’inchiesta sulla stampa, sui media, indagando sulle loro pratiche e anche sulle loro proprietà, perché questa è un’altra grande questione, da chi sono posseduti i media nel Regno Unito e quindi che ruolo hanno le concentrazioni di potere, specialmente nel caso di Rupert Murdoch.

Il capo del dipartimento di Scotland Yard che ha indagato sul caso nel 2006 era diventato editorialista del “NOtW” e lo è del “Times”, entrambi proprietà di Murdoch; il direttore esecutivo di “NOtW” è stato invece consulente media per Scotland Yard tra il 2009 e il 2010…non è un po’ strano?
Certo, è terribile. Penso ci sia bisogno di una separazione di ruoli molto chiara tra la stampa e la polizia, che questa ha confuso…

Ma è una situazione nuova per l’Inghilterra o la stiamo scoprendo solo adesso?
Penso che ci sia sempre stata una relazione tra la stampa e la polizia, con le informazioni che passano di mano, ma queste cose molto più esplicite, con le persone che si trasferiscono da un’istituzione all’altra eccetera, è una situazione molto brutta.

Il “Guardian” è stato uno dei primi, forse il principale promotore dell’inchiesta, assieme al “New York Times”…la BBC si è occupata del caso a scandalo esploso, riportando ovviamente le fonti degli altri giornali…non è che all’inizio avevate pensato fossero battibecchi tra competitors?
La ragione per cui non hanno sollecitato prima l’attenzione sulla storia? Forse è stato anche questo, ma penso che la BBC avrebbe dovuto probabilmente fare di più. Abbiamo fatto un programma di inchiesta qualche mese fa che si è avvicinato al caso con alcune nuove informazioni. Mmmmmh, è sempre difficile sapere quanto significative siano le storie,  per un’emittente che ha la responsabilità di diffondere le notizie a tutti… Abbiamo pensato che fosse probabilmente una cosa relativamente piccola dentro l’industria dei media. Il Guardian (e tutti gli abbiamo dato credito), era del parere che fosse qualcosa di più grande, così hanno continuato a cercare facendo un ottimo lavoro.

Quindi, secondo lei quanto ha contato la dimensione politica nel fare esplodere il caso?
Penso che ci sono alcune persone a sinistra, e il “Guardian” è un giornale di sinistra, che vedono Rupert Murdoch come una persona che influenza negativamente i media e la società…

Una specie di demonio…
Esatto, e sono sicuro che questo sia stato un elemento per cui il “Guardian” e in una certa misura il “New York Times” sono stati determinati ad andargli dietro. Non come un competitor ma più come esponente di un’idea culturale e politica con cui non sono d’accordo. Ma il caso di cui stiamo parlando è qualcosa di criminale, va oltre la prospettiva politica e la rivalità commerciale… Indubbiamente è stato un fattore motivante per alcuni giornalisti che hanno riportato il fatto non essere d’accordo con Murdoch e ciò che rappresenta.

Cameron ha dichiarato il fallimento della Press Complaints Commission (commissione di autoregolamentazione della stampa britannica, composta dai rappresentanti dei principali editori ed è autofinanziata dalle testate giornalistiche, ndr)…è d’accordo?
Certo, assolutamente, perchè hanno minimizzato la questione con il loro report (del 2009, ndr), dicendo che non c’erano prove che al “NoTW” il caso coinvolgesse più di un giornalista e si sono fidati troppo delle rassicurazioni del “NoTW”. Il “NoTW” aveva detto che era tutto a posto e la Press Complaints Commission aveva detto: “Siamo d’accordo, è tutto a posto”.  Come è possibile avere un organo di controllo che si fida per i suoi giudizi dei destinatari delle accuse? E’ ridicolo.

