Connection sempre più impossible? A Tabularasa il tragicomico mondo meridionale dei trasporti

da http://www.strill.it

di Josephine Condemi- “Verrà il giorno in cui bisognerà portarsi da casa pure il treno”: Pino Caruso a Tabularasa scherza ma neanche tanto. “Prendiamo Palermo-Roma, 185 euro, parte il pomeriggio arriva il giorno dopo: non c’è un vagone ristorante. O porti da casa o niente. Ma le persone vorrebbero mangiare pagando, non gratis! Poi sali su Roma-Milano e hai il self-service, l’auricolare per la filodiffusione… L’Italia finisce a Napoli, ma da Napoli a Palermo sono 800 km, un terzo del paese! Se tu non mi fai muovere, sei un sequestratore… Siamo in un paese rapito e non possiamo neanche pagare il riscatto!”

La situazione è ovviamente tragicomica ma, come ha sottolineato Antonino Vitetta, docente alla facoltà di Ingegneria dell’università Mediterranea, “il diritto europeo alla mobilità presuppone un diritto che qui è spesso assente, cioè quello all’accessibilità! Noi vogliamo curare il malato senza accertamenti… ad oggi, 2012, non esiste un monitoraggio del ‘sistema -Stretto’, tra Calabria e Sicilia”.E se non si ha contezza di quante persone e automobili passino ogni giorno, non si può calcolare il fabbisogno attuale e potenziale. In una parola: pianificare.

“Noi parliamo di sistema che non funziona ma in realtà il sistema manca, è proprio l’assenza di una concezione sistemica il problema” ha evidenziato Massimo Di Gangi, docente di Ingegneria nell’ateneo messinese “ noi insegniamo ai ragazzi l’integrazione dei modi, ma qui ognuno va per fatti propri, anche nella stessa azienda! Basterebbe poco per migliorarci la vita…” Pianificare, ad esempio. Per Vincenzo Filardo, amministratore unico ATAM, bisogna ricordarsi che “a Roma e a Bruxelles arrivano piattaforme frammentarie, non c’è una visione d’insieme” e che “in questi anni scontiamo la scelta strategica del sistema produttivo italiano di incentivare l’utilizzo dell’automobile (negli anni ’50-60 simbolo di libertà)  che ha favorito un modello di consumo e di educazione alla mobilità privata, non pubblica”.

Il problema, sembrano dirci gli ospiti di Tabularasa, è anche e soprattutto nostro che ce ne laviamo le mani. Però è anche facile scaricare tutto sul cittadino: “l’assenza o la penuria di servizio pubblico non si giustifica con la poca domanda, perché il calcolo va fatto sulle 24 ore” ha insistito Caruso “E poi, non facciamo come quando in un dibattito mi sono sentito dire che il Palermo -Catania non lo piglia nessuno: grazie, 200 km in 7 ore chi vuoi che lo prenda?” “In tutti i servizi pubblici” ha affermato Filardo “vige la logica dell’autoreferenzialità, per cui lo strumento diventa il fine. I trasporti e i servizi non servono al cittadino, ma servono in quanto tali”. Anche per Di Gangi bisognerebbe chiedersi  ‘Cui prodest?’ ma è opportuno precisare, come ha fatto Filardo, che “quando si parla di Trasporto Pubblico Locale, l’ordinamento costituzionale stabilisce che l’esclusiva competenza spetta alle regioni. La complicazione è che, nello Stretto, di regioni competenti ce ne sono due… come ATAM abbiamo firmato un protocollo con il rettore della Mediterranea affinché si affronti a livello giuridico e pratico il problema ma Palermo deve parlare con Catanzaro…” “Anche perché”, ha sottolineato Vitetta, “chi pianifica il servizio, (quindi i tempi e i modi)  sono sempre gli enti, e le aziende sono obbligate a svolgerlo bene, se è stato ben programmato”.

Intanto, la situazione è quella che è: treni che vengono cancellati, l’autostrada A3 sempre più barzelletta, nessun aliscafo diretto per le Eolie e nessun collegamento serale (dopo le 21) tra Reggio e Messina. “Al nord l’alta velocità non la vogliono più” ha insistito Caruso “noi non siamo mai scesi in piazza a dire: no alla lentezza! La nostra comicità è l’acquiescenza” aggiungendo : “io non penso che gli amministratori degli enti siano tutti pazzi… possono dire, chiedere aiuto a cittadini e utenti, spiegare le proprie ragioni, per cercare di risolvere insieme i problemi. Se voi volete, io l’anno prossimo ci sono, incontriamoci”.  L’appello è stato lanciato. Certo, si risolvessero le cose prima…

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