La fine dell’innocenza (presunta): Provvisionato, Cucchiarelli e Morosini a Tabularasa

 

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi- “In ogni momento di fibrillazione della vita politica in questo paese sono stati fatti progetti eversivi ”. “Se si osserva la scansione temporale delle stragi, si nota come, ad esempio, nel ’47 con Portella della Ginestra si volesse bloccare l’ondata comunista in Sicilia, nel ’69 Piazza Fontana sia preparatoria al tentativo del golpe Borghese del ’70, Ustica e Bologna negli anni ’80 facciano terminare la politica filoaraba” “L’innocenza in realtà pensavamo di averla, ma l’abbiamo perduta tanto tempo fa”: Piergiorgio Morosini, Paolo Cucchiarelli e Sandro Provvisionato a Tabularasa smascherano chi cade dalle nuvole sentendo parlare di dinamiche borderline per il controllo del paese.

“In momenti di crisi, ci sono sempre stati pezzi di servizi segreti deviati, logge, affaristi e criminali che hanno tentato di incidere sulle politiche future” ha affermato Morosini. Il pensiero corre subito alla strategia della tensione degli anni ’70…Cucchiarelli è l’autore della tesi della doppia bomba di Piazza Fontana: “la strage è stato un attentato semplice raddoppiato al di là delle intenzioni di semplice dimostrazione. Nella Banca Nazionale dell’Agricoltura sono stati trovati i resti di una miccia e di un timer, che non possono stare nello stesso attentato: evidentemente, il timer serviva ad azionare la bomba dentro la banca chiusa, ma la miccia è stata usata per anticipare lo scoppio in modo che colpisse quando la banca era aperta, scaricando la responsabilità sugli attentatori ‘originari’”.

La figura emblematica del periodo, Aldo Moro: “è il filo rosso, perché dal ’68 al giorno della sua morte ha condizionato la vita politica del paese, da politico intelligente e visionario che,diventato un centro di convergenze esterne, dava fastidio a molti” ha sottolineato Provvisionato, aggiungendo come “del sequestro Moro lo sapeva mezza Roma…  non sapevano cosa quel giorno sarebbe successo, ma sapevano che sarebbe successo qualcosa… le BR sono state un incidente della storia, nel senso che serviva che qualcuno lo facesse”. Parole pesanti, verità che però ancora in Italia si stenta a dire, collegando gli avvenimenti in un quadro organico: “la sparizione del giornalista Mauro de Mauro nel 1970 sembra sia stata la prova dell’affidabilità dei corleonesi, che dieci anni dopo vinceranno la guerra contro i palermitani per il controllo della Cupola, palermitani praticamente imbattibili sulla carta” ha precisato Morosini, “viene da pensare che qualcuno li abbia aiutati e garantito per loro… tra il 70 e l’80 ricordiamo che ci sono stati numerosi omicidi eccellenti: Dalla Chiesa, La Torre, Chinnici, Costa, Mattarella, Terranova, omicidi di cui si è scritto nelle sentenze che la matrice è anche politica, ma i politici non hanno mai pagato”.

E, arrivando ai giorni nostri, quelli della riapertura del processo di via d’Amelio in cui perse la vita Paolo Borsellino, Morosini aggiunge: “alcuni politici protagonisti di quella stagione sono in silenzio da 20 anni, altri cambiano versione rispetto a quello che avevano vissuto in quei giorni dopo 17 anni (Violante e Martelli)… Viviamo in un paese in cui la politica non è riuscita a costituire una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti drammatici del 1992. Sappiamo dalle carte giudiziarie che tra il ‘92 e il ’93 ci sono stati contatti tra pezzi dello Stato ed emissari di Cosa Nostra, ma non sappiamo di quale matrice:  volevano infiltrarsi da agenti provocatori, cercavano collaborazioni o soffiate per disarticolare l’organizzazione criminale, o si voleva fare uno scambio (premere sull’attività degli organi costituzionali affinché attuassero impunità o trattamento di favore a mafiosi in cambio di stop alle stragi)? Nel ’92 la politica era in profonda crisi, aveva scarsa capacità di imporre qualcosa… perché questi contatti? Di certo, la mafia che tratta con lo stato non nasce nel ’92, bensì dall’unità d’Italia”…  Ed è il solito Provvisionato a porre La domanda: “ma insomma la mafia è antistato o braccio armato dello Stato?” Morosini, pronto: “come facciamo a dire che è antistato se il covo di Riina dopo la cattura non è stato perquisito per 18 giorni e quando sono arrivati erano stati imbiancati pure i muri? Come facciamo a dirlo se abbiamo lasciato Provenzano latitante in Sicilia per 43 anni?”

Il problema è alla radice, sembrano dire Cucchiarelli, Provvisionato e Morosini, tra il segreto di Stato e lo Stato di diritto. “Ragioniamo su quello che è il vero problema del nostro paese” ha evidenziato Morosini“ che non è solo la criminalità organizzata ma la necessità di vivere in società dove certi diritti fondamentali sono garantiti a tutti, anche ai carcerati. Il problema del 41 bis è effettivamente un problema, al di là di quali possano essere gli interessi della criminalità di stampo mafioso. Guardate che gli USA non estradano in Italia i boss mafiosi perché il 41 bis da loro viene assimilato alla tortura (alcuni parlano di tortura democratica). Il regime carcerario del 41 bis è un regime terribile, dove il rispetto del diritto umanitario è veramente a forte rischio: noi dobbiamo interrogarci sugli effetti di sistema che l’azione antimafia ha portato nel nostro paese. Noi rischiamo di essere un paese e un’istituzione che a forza di guardare negli occhi il mostro-mafia, il mostro-‘ndrangheta, il mostro-camorra, rischia di diventare lui stesso il mostro. Quando potremo parlare in maniera seria, serena, pacata del nostro regime carcerario, allora vorrà dire che saremo diventati davvero un paese maturo”. In grado di vedere un’altra frontiera.

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