Quindi, secondo lei,  dovrebbe essere fatta una riforma che modifichi il ruolo della Press Complaints Commission o bisognerebbe cambiare organismo?
Penso che potrebbe esserci un altro organismo. La questione è se la regolamentazione della stampa debba essere su basi statutarie, legali, o all’opposto su basi volontarie, sull’autoregolamentazione, che è quella che abbiamo al momento. Penso che forse in futuro sarà su basi interamente statutarie, ma credo che sarebbe necessario approfondirne il significato, cosa che non accade al momento. Non penso dovremmo arrivare ad una situazione in cui ogni giornale e forse ogni sito web debbano essere registrati e controllati in qualche modo dal governo, non è la cosa giusta da fare in termini di libertà di espressione. Ma si potrebbe essere molto più severi in termini di sanzioni contro le organizzazioni di stampa che non seguono gli standard, e penso ci potrebbe essere molta più trasparenza in quelle organizzazioni:  potrebbero avere dei requisiti nel riportare le notizie in termini di trattamento delle lamentele, di metodi, tutte quelle cose che possono significare che nel futuro ci saranno pratiche proibite nella stampa.

Clive Goodman, il giornalista già arrestato nel 2006 (e condannato nel 2007) per il “primo” caso “NoTW”, adesso lavorava per il “Daily Star”, un giornale concorrente di Murdoch. Quindi è l’intero sistema dei tabloid inglesi a essere coinvolto?
Non è chiaro. Uno dei programmi della BBC, il “Newsnight”, ha riferito di un significativo livello di intercettazioni al “Sunday Mirror”, che è un altro giornale non di Murdoch. Quindi, penso che ci saranno informazioni che cominceranno a venire fuori su altre organizzazioni di stampa e penso che ciò probabilmente accadrà perché sono stati indicati giornalisti trasferitisi da un’impresa all’altra, e le persone ora vogliono sapere dove sono accaduti i fatti. Ora News International (l’impresa di Murdoch, ndr) ha un grande interesse nel mostrare cosa è successo altrove: la linea originaria era che tutto stava accadendo in un posto solo, ora è chiaro che è accaduto su ampia scala dentro “NoTW”. Quindi loro avranno una forte motivazione per incoraggiare a farsi avanti e dire cosa è stato fatto negli altri gruppi d’informazione: credo che ne sentiremo ancora molte su questo argomento. Su quanto fosse illegale e se fosse della stessa entità di quello che è accaduto al “NoTW”, penso che si scoprirà essere brutto tanto quanto lo è stato lì. Si tratta soltanto di regolamentazione.

Sa che in Italia la maggior parte delle persone pensa che il tg più imparziale sia SkyTg24, perché forse l’informazione italiana è così messa male…
E’ possibile. Non è che tutti i canali di notizie di Murdoch siano prevenuti. “Skynews” nel Regno Unito è un ottimo servizio, molto imparziale: ha riportato i problemi della News Corporation in maniera molto obiettiva…

Anche in Italia…
Ottimo. Comunque, “Fox News” negli Stati Uniti è, a mio avviso, molto parziale. Ci sono stati alcuni studi in questi ultimi giorni su come abbia coperto la storia di Murdoch e “Fox News” ha fatto una piccola cronaca di copertura rispetto alla CNN, per esempio. Quindi penso che la prospettiva politica stia coprendo, influenzando il giudizio dell’emittente. Non è un quadro coerente, non è che ogni organizzazione di stampa di Murdoch stia producendo notizie parziali, ma alcune sì.

Secondo lei, Murdoch ha detto la verità lo scorso martedì, durante la seduta della commissione? Perché alcuni non ne sono convinti..
Non lo so se siamo in grado di stabilirlo ancora..ha detto che non sapeva che il problema relativo all’informazione fosse più ampio. Un giornalista e un responsabile legale ora dicono che non è vero, che glielo avevano detto…non è chiaro…

