“Gesù è più forte della camorra”: Don Aniello Manganiello a Reggio Calabria

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da www.strill.it

di Josephine Condemi – “Si erano attaccati alla condotta dell’acqua del campo da calcio del centro Don Guanella in tre. Mi arrivavano bollette trimestrali da 4, 5 milioni di lire. Cosa avrei potuto dire alla gente: ‘dovete fare opposizione, dovete denunciare’, se poi non ero capace di farlo io? Allora, gli dissi che entro 15 giorni dovevano staccarsi. Non lo fecero. Con un padre volenteroso li staccammo noi. La bolletta successiva fu di 225.000 lire. Quanti soldi avevano già rubato?”: ha inizio così la lotta alla camorra di Don Aniello Manganiello, per sedici anni parroco nel rione Don Guanella di Scampia.

Un’esperienza raccontata nel volume scritto con Andrea Manzi,“Gesù è più forte della camorra”, presentato a Reggio Calabria dal Circolo Culturale “Rhegium Julii” in collaborazione con l’Università della Terza Età e l’Istituto Tecnico Economico “R. Piria”. Quando lo incontriamo, Don Manganiello ci tiene a precisare che “il prete anticamorra, il prete di frontiera, sono appellativi che non hanno senso: il ruolo di ogni prete è di rispondere al bisogno di fame e sete di giustizia della gente, è chiamato a questo e lo fa pagando di persona. E’ lo specifico della sua missione”. Almeno dovrebbe esserlo.

Ma perché scrivere un libro? “Non è stata un’idea mia, è stata del coautore, Andrea Manzi. Io ero in un periodo in cui a un libro non ci pensavo nemmeno. Era il periodo del trasferimento da Scampia a Roma”. Un trasferimento per nulla indolore: “tutto il movimento di contestazione che è nato nel rione da parte di tanti miei collaboratori che hanno organizzato fiaccolate, le 2000 persone che sono scese in piazza in un ambiente come Scampia, la colpa che mi hanno dato di questa manifestazione, come se fossi stato io il fomentatore (una cosa che mi ha amareggiato moltissimo), i padri superiori della congregazione che non hanno mai fatto retromarcia. Io ero psicologicamente a terra, figurarsi pensare a scrivere”.

E invece, è venuto fuori “Gesù è più forte della camorra”: “sul titolo è stato un braccio di ferro con la casa editrice. Mi sembrava più adatta una frase di Isaia: ‘Per amore del mio popolo, non tacerò’, che io avevo cambiato in ‘Per amore di Scampia non tacerò’. Però non faceva botto come marketing. Certo, Gesù è più forte di ogni male, però anche nel momento in cui i cristiani sono disposti a combattere la camorra. Perché la Chiesa deve opporsi alla camorra, non certo con l’esercito ma negando i sacramenti, operando fortemente nel campo della carità e in quello educativo”.

Don Manganiello i sacramenti ai camorristi non li dava (“E’ stata una decisione mia, ne avevo parlato anche col cardinale Giordano, che s’era detto d’accordo. Però lo dicesse dall’altare, il cardinale. A Napoli finalmente si è deciso, con un documento, nell’ottobre del 2010, che i sacramenti ai camorristi non bisogna darli, a meno che non si convertano. Finalmente!Io lo facevo già nel  ’94, e non è che fossi visto bene”) . E il figliol prodigo? “io non ho mai chiuso la porta in faccia a chi voleva iniziare un percorso di conversione, però doveva essere sincera. Quelle che racconto sono con chiari segni: quando un ex-camorrista vive nella miseria, e cerca un lavoro onesto, e va aiutato, e continua nel suo percorso di conversione, cosa vuoi di più?” Ma come fa la Chiesa ad aiutare? “Ci sono le Caritas diocesane. Quella di Napoli ha messo su delle borse di studio con i fondi dell’8 per mille per alcuni di quelli che escono dal carcere”

Intanto lei però è stato trasferito… “La curia napoletana ha fatto sentire il suo peso, io non ho mai capito perché il cardinale ce l’avesse su con le interviste che rilasciavo ai giornali: questa mia battaglia attraverso i media era utile per richiamare l’attenzione su quel territorio, sulle ingiustizie, per dare voce alla gente. Poi mi scontravo sempre con i parroci, io puntavo a dei percorsi diversi sul piano della preparazione ai sacramenti nelle giovani generazioni:  non è possibile dare la comunione a 9 e la cresima a 13 anni, buttare addosso i sacramenti a chi ancora non è in grado di capirli. Poi c’è la questione politica: ho sempre attaccato Bassolino e la Iervolino, ma il motivo che ha innescato la decisione del cardinale (che ha lavorato sulla mia congregazione) è stato il pensiero che l’attacco ai due fosse provocato dalla mia simpatia per la destra di Fini. Mi chiamavano il prete fascista. Certe affermazioni le ho fatte in una manifestazione contro la camorra dove c’era Fini sul palco, e ho detto che la politica è collusa con la camorra. Tutta la politica. La Iervolino ha pensato fosse rivolta solo nei suoi confronti. Oggi il PD mi sta invitando in tutti i municipi di Roma  a presentare il libro. Il mio attacco non era ideologico, l’ideologia non mi interessa”.

Sembra che più che dalla camorra si debba guardare dal fuoco amico… “I camorristi mi hanno minacciato, ne parla un pentito in un aula di tribunale. Minacce sono arrivate anche nel 2008 dopo aver invitato ‘Le Iene’ nel quartiere, poi non lo so per quale motivo non abbiano portato a termine. La polizia mi ha attenzionato per diversi mesi. Forse non se la son sentita di far fuori un prete”. Forse perché è troppo mediatico? “Probabilmente. Don Diana è stato ucciso perché era rimasto isolato. E pure Don Pugliesi”. Come si passa dall’antimafia delle parole a quella dei fatti? “La disoccupazione a Napoli è del 75%, se non la rimuovi, con le fiaccolate non risolvi niente. Per un camorrista contano solo i soldi, non coglie il valore di un libro, di una manifestazione. La camorra si limita progressivamente attraverso  lavoro, cultura e fede.”

Ora è in pausa… “Sì, troppe cose tutte insieme, mi avevano dato quattro incarichi in quella parrocchia, che mi hanno solo soffocato e non mi hanno dato niente. Ho impegni per il libro in scuole, associazioni, sono coinvolto in POR nel Lazio, nella Campania, e quindi sarei continuamente in giro. C’è anche l’idea di creare una grande associazione nazionale che abbia come obiettivo la legalità”. Ma il suo cuore, si vede, è rimasto all’esperienza di Scampia: “drammatica, entusiasmante, umana, evangelica, essenziale”.

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