Uomini soli: Bolzoni ricorda Falcone, Borsellino, La Torre e Dalla Chiesa a Tabularasa

 

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi – “Prima li hanno offesi, isolati, combattuti, e poi li celebriamo come eroi…”: Attilio Bolzoni è a Tabularasa per ricordare Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla ChiesaGiovanni Falcone, Paolo Borsellino. E non ha peli sulla lingua: “Se n’è ben fottuto lo Stato di loro, per tanto tempo… le battaglie dentro la magistratura Falcone le ha perse tutte. Lo bocciavano sempre. Aveva pochissimi amici, ora tutti sono amici suoi, specie chi l’ha combattuto in vita. Paolo Borsellino ha chiesto con forza di essere ascoltato sulla strage di Capaci: i magistrati inquirenti non l’hanno mai sentito. Pio La Torre parlava di abolizione del segreto bancario e di sequestro dei beni 40 anni fa, e i suoi compagni di partito gli dicevano che era pazzo. Carlo Alberto Dalla Chiesa, mandato a Palermo allo sbaraglio, fece spostare la scrivania lontano dalla finestra, non prendeva caffè che gli offrivano, dava indicazioni sbagliate: era giustamente terrorizzato dall’ambiente della prefettura”. Perché gli “Uomini soli” a cui Bolzoni ha dedicato il proprio ultimo volume, “non sono stati abbandonati dalla politica, dalla società in astratto, ma da chi avevano intorno, da persone della stanza accanto”.

Bolzoni ha una capacità comunicativa invidiabile, che aiuta a stabilire i nessi spazio-temporali del nostro passato prossimo: “La Torre è stato ucciso perché era bilingue: sapendo parlare italiano e siciliano, traduceva quello che stava accadendo in Sicilia a Roma e al resto della penisola, gli equilibri politico-mafiosi che stavano cambiando. Pensavo che il reato di associazione mafiosa fosse stato frutto delle battaglie politiche di La Torre ma suo figlio mi ha detto giustamente che è stato frutto dell’uccisione del padre e di Dalla Chiesa”.

E si arriva quindi a Falcone e Borsellino: “Falcone ha cambiato la storia con il metodo di indagine basato sulle attività finanziarie, e poi ha avuto la grande intuizione di utilizzare i vecchi spioni elevandoli a rango istituzionale, facendoli diventare collaboratori di giustizia. Con Buscetta ha trovato l’asse con gli USA e nel maxiprocesso è stata la prima volta che la magistratura italiana ha trascinato un numero così grande di soggetti fino ad allora intoccabili. Palermo era sconvolta, gli imputati no perché per loro il carcere era sempre stato provvisorio. Quando capirono che le cose erano cambiate, mandarono una squadra per uccidere Falcone a Roma: obiettivo facile, senza scorta, da uccidere con armi corte (pistole, fucili). Ma arrivò la telefonata di Riina all’ultimo momento, dicendo di ucciderlo in Sicilia, in un altro modo. Quell’altro modo erano 500 kg di tritolo: solo per armarlo ci vogliono esperti di balistica, ingegneria, elettronica. Competenze sicuramente non proprie dei corleonesi. La simulazione è stata fatta a Sessetta, in Toscana, e i magistrati di Caltanissetta sono andati da un colonnello della marina militare a farsi spiegare cosa è successo… E’ stato allora che Riina è stato messo nel sacco.”

Perché con Capaci prima, e soprattutto con via d’Amelio poi, “la percezione di un qualsiasi palermitano adulto capace di intendere e di volere era che non era un fatto di mafia, o meglio, che se fossero stati i corleonesi (come poi si è accertato),  si erano fatti mettere nel sacco da qualcun altro: quella non è stata strage di mafia, ma contro la mafia, per fare in modo che i corleonesi marcissero in carcere fino alla settima generazione. Riina aveva un delirio di onnipotenza e qualcuno ha spinto su questo…” Corleonesi che, ha affermato Bolzoni, “sono stati una fazione di Cosa Nostra inventata in laboratorio fino all’atto finale delle stragi del 1992. Non avevano storia mafiosa, sono nati impunemente come assassini e quella che è stata definita una guerra di mafia con i palermitani è stata in realtà pulizia etnica: 1700 mafiosi uccisi da una parte sola. Possibile?”

Insomma anche Bolzoni ricollega, come gli altri ospiti di Tabularasa su questi temi, le vicende siciliane agli avvenimenti italiani del medio-lungo periodo: “non credo ci sia differenza tra le stragi di fine anni ’60-inizi ’70 e quelle della Sicilia degli anni ’80 (fino all’atto finale di Capaci e via d’Amelio). Credo che qualcuno abbia voluto regolare dei conti affidando il lavoro sporco ai macellai della zona”.

Il sangue però rimane, e allora la domanda è inevitabile: perché questo sacrificio? “Hanno lasciato un’eredità straordinaria. Certo, la magistratura funziona male (troppi vogliono imitare e non hanno studiato a sufficienza… Falcone e Borsellino erano garantisti, altrimenti specie a quei livelli si fanno danni incalcolabili) ma è cambiato il modo di pensare dei procuratori e non solo. Palermo non è più quella di 30 anni fa, e 10 anni fa neanche a Reggio si poteva parlare di queste cose in piazza…  Solo i politici non hanno consapevolezza del problema dell’economia criminale e tutto il resto, ed oggi non è giustificabile. A Milano fanno i fessi per non pagare dazio….Noi, in questi anni siamo cresciuti civilmente. Non è cresciuta la parte d’Italia che si sente migliore.”

Il problema è di chi non ce l’ha: si apre un’altra frontiera…

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