Paola Poli a Tabularosa: “la mia esperienza ad Emergency”…

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi Paola Poli è una infermiera che ha deciso di prestare servizio per Emergency. Dal 2006, ha passato 18 mesi in Afghanistan  tra tre ospedali,un paio di mesi in Sudan, e poi in un ospedale da campo in Libia… Ospite di Tabularosa, ha reso una testimonianza preziosa.

Cos’ è Emergency per te?

Un’associazione, nata più o meno 15 anni fa, che si occupa di assistenza umanitaria in paesi poveri e afflitti da guerra e povertà.  Gestisce un ospedale in Cambogia, il primo nato per portare assistenza a vittime delle mine anti-uomo, tre centri chirurgici in Afghanistan, un centro di chirurgia d’urgenza e traumatologia in Sierra Leone e uno a Khartoum, e poi un centro di protesi nel Kurdistan iracheno completamente ormai gestito dalla popolazione, perché la finalità di Emergency è impiantare l’ospedale, addestrare il personale e consegnarlo alle autorità locali.

Quando sei partita avevi concluso il tuo percorso di studi?
Prima della partenza, oltre che il colloquio di idoneità, ci sono dei requisiti da rispettare, tra cui l’esperienza professionale di almeno 5 anni in ospedale. Poi, in base all’esperienza e alle necessità vieni indirizzato ai progetti…

Com’è stato dire “Mamma, papà, domani vado in Afghanistan”?
Eh, infatti la prima volta ho detto che andavo in Svizzera! Avevo già 30 anni, ma la tattica è stata: dopo che torno, dico dove sono stata, cosa ho fatto, e sarà più facile per loro accettare…. è stato così ma certo, quando sono via in Afghanistan, li devo rassicurare: il vantaggio è che siamo tre ore avanti rispetto all’Italia, quindi li chiamo e dico loro prima che lo sappiamo: “c’è stato un attentato, stiamo tutti bene”…

Perchè hai deciso di fare questa esperienza?
Conoscevo l’associazione attraverso la figura di Gino Strada, ma l’anno prima della partenza sono stata in Bolivia, e lì ho preso coscienza di fare un lavoro che può fare la differenza in alcuni posti…nei paesi in via di sviluppo, la sanità non è scontata e non è gratuita…perché quindi non offrire la mia professionalità per persone che non hanno scelte di fronte? Dove non ci sono strutture sanitarie, non ti curi, quindi muori…

Che cosa hai imparato? 
Professionalmente tantissimo, umanamente mi sono veramente incazzata. Mi sono arrabbiata parecchio nello scontrarmi con realtà veramente dure e capire che sono argomenti che alla gente non interessano. Poi, idealmente ti posso dire: salviamo il mondo, facciamo del bene etc etc… Concretamente: faccio il mio lavoro, lo faccio con soddisfazione in un contesto dove è strettamente necessario perchè le strutture sanitarie non ci sono e se non ci fossero quegli ospedali i feriti dove andrebbero?

Stai in Italia o lì? Come ce la fai per tutti quei mesi? E non ti viene da impazzire se ci ripensi?
Io mi divido tra l’Italia e queste esperienze, perché dopo sei mesi faccio il pieno di tante brutture e ho bisogno di tornare a casa… Ce la fai perché senti il bisogno delle persone, non puoi fermarti. C’è uno che ti chiede aiuto, che fai, gli giri le spalle? Il rischio di impazzire c’è, ma diventi anche molto cinico da un certo punto di vista, cioè lasci perdere le storie e ti concentri sulla ferita da curare… cerchi di prendere un pochino le distanze..se non vuoi impazzire, ci si riesce… dopo un po’, io ho bisogno di staccare, di andare dall’estetista o al cinema o a fare una passeggiata…

Le volontarie come te, non rischiano di cadere nel mito della crocerossina?Qual è la differenza?
E’ nel come assisti le persone. Fare la sanità è una cosa, fare la carità è un’altra. Nei nostri ospedali ci sono criteri d’ammissione, che in questo caso sono feriti di guerra: se un paziente si presenta al nostro cancello con una malattia non correlata alla guerra io lo devo lasciare fuori. C’è una logica in questo, perché noi abbiamo delle specializzazioni e tu dall’ospedale devi uscire guarito. Se non riusciamo a fare quel passaggio, stiamo facendo qualcosa che ha poco valore…sfido chiunque a fare compromessi sulla salute. Io ti posso dare un vestito usato e lo metteresti ma non useresti una medicina che sai che non c’è dentro niente. Questo è ciò che distingue la crocerossina e l’impegno concreto nel professionalmente il tuo mestiere…

C’è differenza tra un medico uomo e un medico donna nella tua esperienza?
In Afghanistan, l’argomento è fondamentale. In un paese dove le donne contano meno di un cammello, sono convinta che nello staff dove lavoro siano convinti che io sia un uomo con capelli lunghi… perché vedere una donna che lavora, gestisce e comanda uomini per loro è inconcepibile. La difficoltà all’inizio è essere accettati, e lì viene fuori la professionalità: tu hai quel ruolo perché hai competenze specifiche superiori. Allora lì scatta il rispetto e il riconoscimento della figura. Si può fare anche un altro discorso sui diritti donne lì,  facendo però una premessa: io vedo il paese da dentro un ospedale, non so cosa succede fuori… dentro, spesso abbiamo difficoltà a portare una donna in sala operatoria perché il marito non accetta che ad operarla sia un uomo. Lì devi scendere a discussioni per ottenere il consenso, perché la donna non può firmare, la cartella deve essere firmata da un uomo della famiglia…

Quindi, l’approccio alla professione dei volontari è uguale?
Io lo devo avere un approccio diverso perché devo rispettare la cultura dei posti in cui vado: non posso presentarmi con la maglietta attillata perché ci sono uguali diritti tra uomini e donne. Io per potermi fare accettare da loro devo rispettarne la cultura anche se per molti aspetti non la condivido. Ma non sono lì per quello. Il mio fine è curare le persone: per un uomo è più facile, perché un infermiere ascolterà un rimprovero da lui meglio che da me, però c’è anche l’inverso: una paziente donna non si farà mai spogliare da un paziente uomo…

Qual è la differenza che fa la differenza?
La passione in quello che fai.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...