Quindi, qual è la responsabilità politica in questo caso?
Penso che la questione politica non abbia a che vedere con i dettagli relativi alle intercettazioni e alle loro conseguenze. La questione ha molto più a che fare con il rapporto tra i politici e la stampa, ad alti livelli. Di certo politici e giornalisti dovrebbero avere un rapporto di lavoro, mai basato su contiguità (dovrebbe essere una relazione onesta etc), ma è importante per la democrazia che i reporter e i politici lavorino a stretto contatto. La questione più difficile è venuta fuori quando politici di alto livello hanno incontrato i capi di queste organizzazioni di stampa: un problema in termini di potenziale influenza sulla copertura degli avvenimenti ma ancora più preoccupante se si pensa alle decisioni che i politici potrebbero prendere sulle regolamentazioni, sulle proprietà dei media. Questo è qualcosa che è accaduto intensamente in Gran Bretagna. E’ molto chiaro dalle informazioni che il governo in carica ha rilasciato, ma anche dalle informazioni che sappiamo sul governo precedente, il governo laburista. I politici più importanti si incontravano con molta regolarità con i leader delle organizzazioni di stampa di Murdoch, ma anche con altre imprese, e ci si aspettava fosse qualcosa relativo a chiarimenti sulle comunicazioni del governo e i comunicati, ma mi sembra che si sia andati significativamente al di là di questo. Non sappiamo esattamente come, non sappiamo che tipo di conversazioni si siano tenute: ma il fatto che questi incontri siano stati tenuti segreti finora, non è una brutta cosa in una democrazia?

Gordon Brown, quando era primo ministro, aveva cercato di aprire un’inchiesta su alcune pratiche sospette dei giornali, ma non ci riuscì. Perché?
Non è chiaro. Il Chief Civil Servant e il governo apparentemente hanno detto che avrebbe dovuto essere visto come un atto politico: l’atto di avviare inchieste come critica ad alcuni gruppi editoriali parziali. Non è chiaro perché ciò non sia accaduto.

Durante l’incontro di Tabularasa ha detto di non usare fonti illegali come quelle del “NoTW”, ma quando si cita il quotidiano che lancia la notizia questa si diffonde comunque, no?
Sì, di certo è possibile. Cioè, se c’è un’affermazione di cui non siamo sicuri o di cui non sappiamo la fonte, non riportiamo necessariamente cosa dicono gli altri giornali. Inoltre, non sono al corrente di molte storie significative che il “NoTW” ha diffuso e che la BBC ha riportato. La cosa strana è che molte delle storie di cui trattavano attraverso le intercettazioni erano insignificanti, davvero piccole storie.

Quindi, non interessanti per la BBC..
No, esattamente. Erano il genere di storie che noi non riportiamo comunque.

Secondo lei, in che modo l’organizzazione di un paese riflette il costume delle persone?
Particolarmente in democrazia, è questo il caso no?, le persone votano per i partiti con una cultura che riflette quella della società, su quanto le persone sono produttive, quante ore lavorano, per avere consenso. Una delle cose (su cui si basano, ndr), penso, è quanto spontaneamente le persone pagano le tasse. Ride? Non conosco molto bene il sud Italia, ma ho capito che le persone probabilmente non pagano le tasse per intero o comunque non lo fa un numero significativo di persone. Questo non è un problema che esiste in Germania o in Inghilterra: le persone pagano le tasse. Ci sono sempre i controlli e persone che li eseguono, ma perché esiste un consenso sociale sul pagare le tasse. Ne discutevo a pranzo ieri: le persone pensano non valga la pena pagare le tasse perché farlo fa diventare poveri, ma credo che in Inghilterra penserebbero: “Dovrei pagare più tasse, perché farlo significa che sto meglio”. Questa è la differenza nella mentalità.

Saprà che in Italia qualche tempo fa c’è stata una riforma della legge elettorale per cui le liste dei candidati sono scelte dai partiti e non si può esprimere la preferenza. Forse le persone hanno le istituzioni che meritano, o forse non sempre…
I partiti, in qualunque sistema, ovviamente influiscono sulla scelta dei candidati. Il sistema inglese è basato su singoli collegi elettorali ma la decisione del candidato spetta al partito locale in quel collegio. In un piccolo numero di casi, c’è un’elezione primaria ma per la maggior parte dei casi è una decisione presa dai membri del partito locale o dall’esecutivo dei partiti locali. Questo significa che avrai delle persone approvate dal partito ma non significa che avrai singoli individui scelti dai partiti: può aiutare ad avere un gruppo di deputati più indipendente ma tuttavia i deputati nel parlamento inglese sono ancora chiamati a fare quello che vogliono i partiti. Ma penso che avere un sistema basato solo sulle liste è una cosa molto riduttiva, perché significa il controllo della macchina dei partiti, è opprimente e significa che il clientelismo è il modo più importante in cui lavorano i partiti.

