Messina, lo Stretto, l’Istituto Salvemini e il nientismo… solo colpa del terremoto?

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi – “Tanto qua non c’è niente”:  nel lamento generalizzato verso la propria città messinesi e reggini si assomigliano. Un “nientismo” che si trasforma spesso in profezia auto-avverante, in grado di nullificare qualsiasi sforzo di volontà e qualsiasi risultato.

Per questo, assistere alla presentazione, presso l’aula magna del Rettorato, del volume “Messina. Dalla vigilia del terremoto del 1908 all’avvio della ricostruzione” ha un sapore epicamente malinconico: il libro raccoglie i contributi di circa 40 studiosi che si sono alternati a Messina nel centenario del terremoto durante le tre giornate di studio organizzate dall’Istituto “G.Salvemini”, fornendo un quadro veramente completo e pluridisciplinare delle dinamiche pre, durante e post-terremoto. “Le solite cose per studiosi”, si dirà. E invece leggendo si scopre come girava l’economia nello Stretto, quali erano gli equilibri politici, quali i pregiudizi nella rappresentazione mediatica nazionale e internazionale, per esempio.

E dietro questo libro, e la sua presentazione, si intravedono gli sforzi degli organizzatori dell’Istituto “G.Salvemini” di sopravvivere al nientismo: Michela D’Angelo, Santi Fedele e Rosario Battaglia hanno raccontato la storia di un’eccellenza capace in 35 anni di pubblicare 70 lavori scientifici, e soprattutto di salvaguardare e offrire alla città una biblioteca di oltre 9000 volumi, 70 riviste e collezioni complete di quotidiani nazionali come il Corriere della Sera o l’ Avanti… ma chi ne è a conoscenza?  “Tanto qua non c’è niente” e “i libri non si mangiano”…

Intanto, in questi 35 anni, all’Istituto Salvemini hanno ricostruito 50 anni di Messina e dintorni. Bisognerebbe chiedersi perché le conoscenze e le competenze (il know-how, che fa più moda) delle università non riescono a fare sinergia con il territorio. Una storia è tale se qualcuno la racconta e qualcun altro sta ad ascoltare. “E’ il dopo terremoto che non è mai finito in questa città” ha dichiarato la D’Angelo provocatoriamente. Di certo, a crearci alibi siamo abilissimi. E il nientismo è uno di questi.

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