“Il sistema turistico integrato nell’Area dello Stretto” e lo sforzo di pensare al futuro…

da http://www.strill.it

Sette giorni. Sono trascorsi solo sette giorni dal primo incontro del Forum degli Interessi Convergenti. Sembra già un’epoca. A questo secondo incontro, dedicato allo sviluppo del turismo nell’area dello Stretto, ci si sforza ancora di pensare il futuro. “Servono persone appassionate al futuro” ha sottolineato il prof. Massimo dell’Università Mediterranea nel suo intervento, per “superare il frazionismo, l’assenza di sistema”. Cioè di collegamenti razionali, mentali e materiali. Che non soffochino l’individuo in ingranaggi depersonalizzanti, ma ne esaltino la capacità e la competenza, soprattutto relazionale.

“Compartecipare” è stata una delle parole più gettonate al Forum: prendere parte insieme, costruire. Reti che reggano, che non si sfilaccino, che siano trasparenti e nello stesso tempo efficaci. Perché non è possibile che, come ha evidenziato il prof. Gambino, il Mezzogiorno assorba “solo il 20% dei flussi turistici italiani” e che in Calabria l’ultimo posto spetti alla provincia di Reggio. Che la provincia di Messina sia la prima in Sicilia ma il suo sia prevalentemente turismo balneare, che esclude le zone interne e dura solo due mesi l’anno.

“Le città turistiche sono città viventi, che hanno una fase prenatale, natale, di crescita e sviluppo: Reggio e Messina sono ancora alla fase prenatale” ha affermato Gambino. E quando senti “città turistica” ricordi le beghe politiche degli ultimi anni, come se la città metropolitana fosse l’ennesima spoglia da spartire tra i partiti in un campo di battaglia, come se non fosse qualcosa di molto più importante, qualcosa che deve vedere tutti i cittadini in prima fila a partecipare, o, come si dice, compartecipare.

“Bisogna pensare non allo sviluppo del turismo, ma al turismo per lo sviluppo” ha continuato Gambino. “I punti di debolezza li sappiamo: la mancanza di accessibilità; l’erosione delle coste; il rischio di creare città-conflitto, in cui il centro è una bomboniera e le periferie squallide. Ma il punto di forza è questo scenario magnifico, un background culturale che risale all’antica Grecia: lo Stretto come terra del mito. Lo sanno tutti, gli unici a non accorgersene sono gli enti locali”. E ci risiamo, ancora il cortocircuito tra rappresentati e rappresentanti: non funzionano, non funzioniamo.

Si apre un’enorme crisi di coscienza collettiva, soprattutto quando Gambino annuncia il must della pianificazione (e del marketing) territoriale: “occorre rivalutare l’identità e il genius loci”. Ma noi chi siamo? Quelli che buttano i rifiuti nelle fiumare (“degli ambienti unici al mondo, perché in pochi chilometri cambia tutto un ecosistema tra vegetazione, insediamenti, agricoltura”); quelli che parcheggiano dove capita; quelli che non dichiarano i redditi. Perché la provincia di Reggio contando il sommerso diventa la prima della regione. “Mentre qui si discute ancora sulla classificazione alberghiera temporanea o permanente” ha affermato Vittorio Caminiti presidente della FederAlberghi Calabria “nelle altre regioni stanno abolendo le stelle negli alberghi, per metterle ai territori: le strade sono pulite? La gente accogliente? La segnaletica efficiente? Negli altri posti sono abituati alla certificazione, qui non c’è un organo che certifichi la qualità dei servizi! Non esiste una verifica di efficienza!” Tutti uguali, quindi. “Bisogna considerare tra l’altro che la criminalità è un fenomeno che colpisce per lo più gli imprenditori, i turisti non lo percepiscono: le loro lamentele si riferiscono al mare sporco, ai trasporti, al degrado”.

Ma se pulire le fiumare è ambientalista (quindi di sinistra), ed essere per l’iniziativa individuale è capitalista (quindi di destra), scannarsi è l’unico mondo possibile. Eppure, basterebbe poco, ed è stato detto: un’agenzia di sviluppo (una sorta di Punto Unico di Riferimento dello Stretto) con percorsi diversificati stagionali tra zone costiere, montane e collinari e con un Convention Bureau che gestisca i turisti congressuali; un sistema di trasporti integrato; la riqualificazione delle strutture esistenti che aumenti l’efficienza ed eviti nuove costruzioni inutili; un posizionamento strategico nel mondo digitale; un focus serio sulle eccellenze agroalimentari come il bergamotto; una riflessione empatica sui bisogni del turista, differenti a seconda dell’età, professione, area di residenza etc. “Da qualche mese, è attivo l’Osservatorio Turistico della Regione dello Stretto” ha sottolineato Maiolino, rappresentante della provincia messinese “e speriamo di avere presto dei dati. Sappiamo già però che il porto di Messina con il crocierismo arriva a più di 500.000 presenze, che in sei ore riescono a fare una gita a Taormina ma non a vedere i Bronzi di Riace: a giugno 2013 scadrà il contratto per Metromare, cercheremo di puntare a un potenziamento dei collegamenti.” Per Mario Diano, coordinatore del consorzio Jonica Holiday “servirebbero le Squadre Speciali per la Rivoluzione Culturale! Bisogna organizzarsi, con i consorzi, le reti associative, e coinvolgere anche gli enti! Basta lamentarsi, rimbocchiamoci le maniche: i valori umani sono quello che i turisti cercano e noi sappiamo esprimere, esperienze, bei ricordi, su questo dobbiamo puntare”.

Ma li sappiamo esprimere? Ritorna il problema cruciale dell’identità. Che però è sempre dinamica, mai statica. E si nutre non solo di ciò che siamo, ma di ciò che vorremmo essere. E all’assessore Pirrotta che afferma: “se c’è un modello, è un modello Raffa, di concertazione, sinergia con il territorio”, lo stesso Raffa risponde pacatamente che “le linee dello sviluppo turistico sono state lasciate spesso a improvvisazione ed estemporaneità, si sono sprecate risorse in slogan che pubblicizzavano prodotti invendibili. Ci sono state politiche sbagliate, lo scoramento c’è,  ma bisogna superarlo”.  Un invito a ricostruire, a ripartire tutti, a pensare al futuro. Comunque, nostro.

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