Si fa presto a dire Sole… il prof. Maurizio Ternullo al Planetario Pythagoras

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi – Il Sole è fermo e i pianeti gli girano intorno: la concezione eliocentrica è una delle poche certezze che ci sono rimaste… in realtà,  ascoltando il prof. Maurizio Ternullo dell’Osservatorio Astrofisico di Catania e la sua lezione sul “ ciclo di attività solare” al Planetario Pythagoras, c’è da fare qualche distinguo.

Non solo infatti, il sole gira sul proprio asse di rotazione, ma ha pure una rotazione differenziale! “Praticamente, le regioni equatoriali girano più velocemente rispetto ai poli”, ha spiegato il professore. E poi le macchie solari, le tempeste, le esplosioni, le reazioni nucleari: il Sole è una fucina in piena attività. Eppure a noi sembra sempre lo stesso…

“Se osservassimo sempre le stesse cose avremmo smesso subito dopo Galileo. In realtà abbiamo strumenti sempre più sofisticati che ci permettono di osservare sempre meglio le diverse attività: il sole visto attraverso i filtri in raggi x, ad esempio, risale agli anni 70. Quando puntiamo lo strumento scegliamo un filtro, perché diversi filtri ci permettono di analizzare regioni diverse: senza filtro abbiamo la cosiddetta luce bianca, in cui entrano tutte le regioni ma non si vede granchè, perché la luce della fotosfera è così abbagliante da cancellare tutti i dettagli”. Le foto e i video inviati dai satelliti dimostrano infatti quanto il sole sia in movimento… tanto che il professore a un certo punto l’ha definito “una gelatina instabile”: “forse non è un modo molto rispettoso, ma il sole è in continua agitazione… scoprire che si autoinduce questa specie di terremoti (la parola è grossolana ma non impropria, poiché si parla di eliosismologia) è stato un po’ traumatizzante, non voglio dire come quando gli aristotelici scoprirono che sul sole c’erano le macchie ma quasi…il sole ci riserva di queste sorprese.”

Ma siamo riusciti ad arrivare fino al centro della stella? “ Ormai diagnostichiamo cosa succede sotto il sole con due tipi di strumenti: uno è appunto la eliosismologia, che però non va oltre i 500.000 km di raggio; l’altro sono i neutrini, che ci arrivano dall’interno, veri e propri messaggeri delle reazioni nucleari che avvengono al centro del sole, nella zona più inaccessibile” L’astronomia si fonde così con la fisica delle particelle, tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, con il sole a fare da laboratorio. Quali sono le prossime sfide? “Capire cosa succede nella tachocline, la zona a partire dalla quale si verifica la rotazione differenziale. E poi conoscere i dettagli delle reazioni nucleari sarebbe bellissimo”.

E noi, quanto siamo aristotelici?

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