Di sovranità, territorio, glocal (sulla centrale a carbone di Saline Joniche e non solo)

ATTENZIONE. POST LUNGO.

Sono mesi che avrei dovuto scrivere un post sulla costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche. Lo scrivo adesso. Adesso che il governo Monti, tramite il Ministero dell’Ambiente, ha espresso parere favorevole alla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale)  (qui alcune perplessità).

Ma andiamo con ordine. Alla questione della centrale non ci avevo mai pensato, era per me uno dei tanti rumors che circolano da queste parti. “Si fa, non si fa?” : come lanciare una monetina, senza sapere “cosa si fa”. E infatti alla questione della centrale sono arrivata per vie traverse: su un treno, ho sentito parlare di un tizio che faceva “la guardia ai laghetti di Saline”. Ne ho voluto sapere di più, e ho scoperto la storia di Tito Solendo, che per trent’anni ha cercato di proteggere dai bracconieri quello che finalmente nel 2001 è stato dichiarato dall’UE “Sito di Interesse Comunitario”. Ho scoperto così che il pantano intorno ai laghetti di Saline è la prima area di sosta nel continente degli uccelli migratori. Ho scoperto di fenicotteri rosa, cigni reali, gente che fino a dieci anni fa andava lì a passare la domenica con la famiglia. Al pantano però adesso è il nulla. Riconoscimento sì, valorizzazione zero. Buona volontà prima, buona volontà adesso.

Così, quando ho letto l’inchiesta promossa da Fondazione Ahref e Altreconomia, “Salviamo il paesaggio”, quella del pantano e dei laghetti di Saline mi sembrava una buona storia da raccontare. Ma poi, siccome una storia tira l’altra, raccogliendo notizie e informazioni sono saltate fuori, collegate al pantano, la storia dell’ex-Liquichimica (sempre conosciuta così, fumosamente… “che cos’è quella ciminiera?” “quello che resta di un’industria, che non ha mai funzionato”) e quella della possibile centrale a carbone.

Volevo capire se la centrale avrebbe potuto rilanciare l’area e salvare il paesaggio, così come sostiene il progetto SEI. E volevo vedere se ‘sti ambientalisti erano i soliti della sindrome NIMBY (“not in my back yard”, non nel mio cortile, fuori fate quello che volete).

Quello che ho scoperto lo potete vedere e ascoltare qui. Qualcosa la accenno adesso: ho scoperto che cos’è la CCS, quali sono i sistemi più avanzati di trattamento dei fumi da combustione, quali leggi regolano le emissioni di anidride carbonica e metalli pesanti. Ho scoperto che non è un problema solo di riscaldamento terrestre. E’ un problema di salute. Ho scoperto che esiste tutta una letteratura medica sui danni del carbone, ad opera dei maggiori istituti nazionali ed internazionali. Ho scoperto che se non fai firmare subito la liberatoria, prima dell’intervista, l’intervistato può rimangiarsi la parola e non concedere la diffusione dell’audiovisivo, nonostante le domande non fossero particolarmente scottanti. Ho scoperto che gli “ambientalisti” di Saline e dintorni non sono classificabili come NIMBY semplicemente perché il carbone non lo vogliono non solo nel loro cortile, ma da nessuna parte. Ho scoperto che l’ente provinciale stava per pubblicare (e lo ha fatto) un concorso di idee per riqualificare tutta la zona senza l’ipotesi della centrale.

E ho capito, soprattutto, che la partita di Saline, ora spostatasi sul piano regionale, è uno dei tanti scontri che da nord a sud si stanno moltiplicando tra stato e territorio sulle prospettive di sviluppo, ponendo un problema serio sulla questione della sovranità  che, soprattutto nella società delle reti,  non può esercitarsi in modo prevalentemente coercitivo. Quella sorta di scollamento tra cittadini e istituzioni che un po’ il segno dei tempi è lampante in queste situazioni in cui logiche di sviluppo moderne impattano su un territorio molto più postmodernamente disposto a captare il glocal di quanto si creda.

Ne segue la schizofrenia di chi richiama alla partecipazione pubblica e democratica, al confronto di idee e poi quando si dà un no motivato, con progetti differenti, tende a farlo contare poco e niente. A marginalizzarlo, insieme alle persone che lo espongono.

Che strano: la rilegittimazione della politica o le sue aberrazioni passeranno anche da come si deciderà (si sta decidendo) di affrontare la questione di Saline Joniche… Ancora una volta, zona di frontiera.

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