Epistemologia e giornalismo…bene parlarne, ma…

Luca De Biase ha il grande merito di avere sollevato in Italia la questione del collegamento (indispensabile) tra epistemologia e giornalismo. Notevole anche il lavoro che sta svolgendo con la Fondazione Ahref: sono quindi curiosa di vedere la proposta della prossima settimana (annunciata qui).

E’indubbio che sia necessario fondare un’epistemologia della notizia, se vogliamo impiantare finalmente su reti (e non basi) efficaci (e non solide) il mestiere (e già su queste scelte lessicali si potrebbe discutere una vita)…

Ho letto però questo intervento, che inizia così: “Le discipline che vengono raccolte sotto l’etichetta di scienze umane condividono la difficoltà di dover condurre le loro indagini su oggetti che sono unici, irripetibili, privi della regolarità e della reversibilità che si presenta nelle analisi delle scienze fisiche. Carlo Magno non si ripete a intervalli predefiniti, gli dèi e i riti delle varie comunità umane non hanno l’abitudine di riprodursi ordinatamente in quelli degli altri popoli, non esistono nevrosi nelle comunità in cui gli spiriti possiedono i corpi altrui, Cesare non muore a tutte le idi di marzo – persino le idi di marzo hanno perso l’abitudine di tornare tutti gli anni ormai da molti secoli.”

Il problema, imho (per dirla proprio alla De Biase), è che nell’analisi della scienza fisica, il concetto di “reversibilità” e di “regolarità” non è sempre applicabile. Prigogine insegna come nella termodinamica dei sistemi (non a caso)  non lineari (e non solo) il concetto newtoniano della traiettoria legale, determinata, reversibile entra definitivamente in crisi. E se Bottazzini (l’autore dell’articolo) parla di “oggetti unici, irripetibili” intendendo “gli eventi”, beh, possiamo dire (supportati non solo da Prigogine ma da tutti coloro che si occupano di complessità, cui lo stesso De Biase mostra di interessarsi) che il nostro Universo è nato da un Evento, si sviluppa sottoforma di Eventi, probabilmente morirà con un Evento. E-vento etimologicamente è “ciò che viene fuori” da un qualcos’altro, e ci conduce al concetto di “emergenza sistemica” tanto analizzato dagli anni Cinquanta in poi…La scienza oggi è più che mai storicizzata, si occupa delle irregolarità (Mandelbrot e i frattali), è sensibile alla freccia del tempo (irreversibile) di cui proprio Prigogine ha dimostrato l’esistenza nel suo “La nuova alleanza”, sta sostituendo sempre più il concetto di forza con quello di interazione. “Cesare non muore a tutte le idi di marzo” ma nemmeno la particella si fa vedere contemporaneamente come onda o come corpuscolo…

Bottazzini continua la sua analisi con molti spunti (anche interessanti) su logica, analogia, filosofia, ma tralascia la scienza…l’avesse presa in considerazione, avrebbe avuto qualche sorpresa…

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