Il radicalchicchismo in scena: Serge Latouche a Reggio Calabria

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi – “Offrendo al pubblico il repertorio che mi sono confezionato, non penso certo di sbarazzarmi completamente (ahimè!) dal fastidio di giornalisti inopportuni che comunque non leggeranno questo opuscolo più di quanto non abbiano letto i miei precedenti lavori sull’argomento, nei quali avrebbero trovato abbondantemente risposta alla maggior parte delle loro domande” : questo brano, tratto dall’ultimo libro di Serge Latouche, “Per un’abbondanza frugale” illustra abbastanza bene il personaggio-autore , ospite del Liceo Classico “T. Campanella” nell’ambito del progetto “Gutenberg”.

Il teorico della decrescita felice è diventato (suo malgrado?) una specie di profeta, e non si sa se, mentre sciorinava nei primi dieci minuti tutte le sue pubblicazioni sull’argomento, chiamandole sorridendo “la Bibbia e il breviario della decrescita”, il sorriso era di autocompiacimento o di commiserazione delle masse… Ci aspettavamo una riflessione corposa sulla necessità di ripensare il modello di sviluppo, sono uscite fuori frasi come: “decolonizzare l’immaginario”, “uscire dallo spirito del capitalismo”, e pensieri su quanto gli editori pur essendo “bravissimi e intellettuali sono anche capitalisti, e quindi per guadagnare soldi mi cambiano i titoli”…

Non pensate quindi di capire anche lontanamente il concetto di decrescita senza averne letto i testi sacri. L’unico appiglio concreto che ci è stato concesso sono state le “8 R: Rivalutare, Riconcettualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare”. Abbiamo anche sentito che “lo sviluppo sostenibile è una bufala, bisogna uscire dalla società dei consumi per salvare il pianeta” e che “bisogna tornare alla politica autarchica e direi, protezionista”. A fine conferenza, da buoni ignoranti, avremmo voluto chiedergli, ad esempio, com’ è possibile tornare alle piccole comunità autarchiche senza fomentare i razzismi o gli etnocentrismi; come abolire l’idea moderna di progresso e nello stesso tempo rifarsi alla razionalità illuminista; in che cosa questo progetto si configura “autenticamente marxista, anzi il progetto che il marxismo ha tradito” (e quindi in che cosa è migliore rispetto al marxismo); com’è che si arriverebbe, a questo “stadio finale”… ma niente, “mi dispiace, fossi arrivato prima (ha fatto due ore di ritardo, ndr) avrei potuto risponderle, adesso è già tardi”.

Peccato che qualche minuto prima avesse fatto notare come “una volta, si facevano gli incontri e si parlava, oggi i giornalisti mi mandano domande per mail, esternalizzando così  i costi sull’autore …”  E avremmo voluto chiedergli come si fa a fare diventare “l’utopia concreta della decrescita” reale se non si divulga il “pensiero” a tutti, attraverso i media… ma questa è una domanda stupida. Perché il nostro ha affermato : “la democrazia è idealmente il governo del popolo, ma è meglio un principe illuminato che una democrazia corrotta”. Magari, a dispetto dei proclami, ben impiantato su una torre.

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