Foodies 2.0: le storie di Angela, Agostina e Renata a Tabularosa

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi-Il mondo in un boccone. Da assaporare lentamente. Incontri Angela, Agostina, Renata e capisci che dietro un blog di cucina c’è molto di più. Le chiamano (e si chiamano) “foodies”, cioè, “amanti del cibo, non come nutrizione ma come piacere, amanti di determinati sapori,  molto attenti alla stagionalità degli alimenti, ai prodotti, al tipo di cottura, alla pentola che utilizzano”… Perché cucinare, spiega Angela “Fujiko” De Marco,  “non è un atto come tutti gli altri: per cucinare bene c’è bisogno dell’amore che metti nel piatto e che dai agli altri, che trasmetti a chi gusta quel cibo. Si nota subito.” 

E proprio Angela ci racconta come “da insegnante e mamma di tre figli non avevo molto tempo libero, figurarsi creare un blog! In più non avevo mai avuto questa passione… poi, quando nel 2009 non mi hanno chiamato a scuola per i tagli, cambiando il ritmo della mia vita ho cominciato a fotografare quello che cucinavo su Fb… da lì un amico mi ha proposto una collaborazione su un sito con una rubrica e nel 2010 ho aperto il mio blog ‘la ricetta della felicità’, perché quando cucinavo ero felice”.

Agostina Battaglia invece, prima di avventurarsi in “mypaneburro e marmellata”, si è avvicinata ai forum: “sono diventata moderatrice, curavo la grafica, mi sono appassionata di programmazione… poi il blog è nato per sistemare le mie ricette in maniera precisa…” Oggi invece supera ampiamente le 1300 visualizzazioni giornaliere… Così come il “blog per caso” di Renata Ficara: “nel luglio 2011 dalla Toscana mi ero appena ritrasferita a Reggio dopo sei anni… ho aperto questo spazio, non sapevo come chiamarlo, c’era mia figlia accanto ed è nato ‘Rosa ed io’…a Lucca cucinavo tantissimo, poi ho visto che molti mettevano i piatti in rete, ho iniziato a metterli anch’io…” Galeotto fu un piatto di alici fritte: “quando ho visto quella bella luce che ha il pesce azzurro, ho capito che mi piaceva fotografare il cibo”.

Perché i foodies sono così, rivestono il cibo di un significato estetico. Ed etico. “Sarà che sono mancata molto da Reggio” continua Renata “ma mi sono buttata a capofitto negli agrumi tipici. Mentre prima c’era una sorta di distacco dai territori, ora c’è la voglia di dire che fai parte di una terra, di far scoprire le tradizioni, quello che sei attraverso il cibo”. “Soprattutto con la crisi” sottolinea Agostina. Che insieme ad Angela fa parte di un social network nazionale in cui i foodies scelgono un prodotto tipico della regione di appartenenza e, proponendo la ricetta, formano delle mappe in cui oltre ai luoghi si individuano i produttori più vicini.  Tra tradizione e innovazione.

“Sembra facile”, continuano in coro, “ma c’è un sacco di preparazione dietro”. Quanto occupa scrivere una ricetta? Più di mezza giornata? “certo!” “devi fare le foto, scegliere, la post produzione” “impostare lo styling” “scrivere il post” “ci vuole molto tempo, molto amore…”  “Le aziende corteggiano i blog” ci tiene a precisare Angela “perché per loro siamo una fonte preziosa di pubblicità, però attenzione!” A cosa? “bisogna fare un discernimento” s’inserisce Agostina “se tu vorresti pubblicizzare la panna spray, attraverso me che sto attenta pure al tipo di panna che vado a comprare al caseificio, per trasmettere quel messaggio ai miei lettori, non hai capito niente!” E Renata “frustri anche la passione così: sembra che la ricetta sia fatta in funzione dei prodotti, e non viceversa…” Ma non vi sentite addosso lo stereotipo della donna in cucina? “La cosa curiosa è che gli chef blasonati siano tutti uomini, è un mondo abbastanza chiuso…” sottolinea Agostina. Per Angela, “Il ruolo della donna in cucina è da rivalutare… Chi cucina, come dice una famosissima scrittrice inglese, Nigella Lawson, si deve sentire superiore agli altri, perché ha la capacità di creare: ecco qual è il mio concetto di donna in cucina”.  Ma guai a tacciarle di sessismo: “io ho molti amici uomini foodies che cucinano benissimo” “gli uomini possono dare molto in cucina”. Nella filosofia dei foodies “cibo è amore, è arte” perché “lo stomaco è il centro dei sentimenti” e “come diceva un filosofo, noi siamo quello che mangiamo”. E nelle prelibatezze assaggiate dopo l’incontro di Tabularosa si fondono ricerche estetico-sensoriali che le trasformano in una festa. Vista la cultura secolare del rito della tavola come peculiarità mediterranea, c’è forse un po’ di foodie in ognuno di noi?

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