Il clientelismo è una sorta di costume nazionale…
Certo, lo capisco, nel senso di come trovi un lavoro, nel modo in cui sei stato educato, tutte queste cose… ma non è una visione meritocratica, moderna di fare, per esempio nel rapporto tra alcune delle aspettative delle persone su come le cose andrebbero fatte e il successo economico. Se hai un sistema in cui l’accesso al lavoro è per via clientelare piuttosto che meritocratica, obblighi le persone a fare lavori per cui non sono brave quanto potrebbero essere. Diventa tutto abbastanza corrosivo e ansiogeno, se il modo in cui hai una promozione si basa su chi conosci e non su quanto vali.

Pensa che il clientelismo in Italia esista perchè è una repubblica giovane o per altre ragioni?
Non credo abbia molto a che fare con questo. Anche la Germania ha una costituzione sancita dopo la seconda guerra mondiale, ma ha un modo completamente diverso di fare, molto più basato sulle regole. Non sono un esperto, ma credo ci siano molte ragioni che affondano le proprie radici nella storia rispetto a come funzioni un paese, nei governi di centinaia di anni fa. Stavo guardando alcune mappe con un economista ieri, che mostravano il modo in cui ha analizzato i governi nel XIV secolo, le parti controllate dal Regno di Sicilia, i livelli di riscossione tasse, criminalità… stava parlando di cose di centinaia di anni fa ma che sono durate per lungo tempo! C’è anche il ruolo della religione, per cui  le persone sviluppano più senso dell’autorità. Non è semplicemente un giudizio tra ciò che va bene e cosa no, ma mi sembra che nei paesi cattolici si metta meno in discussione l’autorità: il popolo accetta di più che le persone che hanno potere continuino ad averlo.

In effetti questo problema riguarda anche i partiti non di destra, chiamiamoli progressisti…
E’ assolutamente vero, ma direi anche che la prima ala politica di sinistra in Italia, quella comunista, aveva una forte struttura verticale: non è un modo di pensare progressista (basato su un’indipendenza mentale molto più grande). Questa struttura comunista era centralista e autoritaria almeno quanto quella della Chiesa cattolica.

Quindi lei pensa che la concezione del capitalismo in Italia sia il risultato della dottrina catto-comunista? Perché in Italia se sei ricco, se non hai rubato, sicuramente avrai fatto qualcosa di losco…Marx diceva che il capitale è il risultato di un furto originario…
Non sarei d’accordo con questa visione marxista, ma direi che è un tipo di capitalismo adattato a strutture clientelari. Non è un capitalismo completamente competitivo e ben regolato, che è il modello anglosassone del capitalismo, con forti elementi di libero mercato, (anche se non è la stessa cosa per gli USA e la Gran Bretagna). La differenza più importante nel capitalismo è come la legge funziona a livello di regolamentazione: puoi avere un capitalismo molto più competitivo ma con forte regolamentazione antitrust, con leggi dure sulla trasparenza in pubblicità, cosicchè le persone abbiamo un maggiore grado di competitività ma dentro le regole, un consenso dentro la società che lo applica. Un capitalismo basato su compartimenti stagni è molto più un sistema dove le persone potenti possono farlo funzionare a loro vantaggio e suppongo ci sia anche del consenso, in questo. Forse è quello che vediamo in Italia, dove sebbene le persone si pongano domande e si interessino di questo, nessuno sembra davvero volere cambiare il sistema. Stati e società sono sempre il riflesso dei desideri e della cultura dei propri cittadini.

Cos’è per Lei un vero scandalo?
Qualcosa che rompe le regole della società, che cambia il modo in cui le cose dovrebbero accadere e nel modo in cui dopo vengono nascoste, le peggiora.

