Cristina Sivieri Tagliabue a Tabularosa: “Il potere è degli uomini, però…”

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi – Cristina Sivieri Tagliabue ha fondato e dirige Women Mag. Collabora con svariati quotidiani e settimanali, si occupa di narrazioni al femminile. E’ a Tabularosa per raccontare “dal di dentro” le possibilità di una rappresentazione mediatica non stereotipata. 

“Non chiederci la parola” è il titolo del blog che tiene sul Sole 24 Ore, ed è anche il titolo della sua casa di produzione… la poesia di Montale si chiude con “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” … Si può uscire dalla logica della donna “in negativo”, come alter ego dell’uomo, oppure no?

Il titolo è nato per il blog del Sole, intorno al 2005. Cercavo un titolo un po’ letterario, perché volevo marcare la differenza nel raccontare storie diverse… Avevo appena partecipato ad una trasmissione televisiva, che parlando dei modelli femminili definiva solo per negazione rispetto all’uomo, tra donna esposta e donna nascosta : ero assolutamente contraria a questa posizione, e ho cominciato a chiedermi se fosse possibile descrivere in positivo… la prima reazione è stata puntare i piedi per dire cosa non mi stava bene.  E da qui Montale. Poi, con la casa di produzione è stato l’inizio di un progetto culturale, di una narrazione al femminile diversa che non fosse una lamentela né una lagna…
In che modo è possibile questa narrazione al femminile? Come è cambiata la posizione della donna che si racconta? E come viene raccontata? 
La donna non ha ancora preso consapevolezza che non ha la possibilità di raccontarsi perché non è abbastanza potente. Il potere è in mano agli uomini, e sono loro che decidono il tipo di donna da raccontare. Un meccanismo che dipende da uno sguardo maschile con una ricetta molto semplice: una donna molto femminile, non necessariamente poco intelligente, che accompagna l’uomo …  La mancanza di una rappresentazione diversa non è un problema molto sentito dalle donne che lavorano: ci si lamenta delle donne-veline ma non ci si lamenta di non essere nei ruoli importanti che permettono di decidere.
Ma la donna che si racconta in che modo ha uno sguardo diverso?
Posso non fare di tutta l’erba un fascio ma raccontare le singole casistiche… le ragazze che si raccontano sono interessate a svelare tematiche diverse da quelle di solito appioppate loro (pensiamo alle fiabe e al principe che salva la principessa): le ragazze che ho incontrato io erano interessate a raccontare le difficoltà professionali, le storie d’indipendenza, le storie dei genitori…Anche i modelli sentimentali erano molto diversi, perché se c’è il principe azzurro che ti salva la vita, tu vivi di luce riflessa. Le donne che ho incontrato io hanno raccontato altre storie, non migliori o peggiori ma diverse da questa…
Dirigendo un giornale femminile, non si è mai sentita ghettizzata? Non c’è il rischio di pensare “sono cose da donne”?
Poiché non è un giornale femminista non mi sento ghettizzata, se fosse un giornale femminista… allora ti direi sì, perché in effetti sembra che ci si parli tra di noi, specialmente nel mondo dell’associazionismo femminile… perché comunque c’è sempre un po’ di rancore, e non essendo mediato, ci sono tante persone che hanno ansia di parlare e si crea confusione e la sensazione che tu dai è : femministe, che non scopano, vestite male, antiche, con grandi personaggi che le portano avanti ma che sono vecchie, senza nessun contatto con la realtà…

Come si fa a passare dal femminismo al femminile?
L’approccio è diverso: la nostra chiave è l’ironia, proprio per non essere tacciate di prenderci troppo sul serio, di essere petulanti… La differenza è portare avanti logiche al femminile, farsi portatrici di istanze, cercare di restituire la realtà al femminile italiana contemporanea, creare un network internazionale e al tempo stesso non fermarsi sulla pancia, elaborare, non fermarci all’associazionismo che è importante ma rischia di essere sempre strumentalizzato politicamente…
Qual è la differenza che fa la differenza?
(Ci pensa) Credo che sia la nostra capacità di essere oneste con noi stesse, per capire esattamente a che punto siamo e dove vogliamo arrivare. Probabilmente la differenza che farebbe la differenza sarebbe imparare dagli uomini la puntualità strategica nel definire un obiettivo e perseguirlo in maniera molto metodica, in maniera meditata. Noi siamo multitasking, ma manchiamo di lucidità talvolta. Oggi non abbiamo più scuse, sentimentali e non.

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