Il gossip è una costante della storia, ma adesso, con la società dei media, il desiderio di saperne di più sulle storie delle persone, è aumentato esponenzialmente… quanto è morboso e quanto è salutare per la democrazia?
La maggior parte del gossip non è scandalo, è solo gossip, cose che vuoi sapere. Innanzitutto, credo nella trasparenza dell’informazione, nella distribuzione attraverso internet di più informazione. Così, si potrebbe dire: “se questo significa che c’è più informazione sulla vita privata della gente e più gossip, non è una buona cosa”? Penso ci sia una grande differenza: ci sono cose private che è necessario che la gente sappia, generalmente per il benessere della società. E’ molto difficile stabilire una linea perché non possono essere nascoste quando un comportamento è rilevante sulla percezione di qualcuno, sulla capacità di essere un leader, non per forza politico: se il manager di una squadra di calcio si comporta male o tratta male sua moglie potrebbe essere rilevante, ma nella maggior parte dei casi la gran parte del gossip sulla stampa inglese non viene commentato né riportato dalla BBC. Penso ci sia il bisogno di avere forti regole sulla trasparenza e l’apertura e su come funzionano le organizzazioni e le persone con posizioni di rilievo in queste organizzazioni: rapporti professionali basati sulla franchezza e, per certi tipi di regole, l’aspettativa di un certo grado di inchiesta sul loro comportamento privato. Potrebbe essere differente tra le società: c’è chi pensa che qualcosa non sia rilevante, chi sì. Il potere della stampa non giustifica intrusioni nella vita delle persona: se una celebrità vuole che una notizia si sappia, perché sa che è interessante per il pubblico e vuole rivelarlo, va bene, ma se parliamo di una stampa che dovrebbe usare ogni tecnica invasiva sulla privacy della gente, se non c’è un’importante ragione in termini di pubblica reputazione o in quelle di leadership, penso non sia la cosa giusta da fare.

Quindi, pensa che gli ultimi scandali riguardanti Berlusconi, ad esempio il fatto che alcune ragazze potessero entrare in palazzi istituzionali senza controlli, è importante da sapere, o è un’intrusione?
Direi che non è un’intrusione. E’ un’importante tema, quello della sicurezza. Penso anche siano importanti alcune delle relazioni affaristiche che pagavano queste attività, perché mostrano che se c’è qualcosa che non è stato monetizzato, è parte dei favori che venivano dati, perché qualcuno pagava le feste! Non credo che il fatto di avere un numero di relazioni sessuali sia rilevante in sé, ma per il contesto intorno. Probabilmente nel Regno Unito questo livello di attività sessuale del Primo Ministro sui giornali significherebbe che c’è una giustificazione di pubblico interesse nel riportarlo, semplicemente perché le persone penserebbero che il primo ministro spenda troppo del suo tempo in comportamenti personali inappropriati. E’ qualcosa che viene visto in modi diversi da diverse società. Quindi, in relazione a Berlusconi, penso che la questione sia su come è organizzata e come è pagata per il tema della sicurezza.

Alcuni fotografi con zoom molto potenti hanno ritratto Berlusconi anche dentro residenze non istituzionali…è stata un’invasione della privacy?
Sì, se non è rilevante per il tema della sicurezza. Penso che noi non avremmo utilizzato quelle foto se le avessimo avute disponibili.

Pensa che anche in questo caso si faccia più gossip che informazione?
No. cioè. Posso vedere quando la storia arriva a un certo stadio, quando il comportamento del Primo Ministro e la sua reputazione diventano un tema di credibilità a tutto tondo: in questa situazione alcune di quelle barriere che avevi tracciato per difendere la privacy potrebbero cominciare a cadere, semplicemente perché il comportamento personale è diventato un problema di importanza nazionale. In questo tipo di situazioni, non c’è una regola assoluta: si sa che bisognerebbe avere uno scatto delle ragazze e del primo ministro con il loro consenso. E’ una regola facile e semplice, ma ci sono anche circostanze in cui  puoi dire anche: “no, non è giusto”. Non ne so abbastanza per essere capace di dare una prospettiva chiara.

Eravamo partiti con le regole, arriviamo alle eccezioni…benvenuto in Italia, Mr.Horrocks.

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One thought on “Politica, media, scandali: parla Peter Horrocks

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